La “Carmen” di Stromae: la popolarità che ti ingabbia

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“Carmen”, l’ultimo video di Stromae, è una critica ad una società sempre più impegnata nel social-network. Ma qual è il prezzo di questa agognata popolarità?

L’amour est un oiseau rebelle: l’amore è un uccellino ribelle. Così canta Carmen, la protagonista dell’omonima opera di Georges Bizet: l’amore rifugge ogni gabbia, è un uccellino che non cede ai dolci richiami di chi cerca di metterlo in gabbia. Lui vola, scappa, poi ritorna… obbedisce unicamente alla sua legge, che è per noi incomprensibile: più crediamo di averlo e più ci accorgiamo che in realtà ci è già sfuggito; quando ci illudiamo di essercene liberati, eccolo posarsi di nuovo sulla nostra spalla.

È così che inizia l’ultimo video di Stromae, omaggio alla Carmen e allo stesso tempo aspra critica nei confronti di Twitter e di una società sempre più impegnata nel social…network. Con un piccolo uccellino blu appoggiato sulla spalla di uno Stromae giovane, che lo guarda con complicità mentre scatta un selfie da pubblicare subito sul suo profilo twitter.

L’amour est comme l’oiseau de twitter.

L’amore è come l’uccellino di twitter. L’amore non sfugge. Anzi, ti cerca. Meglio ancora: ti segue. I followers crescono esponenzialmente e con loro l’uccellino, che diventa sempre più grasso ed è impossibile da mandare via. Perché sussurra una parolina squisita: popolarità.

Prend garde à toi.
Et à tous ceux qui vous like.

Attento a te / e tutti quelli a cui metti un like. Ad esporre la propria vita sullo schermo degli smartphone o dei computer dei followers si rischia di perdere un pizzico della magia del momento immortalato. L’ansia di voler mostrare a tutti ciò che stiamo facendo, ciò che stiamo mangiando, la città che stiamo visitando, le persone con cui stiamo trascorrendo il pomeriggio, rischia di distogliere la nostra attenzione da ciò che stiamo vivendo. Veniamo distratti: dalla fotocamera, che non ha abbastanza pixel per catturare i dettagli e i colori; dall’inquadratura, che non è mai quella giusta; dall’illuminazione, sempre troppo scarsa; dalle nostre espressioni, che non vanno mai bene per un selfie da pubblicare. Forse perché ci accorgiamo che non sono spontanee, ma contratte alla ricerca della posa migliore, che ci faccia sembrare fotogenici: perché sui social tutti possiamo apparire perfetti. Ma il prezzo di questa perfezione sta in quell’attimo che sacrifichiamo, togliendo al momento una briciola della potenzialità che ha di diventare un ricordo indimenticabile. Questo accade perché siamo impegnati a fare altro, a tentare di condensare un’emozione in un hashtag: così quella sensazione ci giunge sbiadita, attutita, depotenziata.

Cette oiseau de malheur je le met en cage,
Je le fais chanter moi.

Questo uccello del malaugurio lo metto in gabbia / lo faccio cantare io. “Smetto quando voglio, ho la situazione sotto controllo”. Ma l’uccellino diventa sempre più grande. Mangia tutto ciò che trova, anche gli affetti veri. Finché ti ritrovi sulle sue ali, aggrappato alle sue penne, senza sapere dove ti sta portando. Ecco dov’eri, mentre cercavi la luce giusta per immortalarti al tramonto. Ecco dov’eri, mentre cercavi il sorriso giusto. Sulle ali di quell’uccellino, in un folle volo che ha un’unica destinazione catastrofica. Ingoiati da un sistema che ti fa credere di essere qualcuno e pian piano ti rende sempre più solo. E ti risputa (o meglio, nel video di Stromae ti espelle al pari di un escremento) in una montagna di deiezioni…da cui implacabile spunta una mano, armata di smartphone, per immortalare il momento.

Un jour tu verras, on s’aimeras, mais avant on crèveras tous comme des rats

Un giorno vedrai, ci ameremo, ma prima moriremo tutti come topi. Un finale crudo e inclemente ma necessario, perché sottolinea il rischio della dipendenza. Come per molte altre cose, non è l’uso il problema, ma l’abuso. I social-network sono costruiti apposta per far sentire ciascun utente al centro dell’attenzione. Ognuno diventa libero di scegliere cosa condividere, che immagine dare di sé e di fatto anche di esprimere la propria opinione: è più facile affidare i propri pensieri alla tastiera che alla propria voce. Ecco una cosa che i social non potranno mai fare: esprimere un’emozione. Le sensazioni del momento immortalato. I sentimenti che si alternano durante una conversazione a viso aperto. Il nostro modo di essere, fuori dalla gabbia in cui ci siamo costretti per essere amati e seguiti.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un’idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.