La bambina di vetro

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“Le cose si rompono in continuazione. Bicchieri, piatti, unghie. Le promesse. I cuori”

Anche le ossa di Willow si rompono in continuazione. Non può giocare con gli altri bambini e bisogna stare attenti a quando la si prende in braccio perchè qualsiasi azione, anche la più naturale come uno starnuto, potrebbe essere fatale. Willow ha una malattia genetica che si chiama osteogenesi imperfetta. E’ una malattia solitamente ereditaria legata ad un gene recessivo ma alcune volte, come nel caso di Willow, si verifica a causa di una mutazione genetica.  Li chiamano anche bambini di vetro per la loro disarmante fragilità, sono come bolle di un cristallo sottile e purissimo a cui basta una piccola sollecitazione per andare in mille pezzi.
Mantenere una bambina come Willow è molto costoso: costano i tutori, le sedie a rotelle, i cicli di cura al pamidronato per cercare di rendere le sue ossa più resistenti. E Charlotte, la mamma, ha paura per la vita futura della sua bambina. Chi si prenderà cura di Willow quando Charlotte non sarà più in grado di farlo? Riuscirà Willow ad avere una vita, a trovare un lavoro, a sposarsi, ad avere dei figli, ad essere autonoma?
Charlotte è disperata: suo marito Sean lavora tutto il giorno per portare a casa quei soldi che sono sempre meno e non riescono a coprire i costi per le cure di Willow. E così, quando viene a sapere che è possibile ottenere un risarcimento mediante un processo legale per la mancata diagnosi della malattia, Charlotte per amore della figlia prende una decisione che si rivelerà distruttiva. Decide di denunciare la sua ginecologa, che è anche la sua migliore amica, per negligenza medica colposa. La malattia di Willow è stata diagnosticata infatti molto tardi, nonostante ci fossero stati tutti gli elementi che permettevano di riconoscerla già prima dei tre mesi di gravidanza. Ma un procedimento legale di questo tipo, detto “per nascita sbagliata”, costringe Charlotte a dichiarare che se avesse saputo preventivamente che Willow avrebbe avuto la OI, avrebbe abortito.

Ciò che rende speciale questo libro è l’alternanza dei narratori: ogni capitolo è raccontato da un punto di vista differente ma mai da quello di Willow, che incontriamo solo alla fine del romanzo. Eppure Willow c’è ed emerge come una bambina intelligentissima, con  una grande voglia di vivere e con la capacità di ritenersi fortunata che stringe il cuore. C’è una scena particolare del libro in cui Charlotte sta uscendo dall’ospedale con Willow, che ha appena subito una frattura molto pesante al femore, e incontrano una mamma con la figlia che stanno entrando. La bambina non ha i capelli e Willow dice alla mamma: “Sono proprio fortunata: la mia malattia non mi fa cadere i capelli”.
Non si può non volere bene a Willow. Ed è proprio questo il tema attorno a cui ruota la narrazione: come si fa a decidere preventivamente se un bambino ha diritto o meno di venire alla luce? Se Charlotte avesse deciso di abortire, non avrebbe avuto per sempre il rimpianto di aver mai conosciuto Willow e la sua tenacia nonostante le difficoltà?

Ma, come dicevo prima, questa non è solo la storia di Willow. E’ la storia di Charlotte che dedica anima e corpo all’azione legale facendo terra bruciata attorno a sè e andando a colpire le persone che le sono più vicine. Sean per primo arriva a voler chiedere il divorzio: non riesce più a riconoscere la donna che ha sposato e proprio non se la sente di mentire di fronte a una giuria dicendo che lui non avrebbe voluto Willow. Poi c’è Amelia, la sorella maggiore di Willow, che si sente messa da parte e comincia a odiare se stessa al punto da diventare bulimica e a cominciare a tagliarsi. E’ la storia di Piper, la ginecologa, che vede frantumarsi la migliore amicizia che abbia mai avuto, e dell’avvocato di Charlotte, che è stata data in affido alla nascita e vuole sapere perchè. Una storia parallela, quest’ultima, che dà luogo a un altro interrogativo: cosa fa di una donna una madre? Il semplice fatto di aver partorito una creatura o l’essersene presa cura durante le difficoltà?

Un romanzo abbastanza lungo ma che vola via letteralmente, in un susseguirsi di colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine e con il fiato sospeso fino alla fine. Un finale che lascia un po’ di amaro in bocca, che ci ricorda che il libro appartiene a un genere di legal and medical thriller, compensato però dalla maestria della narrazione che emoziona fortemente da tutti i punti di vista. Un consiglio? Non aprite questo libro se avete esami da preparare o montagne di lavoro da sbrigare, perchè vi assicuro che una volta cominciato è difficile staccarsene.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La bambina di vetro
Autore: Jodi Picoult
Genere: Avventura
Editore: Corbaccio
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 575
Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…

  • La storia di Willow è la storia del piccolo Francesco nato ‘di vetro’ e volato in cielo con la grazia di un pettirosso…