L’influenza de “La Casa di Carta”

0

Il successo della serie spagnola ha delle inevitabili ripercussioni sociali. Qual è il significato del film? E quello di “Bella Ciao”?

La Casa di Carta non è più soltanto un fenomeno di costume. Il grande successo della serie spagnola, esportata in tutto il mondo da Netflix, ha portato gli spettatori a discutere circa il messaggio della serie. E le conseguenze di ciò iniziano a lasciare traccia.

In Turchia, ad esempio, ha provocato scandalo il trailer della seconda stagione.

Nel video si vedono uomini che, vestiti esattamente come i rapinatori del film, si muovono per le strade di Istanbul. I commentatori turchi accusano Netflix di essere filo-americana e di incitare, con la serie e col trailer, alla ribellione contro il presidente Erdogan.

Alla faccia di chi, qui in Italia, si chiede cosa c’entri “Bella Ciao” con la trama del film.
La storia narrata ne “La Casa de Papel” è molto semplice da riassumere: un gruppo di rapinatori, guidati dal “Professore” entrano nella Zecca di Stato a Madrid con l’obiettivo di stampare 2400 milioni di euro. Non vogliono usare la violenza, ma hanno con sé degli ostaggi: per questo i reati commessi non gli consentirebbero di uscire di galera in tempi brevi. Eppure, senza morti, senza un vero e proprio furto e con lo scopo di mettere sotto scacco la polizia, i rapinatori riescono a conquistare la simpatia dell’opinione pubblica.

Dove sta, quindi, la motivazione che ha convinto gli autori ad utilizzare come colonna sonora “Bella Ciao”, inno della Resistenza antifascista in Italia, in una serie nella quale i protagonisti sono dei sequestratori?
Il motivo sta proprio nell’obiettivo del Professore di raggirare l’ordine costituito. Parliamo di un ordine in cui sono le banche a farla da padrone, dove il denaro viene stampato solo per logiche di mercato: si pensi al Quantitative Easing, discussa procedura che l’Unione Europea applica in circostanze economiche specifiche.

C’è molta umanità in questo messaggio. I rapinatori non sono dipinti come degli egoisti, ma appartengono a categorie sociali disagiate: ci sono storie di droga, famiglie distrutte e soprattutto grossi problemi economici a spingere questi ragazzi a giocarsi la vita nella più grande rapina della storia.
La condizione umana davanti all’economia e alla sua egemonia.
Non sarà antifascismo, ma è il motore delle rivoluzioni. “Le Monde”,a questo proposito, scrive che la serie non è altro che «un’allegoria della ribellione».
Ed è proprio la ribellione ciò che spaventa l’establishment turco. Ad Istanbul lo sanno bene che Salvador Dalì, il pittore spagnolo il cui volto è ormai divenuto emblema della serie, in vita è stato un anarchico.

In Italia, forse, dovremmo ripassare un po’ di storia. Più che difendere a spada tratta “Bella Ciao”, privandola del suo significato profondo, dovremmo essere in grado di attualizzarne il messaggio. Resistenza, per noi, non è l’organizzazione della rapina del secolo alla Zecca di Stato italiana, e non deve neanche essere rappresentato dal continuo parapiglia nelle strade tra neofascisti ed antifascisti.
L’obiettivo de “La Casa di Carta” è quello di farci aprirci gli occhi, quello di riconoscere contro chi, oggi, bisogna fare la vera resistenza.

E se davvero vogliamo polemizzare contro qualcosa, prendiamocela con MC MM e DJ RD, rapper brasiliani che, probabilmente ignari della storia di “Bella Ciao”, ne riprendono le note per farne una canzoncina che nulla ha a che fare con i valori della Resistenza.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.