La calda estate del Fascio

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Contro-reportage dalla ‘spiaggia fascista di Chioggia’, con un ospite (in)atteso: Matteo Salvini.

Nelle ultime settimane la mia città è stata al centro della cronaca nazionale. La spiaggia fascista di Chioggia titolavano in maniera impietosa i maggiori quotidiani italiani, sollevando il più classico dei ‘polveroni estivi’. Assieme a tutti i miei concittadini, mi sono sentito chiamato in causa, desideroso di approfondire la questione. Partendo dal presupposto di non averne mai sentito parlare prima, ho deciso di visitare Playa Punta Canna, la spiaggia incriminata. E mi sono fatto più di qualche idea.
Lo scandalo esplode qualche settimana fa con un reportage pubblicato da La Repubblica. L’articolo è dettagliato e ricco di minuzie, tra cui numerose foto e addirittura un audio del gestore, Gianni Scarpa. A metterlo sulla graticola sono le scritte inneggianti al Duce che compaiono ovunque nello stabilimento e i proclami pro-Fascismo che lui stesso enuncia attraverso gli altoparlanti della spiaggia, tra la totale indifferenza degli avventori. Allo stesso tempo viene sottolineato in ogni modo lo ‘slogan’ ufficiale del gestore, quasi uno stile di vita:
Ordine, disciplina, pulizia, se non ti piace…me ne frego!
Il giornalista ammette di aver trovato la spiaggia davvero ben tenuta. I bambini e gli animali non sono ammessi, il che permette agli avventori di godere di una certa tranquillità. Ed effettivamente lo stabilimento ha successo: il giornalista conta 650 lettini, suggerendo maliziosamente che ad attirare così tanta gente sia proprio il richiamo al Fascismo.
La notizia rimbalza dapprima sui quotidiani locali e regionali, per poi raggiungere la cronaca nazionale, per via del disegno di legge sull’inasprimento delle pene per l’apologia di Fascismo, che proprio in quei giorni si sta discutendo in Parlamento. Date le circostanze, le forze dell’ordine si muovono con rapidità inaspettata e all’indomani della pubblicazione la Digos fa visita alla spiaggia. Nel frattempo, a Chioggia si scatena il caos e come accade spesso di questi tempi è Facebook a farsi portavoce del sentire dei cittadini. Si attendono prima di tutto reazioni da parte della giunta comunale, guidata dal Movimento 5 stelle. Di fronte ad un silenzio che tanto a livello nazionale quanto a livello locale si accompagna ad una posizione poco chiara sul tema, le opposizioni ne approfittano per scagliarsi contro il sindaco, certe di salire sul carro del vincitore annunciato. Ma la rete le smentisce.
All’indomani dell’uscita del reportage, tre sono le reazioni che emergono dai social network. La prima e forse più ovvia è l’indignazione di coloro che non possono tollerare il diretto coinvolgimento del Fascismo. A far da contraltare c’è il fiero sostegno di quell’ultradestra militante che su Internet sa come farsi sentire. Tuttavia, ciò che più stupisce è il lento ma costante montare della rabbia di chi vede nelle accuse mosse contro Gianni un certo accanimento mediatico. L’intervento immediato della Digos e la risonanza nazionale fanno il resto: mentre il paese naviga in acque poco tranquille, ecco come si cerca di sviare l’attenzione dei cittadini, mettendo alla gogna una caso di pura goliardia! Si sfiorano le teorie del complotto, qualcuno paventa un tentativo di depistaggio, finché la rabbia prende definitivamente il sopravvento: si sta infangando senza motivo il buon nome di un’intera città, il tutto per quattro cartelli goliardici e alcuni meme! Chioggia si schiera dalla parte di Gianni.
Il polverone sollevato è tale da non passare inosservato ai miei occhi e così decido di far visita alla ormai celeberrima Playa Punta Canna. Al momento della mia visita le scritte e le foto con chiari riferimenti al Fascismo sono già state rimosse, con l’unica eccezione di una statuetta del Duce in bella vista all’interno dell’ufficio del proprietario. La spiaggia, come già riscontrato dal cronista de La Repubblica, si presenta ben tenuta e con un certo qual tocco esclusivo. Si accede da un grande parcheggio all’aperto, passando attraverso un canneto dotato di nebulizzatori rinfrescanti, il mare appare all’improvviso dopo una curva. Lo stabilimento è in realtà una sottile striscia di sabbia, con un piccolo bar, alcuni divanetti, una torretta per il bagnino e tende bianche al posto dei più comuni ombrelloni. Certo, rimangono cartelli e scritte goliardiche, frasi che fanno sorridere e altre che qualcuno potrebbe ritenere inopportune, ma nulla di eccessivo. Che questa piccola proprietà sia il pomo della discordia è difficile da credere, ma una visita inaspettata basta a smentirmi.
