La Bottega dell’Orefice

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Karol Wojtyla sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien, scrive per il Teatro Rapsodico di resistenza culturale, al tempo dell’occupazione russa in Polonia, questa pièce che ha per protagonista il mistero e la bellezza dell’amore coniugale.

L’opera ruota intorno alla storia di tre coppie che si confrontano sul sentimento dell’amore in tutte le sue declinazioni.

Il lettore e lo spettatore vengono immersi in un excursus in cui il mistero più profondo ed intimo dell’uomo si confronta con le sue debolezze e mancanze, ma anche con le sue aspirazioni.
Teresa ed Andrea, superando le rispettive timidezze ed incertezze di fronte all’umana e comprensibile paura di unire la propria vita a quella dell’altro, in cui le resistenze del cuore portano spesso a dubitare della profondità del bisogno di appartenere a qualcuno, decidono di sposarsi. Tra i vari preparativi delle nozze, un’attenzione particolare è riservata alle fedi. La coppia entra nella bottega di un orefice che svela ai nubendi che la preziosità degli anelli non risiede nel peso dell’oro, il metallo più prezioso, ma nel peso di tutto il destino dell’uomo, che le fedi stesse portano con sè.
I due giovani, compreso il senso del loro sì, si lasciano guidare dallo sguardo profondo dell’orefice che infonde nei loro cuori dei segni che, come dice Teresa, renderanno «questo filo l’ordito di tutta la nostra vita».
Anna e Stefano, invece, non sono più una coppia felice. Stanchi, appesantiti ed annoiati dal tempo, non riescono a trovare nella loro unione una fonte di felicità reciproca. Così, Anna, mentre cammina per strada, diretta alla bottega dell’orefice per vendere la sua fede, incontra Adamo a cui confida la sua profonda infelicità. Stefano è un marito assente, che non si prende cura di lei, che la trascura, lasciandola sola e restando indifferente ai bisogni più profondi della moglie. L’infelicità di Anna cela un bisogno primario, quello di essere riconosciuti dall’altro come qualcuno a cui si appartiene profondamente ed intimamente, come qualcuno a cui si lega il peso specifico di tutta la propria esistenza. E sarà l’orefice a ricordare ad Anna che non è possibile vendere la propria e sola fede nuziale, perché essa ha valore solo unita a quella del marito. Adamo l’aiuterà a riconoscere nel volto dello sposo, quello del marito.
Cristoforo e Monica sono il frutto dell’amore coniugale, rispettivamente di Teresa ed Andrea e di Stefano ed Anna. A loro l’arduo compito di rimarginare le ferite delle rispettive famiglie. Teresa, infatti, rimasta vedova di Andrea, partito in guerra, aveva allevato da sola Cristoforo, contando sull’affetto paterno di Adamo; Monica, invece, aveva vissuto il dramma dei genitori incapaci di amarsi, e ciò l’aveva resa fragile ed insicura della sua maturità verso il sentimento dell’amore. Così, tocca a Cristoforo prenderla per mano, per quella mano tremante durante la prova delle fedi nella bottega dell’Orefice e prometterle che oltre il tempo, oltre il dolore, c’è per ogni essere umano una promessa di felicità, in cui si realizza l’Amore Assoluto, l’unico che sappia di eternità.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La Bottega dell’Orefice
Autore: Karol Wojtyla
Genere: Drammatico
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 97
Valentina Ragaglia

Classe '91. Dottoressa in lettere moderne. Scrivo su diversi siti e portali online di informazione occupandomi di politica, cultura, attualità. Amo la mia terra, la Sicilia, perfetta sintesi poetica di assonanze ed ossimori. Adoro i gatti, il gelato, acquistare e leggere libri. Il mio motto è: «La bellezza nasce dai limiti, sempre.»