La bambina nasce down. “La Sapienza” risarcisce i genitori

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Leggevo lo scorso 9 dicembre, la lettera di un uomo, padre di Arianna, affetta dalla sindrome di Down, che era stupito, volendo usare un eufemismo, per la sentenza della Cassazione del 1° dicembre a proposito di un maxi risarcimento riconosciuto ai genitori di una bimba down.

Ecco come sono andate le cose. Nel marzo del 1998 nasce la bimba tanto voluta da una coppia umbra, Maurizio e Marina L., che però rimangono alquanto turbati alla scoperta che la figlia è affetta dalla sindrome di Down. Non erano stati correttamente informati dalla clinica (che fa capo all’Università La Sapienza di Roma) sullo stato di salute del nascituro; se l’avessero saputo avrebbero abortito. Decidono allora di chiedere il risarcimento dei danni e ricorrere alle vie legali.

Nell’ottobre del 2006 la Corte d’appello di Perugia condanna La Sapienza al pagamento di ottantamila euro per danni morali; ma la coppia, non contenta del risarcimento, ricorre alla Corte di Cassazione che, il 1° dicembre scorso, le dà ragione e stabilisce con una sentenza che La Sapienza deve risarcire per danni non patrimoniali i genitori, perché “non aveva informato la gestante della oggettiva inaffidabilità dell’esito della funicolocentesi e quindi sulla necessità di ripetere l’esame entro e non oltre la ventiquattresima settimana”, termine massimo per poter abortire. In altri termini, è stato leso il diritto della madre di “poter decidere liberamente, anche attraverso un’adeguata informazione sanitaria, la scelta dell’aborto terapeutico o di rischiare una nascita a rischio genetico”.

Sembrerebbe una sentenza per così dire “bizzarra”, invece è perfettamente in linea con la legge, perché “la responsabilità dell’Università è di natura contrattuale” , precisa la Cassazione, e l’Università, non avendo debitamente informato l’altro contraente anche dei rischi, è venuta meno ad un obbligo giuridico ed è perciò obbligata a risarcire i danni.

Questi i fatti, che possono aver lasciato a bocca aperta, possono sembrare frutto della fantasia ma, vista anche la sentenza, purtroppo sono la dura realtà.

È la realtà di chi difende la vita a tutti costi, anche salendo su un albero secolare e minacciando di rimanerci se non lo si salva dall’abbattimento; è la realtà di chi difende, anche giustamente, la vita di tanti animali brutalmente maltrattati dagli uomini; è la realtà di chi urla ad ogni discriminazione, di chi dice di difendere i più deboli. Ciononostante questa è la realtà degli ipocriti. Di chi, anziché difenderli, i più deboli li uccide prima che nascano; di chi veramente discrimina i “diversi” nella maniera più abominevole. Altro che “siamo tutti uguali, nessuna discriminazione!” Alcuni non sono nemmeno degni di nascere. Ci sono animali più “uguali” di tanti uomini, evidentemente.

Non c’è quindi di che meravigliarsi: quelle sentenze, la prima del 2006 e l’ultima dello scorso 1° dicembre, sono figlie di questa crudele realtà, legittimata da norme che consentono la selezione eugenetica dei mai nascituri con problemi di salute, anche se, aggiunge ipocritamente la legge, solo se è a rischio la salute psico-fisica della donna. Difficile dimostrare oggettivamente e scientificamente che la nascita di un figlio non sano possa realmente nuocere alla salute della madre, ma basta presupporre che possa rendere la sua vita difficile ed infelice ed ecco che l’aborto per la legge non è eugenetico.

In realtà sarebbe anche difficile dimostrare che un figlio nato sano possa rendere la vita sempre facile, senza dare dispiaceri. Anzi, è forse più probabile che a dare più dispiaceri ai genitori e “nuocere alla salute psichica della donna” siano i figli “normali”; non sarebbe quindi più logico non far nascere loro? O chiedere il risarcimento dei danni quando saranno cresciuti?
Non si ha nemmeno la certezza che non si ammalino dopo e che i genitori quindi debbano sostenere spese per l’assistenza sanitaria e soffrire per lo stato di salute del figlio. Non si può prevedere, però si può forse chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e morali? E, se si potesse fare, sfido qualunque padre o madre che l’abbia fatto, per assurdo, a domandare al figlio cosa ne pensi di quel gesto e che reputazione abbia da allora in poi dei suoi genitori. Sfido anche qualunque madre a dire al proprio figlio che se fosse stato malato avrebbe abortito; ve lo dico io, che indirettamente conosco un ragazzo a cui la madre, convinta abortista, lo ripete continuamente e dire che ha poca stima di lei è dire poco.

Spero solo che la figlia di questa coppia umbra non sia venuta a conoscenza delle convinzioni abortiste dei genitori e di tutti i ricorsi fatti per ottenere il risarcimento dei danni e che il danno in questione è proprio lei, la figlia che non doveva nascere perché down. Una persona con dei sentimenti, è il caso di ricordarselo, e per la quale non vale quindi il detto “soddisfatti o rimborsati”. Voglio anche sperare che i suoi genitori siano arrivati a tanto non perché non le vogliano veramente bene, cosa che si potrebbe anche maliziosamente pensare, bensì perché hanno “semplicemente” trovato un modo come un altro per fare soldi; un modo comunque cinico, però la motivazione economica potrebbe forse essere una motivazione più accettabile agli occhi di un figlio, che invece probabilmente non riuscirebbe a perdonare dei genitori che gli rinfacciano di essere nato ed essere la causa della loro infelicità.

Concludo con le parole di Alessandro Bartoli, padre di Arianna, l’autore della lettera:
“Chi è nella condizione di quantificare la serenità e la gratificazione che anche un figlio non perfetto può darti? Parrebbe che questa società sia marcia dentro, e forse in gran parte lo è. Ma vi posso assicurare che per quanto possano fare, non toglieranno a noi genitori mai la forza per gridare al mondo che anche i nostri figli non perfetti sono delle persone e vanno rispettate in quanto tali. Per questo e a ragion veduta posso affermare che non puoi immaginare cosa può dare e darti un figlio Down.”

 

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"