Kung Fu Panda 2

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Un film di Jennifer Yuh. Con Jack Black, Dustin Hoffman, Lucy Liu, David Cross, James Hong. Animazione, durata 91 min. – USA 2011. – Universal Pictures uscita mercoledì 24 agosto 2011

Po, diventato Guerriero Dragone, vive proteggendo la Valle della Pace con i suoi amici e compagni maestri di kung-fu, i temibili Cinque Cicloni. Ma la sua nuova vita è scossa da uno spaventoso criminale che ha in mente di utilizzare un’invincibile arma segreta per conquistare la Cina e distruggere il kung fu. Po sarà costretto a scavare nel passato per scoprire le proprie origini misteriose e tirar fuori così la forza necessaria a fronteggiare il nemico.

Lo scarto tra la generazione a cui appartengo, nata nei primi anni Novanta e i piccolissimi di oggi, inizia a farsi sentire con sempre maggiore insistenza. Un esempio per tutti: io e miei coetanei siamo innamoratissimi ai vecchi classici della Disney, che hanno accompagnato e allietato la nostra infanzia. Quando capita, riguardiamo con affetto quei disegni dai colori vividi, senza sfumature, quei personaggi rigorosamente bidimensionali, che si stagliano sullo sfondo senza profondità. Proviamo ancora i brividi di fronte all’orrenda trasformazione della strega di Biancaneve, sogniamo ancora sul tappeto volante di Aladin, ci commuoviamo ancora davanti al tenero Simba che chiama disperatamente il suo papà.
Potete quindi immaginare con quanto contegno noi ventenni guardiamo i cartoni animati di oggi. Vedendo quei personaggi computerizzati e tridimensionali, così realistici da non sembrare nemmeno disegnati, arricciamo il naso indispettiti, rifiutando qualsiasi approccio che non sia il lapidario commento:i classici Disney restano insuperabili!

A questo punto, i miei lettori avranno ben capito quale sia stato il mio atteggiamento non appena sono andata al cinema per vedere Kung Fu Panda 2, il sequel del fortunatissimo cartoon uscito nelle sale nel 2008. Sempre nella ferma convinzione che il Mulan disneyano sia stato l’unico cartone ambientato in Cina degno di essere guardato e ammirato, mi sono abbandonata sulla poltrona del cinema, con una espressione scettica sul volto, mentre il film iniziava.
Dopo un’ora e mezza, la mia espressione era completamente cambiata: un enorme sorriso mi illuminava il volto, un’allegria indicibile mi pervadeva l’animo mentre non potevo far altro che ripetere a me stessa che tutte le mie tesi sui cartoon di oggi andavano riviste dalla radice.

Kung fu Panda 2 è un film strepitoso, per vari motivi.
Innanzitutto per il personaggio principale: un grosso e lardoso panda che, suo malgrado, ha scoperto di essere il più grande guerriero di Kung Fu mai esistito, chiamato a salvare la Cina dalle malvagie aspirazioni di potere di un terribile pavone di nome Shen. Po (questo è il nome del panda) ha uno spiccato senso dell’umorismo ed è simpaticissimo. Le sue disavventure fanno ridere a crepapelle, grandi e piccini.
In secondo luogo, per il tema che gli sceneggiatori hanno scelto, un tema tutt’altro che semplice: il complesso rapporto tra genitori e figli. Po, infatti, scopre di essere figlio adottivo e parte anche per cercare notizie della sua famiglia di origine, anche se ben presto capisce che non è il sangue che lega un padre e un figlio, ma la stima, l’affetto, l’amore reciproco.
Infine, un tema costante in tutti film ambientati in oriente è senz’altro l’attenzione verso quelle tipiche e particolarissime pratiche di meditazione, intrise di spiritualità e di senso dell’armonia con l’universo. Forse le parole che restano più impresse dopo la visione del cartoon sono proprio queste: pace interiore.

Uscendo dalla sala, non si può fare a meno di sorridere, come ho fatto io, e non si può fare a meno di sentirsi in pace con se stessi.
Senza volermi dilungare in una esaltazione della filosofia meditativa orientale (che nel nostro Paese, almeno per un certo periodo di tempo, è andata molto di moda, attraverso uno strisciante conformismo che ne ha snaturato la vera natura), direi che il messaggio che il film ci lascia è proprio questo: cercare di essere in armonia con se stessi, con il proprio corpo e con la propria interiorità, cercando di individuare, attraverso un’attenta analisi interiore, ciò che più ci tormenta e cercare di sconfiggere i nostri turbamenti con quell’allegria e quel pizzico di autoironia che è fondamentale per non essere eccessivamente severi con se stessi.

 

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Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.