La coppa della vergogna

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Due maggio duemilaquattordici. Città del Vaticano. Papa Francesco incontra Fiorentina e Napoli, finaliste in Coppa Italia. Le parole del Pontefice vogliono essere un incentivo a tutti affinché il calcio venga vissuto solo come una festa.
Tre maggio duemilaquattordici. Roma. Un proiettile incontra un tifoso del Napoli, Ciro Esposito, e gli augura un buon viaggio verso l’ospedale.
Qualcuno ha sparato. Qualcuno ha dato il via ad una serata indimenticabile. In tutti i sensi.

È pomeriggio. Una ventina di tifosi del Napoli, arrivata a Roma per assistere alla finale di Coppa Italia, si reca, non amichevolmente, presso un chiosco non molto lontano dallo stadio Olimpico. Il gestore del chiosco è un certo Daniele De Santis, ultras della Roma già noto alle forze dell’ordine che, infastidito dai tifosi partenopei, decide di scagliargli contro bombe carta e fumogeni. Nel caos venutosi a creare partono anche diversi colpi di pistola che, tra le tante cose, feriscono gravemente Ciro Esposito, un tifoso del Napoli.
Chi ha sparato? Questo lo stabilirà la polizia. Ma intanto i Napoletani hanno deciso di addossare la colpa a De Santis. Ed ecco la prima serie di botte. Un uomo allora presta soccorso al gestore del chiosco. Contemporaneamente si sparge la voce che Esposito è in fin di vita. I Napoletani, inferociti, aumentano in numero e in aggressività. Seconda serie di botte.
Risultato? Tanto lavoro per il personale medico del pronto soccorso.

È sera. Lo stadio è colmo di gente desiderosa di assistere ad una finale degna di questo nome. Però all’interno dell’Olimpico, tra i tifosi azzurri, si è sparsa la voce che un tifoso del Napoli è morto per un colpo di pistola. Ciro Esposito invece è malconcio. Ma vivo.
Gli ultras, vista la situazione, ‘stabiliscono’ di annullare la partita, prevista per le ore 21. Il panico e l’incertezza regnano sovrane. Le autorità per l’ordine pubblico decidono di far giocare. Bisogna solamente calmare i tifosi partenopei, infuriati con i rivali fiorentini, accusati di aver sparato ad Esposito.
Le scene diventano paradossali. La curva nord napoletana, guidata da Genny a’carogna, ‘pretende’ un colloquio col capitano azzurro Marek Hamšík. Il capo ultras si chiama Gennaro De Tommaso ed è figlio di un presunto affiliato alla camorra. Gente tranquilla insomma.
Si procede al colloquio chiesto dalla curva di Genny.
Perché i responsabili all’ordine hanno acconsentito? Semplice! Per assecondare un branco di tifosi arrabbiati e pericolosi.
Hamsik parla con Genny. La curva però vuole ascoltare il colloquio privato tra i due per cui amplifica l’audio dello stadio lanciando qualche petardo in campo. 10 punti per aver fatto scappare gli steward! 50 punti per aver colpito un vigile del fuoco! Che bello questo gioco! Ma si, invece del calcio, diamoci al lancio di petardi! È più divertente!
Dopo il colloquio con Hamšík il capo ultras è soddisfatto. Ha detto la sua. Interromperanno la partita e la curva del Napoli avrà conquistato un obiettivo! 100 punti!

Qualche animo si raffredderà? Nell’attesa godiamoci la visione idilliaca della maglia di Genny su cui campeggia la scritta ‘Speziale libero’. Speziale è l’assassino di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso nel 2007 durante gli scontri tra tifosi e forze dell’ordine davanti lo stadio Massimino di Catania.
Devo dire proprio una maglia cool! Il nero sta su tutto.

Passa circa mezzora. Si torna dagli ultras. Gli si comunica la decisione di giocare. Ma lo si fa ad un patto. Niente cori per rispettare Ciro Esposito. Per calmare gli animi sia Hamsik che la procura smentiscono il coinvolgimento di tifosi viola nella sparatoria.
Genny a’carogna da l’ok! Per lui e per la curva si può giocare. Grazie Genny! La tua clemenza e la tua comprensione sono molto importanti per tutti noi. Senza la tua decisione chissà quando Hamšík sarebbe potuto scendere in campo nelle vesti di calciatore e non ambasciatore.
Nel frattempo le autorità per la sicurezza si augurano che tutto possa proseguire per il meglio.

Il match inizia con 45 minuti di ritardo. Meglio tardi che mai! Vero Genny?
Si parte con l’inno nazionale cantato dal Alessandra Amoroso che, si sa, è un’interprete mediocre. Canta male, stona! Meglio fischiarla, magari impara a cantare!
Fratelli d’Italia.

Finalmente Fiorentina e Napoli scendono in campo e danno vita ad una partita molto vivace e bella. Un po’ tesa. Chissà perché. L’arbitro Daniele Orsato estrae qualche cartellino di troppo ma tutto sommato le squadre si comportano sportivamente.
Segna Lorenzo Insigne, lo scugnizzo di Napoli. Poi raddoppia. Bei gol! La Fiorentina si sveglia e accorcia il distacco con Juan Manuel Vargas.
Nel secondo tempo si rivede in campo Giuseppe Rossi. Un bel momento per il calcio. L’attaccante della nazionale si può considerare guarito dopo un lungo infortunio. Applausi per lui.
Poi Gökhan Inler decide che è tutto troppo bello e si fa ammonire per la seconda volta. Espulso. La Fiorentina va all’attacco per cercare pareggio e supplementari. Josip Iličič fa imbestialire qualche migliaio di tifosi della Viola per un errore decisivo quasi alla fine della partita Allora Dries Mertens segna il gol del definitivo 1 a 3.
Il match finisce. I tifosi fiorentini abbandonano l’impianto senza problemi. Ne avrebbero avuti parecchi, invece, se avessero lasciato lo stadio insieme ai Napoletani senza aver assistito alla partita. Poveri anche loro. Un coretto “Vesuvio, lavali col fuoco!” non potevano farlo mancare. Le tradizioni vanno rispettate!
Ma Genny e la sua curva sono così contenti da voler complimentarsi personalmente con i giocatori. Ecco perché scendono in campo. Tecnicamente non è una vera e propria invasione di campo. È, più che altro, un momento di gioia collettivo accanto ai giocatori.

Hamšík alza la coppa. Il Napoli festeggia! E qualche tifoso vuole ricordare questa indimenticabile serata portando con sé un souvenir. Magari la rete della porta!
Che serata! Che emozioni! Che personaggi! Che Italia.

Sono davvero entusiasta di vivere in un paese movimentato come l’Italia. Non ci si annoia mai! Una semplice partita di calcio diventa occasione per uno spettacolare scambio di vedute e petardi tra ultras. Come si può rinunciare ad una tradizione come il coro razzista? Come possiamo ascoltare in silenzio e con rispetto l’inno di Mameli? Dobbiamo proprio cambiarla la situazione? Va bene a tutti! Siamo contenti così. È la nostra natura, la nostra cultura. Meglio un ultras libero che una partita tranquilla e civile. Chi se ne frega delle altre nazioni che ci etichettano come ‘i soliti italiani’?
A noi va bene così.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.