La cultura rende liberi, ma a volte va conquistata

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Nice Nailantei Leng’ete è una giovane donna Masai di 23 anni, nata in una tribù di pastori in Kenya. È testimonial della campagna di Amref, un’organizzazione non governativa che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Nice è rimasta orfana a 8 anni e a 9 anni, raggiunta l’età maritabile secondo le tradizioni del suo popolo, è sfuggita per ben due volte alla pratica dell’infibulazione. Da allora ha dedicato la sua vita allo studio e a salvare altre donne africane da questa degradante partica: ad oggi ne ha salvate ben 150. Nice è riuscita a convincere i capi villaggio del valore della cultura e si è guadagnata il loro rispetto: il libro nel suo villaggio è diventato un simbolo molto importante.

In un’intervista rilasciata al freepress Metro l’8 maggio 2014, le è stato chiesto come si vedrebbe tra 30 anni e lei ha risposto:“Così, come oggi. Impegnata per le donne, con i miei studi finiti, mi piacerebbe vedere tante ragazze che terminano gli studi…”.

È infinitamente ammirevole la tenacia e la passione che questa ragazza ha per quello in cui crede: diffondere la cultura e l’educazione a tutte le donne del Kenya e oltre. Solo così si potrà raggiungere l’emancipazione femminile. Non per niente una volta Nelson Mandela affermò che:“L’educazione è l’arma più potente che può cambiare il mondo.”

Sempre nel corso della stessa intervista, la giornalista Stefania Divertito ha fatto sapere a Nice che in Italia ci sono ragazze che abbandonano gli studi e la giovane keniota le ha chiesto stupita:”Perché lo fanno?”. Già, perché nel nostro paese lo studio è percepito da alcuni ragazzi come un fardello da sopportare? Perché non viene percepito come una grande opportunità per mettersi alla prova, per riscattarsi, crescere, maturare ed essere culturalmente liberi? Nice ha aggiunto che nel suo paese studiare non è un diritto, ma una conquista, una battaglia da vincere. Purtroppo alcune ragazze in Italia non si rendono conto che studiare è un privilegio e che in passato anche nel nostro paese si è dovuto lottare per ottenerlo, specialmente se nate donna. Forse questa coraggiosa keniota percepisce in maniera più immediata il grande valore della cultura e dell’istruzione perché in fondo è nella natura umana apprezzare e dare il giusto valore a qualcosa solo quando non lo si ha o lo si è perso. Ma come ha affermato Papa Francesco il 10 maggio durante il maxi raduno organizzato dal Cei:”Non facciamoci rubare l’amore per la scuola”.

Un’altra forte e coraggiosa ragazza che ha lottato per ottenere il libero accesso all’istruzione èMalala Yousafzai, la 16enne pachistana sopravvissuta ad un attacco dei talebani nel 2012. Malala è diventata un simbolo della lotta per i diritti delle donne grazie ad un blog scritto a partire dal 2008 per la BBC. Malala ha raccontato, sotto lo pseudonimo Gul Makai, delle tante difficoltà che lei e le sue compagne hanno dovuto affrontare per andare a scuola dopo l’ordine dei talebani di chiudere tutti gli istituti scolastici nel paese e l’emanazione di un editto che proibiva l’educazione delle donne. La ragazza ha messo a repentaglio la sua vita pur di difendere il suo amore per la cultura: la voglia di ricevere un’istruzione ha prevalso sulla paura di essere uccisa. Malala era solita ripetersi:”Devi essere coraggiosa. Non devi avere paura di nessuno. Stai solo cercando di ottenere un’istruzione. Non stai commettendo un reato”.

Nel 2012 ha subito un attacco dei talebani che hanno tentato di metterla a tacere per sempre sparandole alla testa, ma fortunatamente Malala si è salvata e con la famiglia si è rifugiata in Gran Bretagna. A Birmingham ha potuto riprendere gli studi e ha definito il suo ritorno a scuola come il giorno più felice della sua vita. È in questa città che ha inaugurato la biblioteca pubblica più grande d’Europa e ha ricordato che le penne e i libri sono “le armi che difendono dal terrorismo”. Inoltre ha dichiarato con fermezza:“Non dimentichiamo che anche un libro, una penna, un bambino e un’insegnante possono cambiare il mondo”.

Malala nel 2013 ha vinto il Premio Sakharov del Parlamento europeo, un riconoscimento che viene attribuito ogni anno a chi si batte per i diritti umani e la libertà di espressione.
Per fortuna la storia di questa giovane e coraggiosa ragazza ha avuto un lieto fine, ma purtroppo ancora oggi nel mondo 250 milioni di bambine non hanno libero accesso all’educazione.
Noi ragazze italiane ci dovremmo sentire molto fortunate per la grande opportunità che abbiamo di ricevere un’istruzione. Buttare via questa possibilità sarebbe una vergogna. 

Infine, il pensiero va alle 234 ragazze nigeriane rapite nella notte tra il 14 e 15 aprile scorso dal gruppo fondamentalista islamico Boko Haram. Anche queste giovani donne tra i 15 e i 18 anni stanno rischiando la vita e la loro libertà solo per aver voluto avere un’istruzione. Si può soltanto sperare che anche per loro ci sarà un lieto fine come c’è stato per Nice e per Malala. È importante che l’attenzione dei governi di tutto il mondo, dei media e dell’opinione pubblica rimanga concentrata sul loro rapimento per non dimenticare e cercare di ritrovarle. Uniamoci alla campagna su Twitter #BringBackOurGirls.

Ho origini pugliesi, ma sono nata e cresciuta in Olanda. Mi sono laureata in Scienze della Mediazione Linguistica a Milano e conosco 6 lingue. Ho seguito un Master in Media Relations diventando addetto stampa. Sto completando la mia formazione studiando Marketing a Londra. Sono un’amante dell’arte e della scrittura, una sognatrice appassionata che guarda verso orizzonti lontani…