La combattiva Miss Italia duemilaecredici: “Voglio vivere nel ’42”

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Non rovinare questi sforzi, non osare l’originalità di sognare la guerra nel mondo: sarà banale, ma basta la solita pace.

Ammettiamolo spudoratamente: di Miss Italia s’è visto solo questo brandello. Lo spostamento del programma su La7 l’ha fatto lentamente scivolare via nella deriva delle coscienze, e la lotta al telecomando per stabilire la più bella del reame è stata sostituita dal comune zapping senza neanche troppa sofferenza. Ma non per questo la gaffe dell’attuale reginetta è passata in secondo piano, anzi: Alice Sabatini passerà alla storia, ahilei, per un’attrattiva tutt’altro che intellettuale.

Nell’ipotetica catapulta temporale, ha dichiarato che le sarebbe piaciuto vivere nel 1942, “Per vedere realmente la Seconda Guerra Mondiale… Visto che i libri parlano, pagine e pagine, beh, la volevo…vivere?”. E l’interesse storico si fonde al coraggio partigiano: “Però tanto so’ donna, il militare non l’avrei fatto, sarei stata a casa con la paura di…”

Un vero peccato, un’esperienza sensoriale in meno. Senza contare che il concorso di Miss Italia proprio nel ’42 venne sospeso: il solito fascino delle bombe, sai.

Cara Alice, “so’ donna” anch’io, e l’invidia che provo nei confronti dei miei nonni, che quelle pagine e pagine le vissero senza scriverle, è un’invidia del tutto sentimentale. Mi piace intrufolarmi con le orecchie nei loro amori rubati al puzzo di morte, per l’infantile piacere di dichiarare a me stessa che la mia vita, sissignore, è un prodigioso intrecciarsi di grandi botte di fortuna. Della passione con cui apro il libro di Storia leggendo degli orrori fascisti mi rimane, davanti alle lacrime degli anziani, un vago senso di nerissima bruttezza. E se il destino, per suo scherzo, m’avesse trascinata in un decennio del genere, colmo di mancanze, fetente di sangue e ferro, non so quanto e come avrei sofferto: da oggi elencherò il ventunesimo secolo tra i ringraziamenti nelle mie preghiere serali.

Il tuo maschilismo, poi, mi sconcerta: tu donna simbolo, tu la più bella di tutte le connazionali (anche di me), t’inventi questa donna soprammobile, che non potendo imbracciare un fucile si siede e guarda torcicolli di lancette in attesa del marito soldato. Che triste cliché! Ti presento Carla Capponi: a venticinque anni era vicecomandante di una formazione della Resistenza romana, e con una pistola rubata combatté contro i nazisti. Morì ottantaduenne e probabilmente più in forma di me e te insieme. Medaglia d’oro al valore, se la metti in controluce brilla più della corona.

Lotta per noi, Miss Bel Paese! Non farci inciampare tutte nella scarsa assonanza tra bellezza e intelligenza, nell’infelice spartiacque delle scimmie geniali e delle meravigliose cretine! Ci abbiamo messo quasi due millenni (ma solo dopo la nascita di Cristo, eh) per guadagnare il diritto di voto, per lavorare, portare la minigonna, andare nello spazio. Non rovinare questi sforzi, non osare l’originalità di sognare la guerra nel mondo: sarà banale, ma basta la solita pace.

Ché magari, chissà, altre principesse scellerate incanteranno i media con il loro salto così lontano nel tempo: Voglio vivere nel 2015- diranno- quando c’era quella Miss…!
E qualcun altro riderà della notiziona e di quel periodaccio: che ignoranza voler vivere in tempi di cotanta incoscienza.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.