Sono da poco passate le 10 quando allo stabilimento Punta Canna arriva nientepopodimeno che Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, strenuo difensore della ’spiaggia fascista’ e del suo gestore, tanto da dirsi pronto a farsi carico delle spese giudiziarie per gli imminenti processi. Ad accoglierlo c’è un capannello di fan e curiosi. Salvini saluta il piccolo comitato di benvenuto e procede spedito verso il gestore, con il quale si intrattiene per una decina di minuti, in disparte. Entrambi sorridono soddisfatti quando, di fronte ai flash dei fotografi, rilasciano le tanto attese dichiarazioni ‘a caldo’.
«Ognuno è libero di pensare ciò che ritiene giusto. Io sono per la libera impresa, non mi interessa cosa pensa questo o quel bagnino», la linea poco più che scontata di Matteo Salvini. Ad esplicitare meglio il pensiero ci pensa il gestore, Gianni Scarpa:
Io sono per disciplina, ordine e pulizia nella mia proprietà. Se questo significa essere fascista, allora ne vado fiero.
Seguono ovazioni. E a chi cautamente si azzarda a far notare le pesanti implicazioni dell’ideologia fascista, Salvini controbatte:
Le idee del passato non devono essere processate. Siamo nel 2017, il passato è passato e non ritornerà.
Come a dire che il Fascismo di oggi non è il Fascismo di ieri.
Se si tralasciano una breve invettiva contro la legge che ha recentemente abolito l’uso della tortura nelle carceri e l’immancabile ‘Stop invasione’, la parte prettamente ‘politica’ della visita del leader leghista si conclude in una ventina di minuti. Grande spazio viene dato, invece, ai selfie con i fan accorsi dagli stabilimenti vicini. Vigorose strette di mano, abbracci con il personale, un assaggio veloce agli stuzzichini preparati per l’occasione, un sorso di birra per festeggiare e poi via, verso un’altra città del Veneto, verso un nuovo campo di battaglia. Il leader lascia i suoi followers, ringalluzziti e soddisfatti per i selfie da aggiungere alla collezione di ritratti celebri. Ma veniamo finalmente al dunque: che idea mi sono fatto di tutto ciò?
Alcuni cartelli e comportamenti del gestore erano e sono tuttora sopra le righe, altri sono semplici meme, il cui valore apologetico è dubbio. Cito alcuni esempi dall’ormai celebre articolo de La Repubblica: scritte sessiste, la scritta ‘camere a gas’ vicino alle docce, l’affermazione ‘sono totalmente antidemocratico e per il regime’, la scritta ’Nonno Benito, per un’Italia onesta e pulita torna in vita’. Azioni e affermazioni del genere sono da condannare. Rimane il dubbio se meritino o meno due settimane di gogna mediatica nazionale, a volte persino sulla stampa estera. A mio parere – e ribadisco di non voler giustificare nessuno – non sono tanto le scritte goliardiche di Gianni Scarpa a dover far scattare l’allarme, quanto le parole di un eurodeputato e leader del terzo partito d’Italia. Dicendo che «il passato non tornerà», Matteo Salvini non solo dà un calcio irrispettoso alla Storia, ma soprattutto alle vittime di quel passato. Diciamolo chiaramente: il Fascismo deve essere condannato, sempre, senza alcuna scusante. Perché ha utilizzato la violenza per ottenere e mantenere il controllo dello Stato, ha ucciso la democrazia, si è reso responsabile e co-responsabile di crimini contro la libertà dei popoli, soprattutto in Africa e in patria contro gli Ebrei. Il passato, caro Salvini, deve essere condannato e può tornare. A questo proposito ti consiglierei di guardare Lui è tornato, un film che ipotizza il ritorno di Hitler proprio nel nostro tempo. Lo trovi su Netflix.
Volendo fare facile ironia, Gianni Scarpa meriterebbe una goliardica manganellata. Gli elettori di Salvini, invece, dovrebbero indignarsi e le sue parole finire alla gogna giornalistica. Pur avendola visitata dopo lo scoppiare del caos, sento di poter dire di aver trovato Playa Punta Canna molto diversa da come era stata descritta nel reportage di La Repubblica: non un covo per neo-fascisti, ma una piccola spiaggia dal gestore un poco sopra le righe. Ho trovato le parole di Matteo Salvini più gravi di qualsiasi cartello o scritta. E’ quanto meno curioso che il gestore di una piccola spiaggia sperduta sulla costa adriatica debba subire tanto, quando un politico di grande influenza mediatica può agire impunito. Purtroppo abbiamo imparato a non dar peso alle parole di quelli come Salvini. Ce le facciamo scivolare addosso come un tempo si faceva con le violenze e gli slogan dei fascisti.
Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.