La cura dell’immagine

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Lo sappiamo tutti: la nostra è la società dell’immagine.
La fotografia, il cinema e soprattutto la televisione hanno contribuito a dare particolare importanza all’aspetto esteriore, a come ci si presenta: il look, rigorosamente all’ultima moda, la pettinatura, il trucco…

Micaela passa ogni giorno almeno un’ora davanti allo specchio, per farsi e ritoccarsi il trucco, per lisciarsi i capelli con la piastra e per provare diversi vestiti finchè ne indossa uno che la soddisfa. Tre volte alla settimana va in palestra per mantenere una buona forma fisica.
Non solo le donne prestano particolare attenzione alla cura del proprio corpo, ma è in crescita il consumo di prodotti cosmetici per uomini; ricorrere ad essi ci soddisfa, ci fa sentire meglio. A questo riguardo si moltiplicano anche le pubblicità.

In realtà, il “sentirsi bene con se stessi” non dipende solo dal proprio aspetto fisico, da quello che potremmo chiamare “l’involucro”, ma va a toccare altri aspetti personali, più profondi e interiori che, rimanendo nella metafora, potremmo definire “il contenuto”. Anche un’espressione di Cristina Chiabotto: “son bella fuori perché pulita/bella dentro” può rendere bene l’idea di quanto l’esteriorità sia collegata all’interiorità, se non ci fermiamo, ovviamente soltanto al significato a cui allude la nostra ex miss Italia (senza peraltro illuderci che basti curare la bellezza “dentro” per diventare belle fuori come lei!…).

Ci sono volti luminosi, che colpiscono e attirano naturalmente l’attenzione non per una particolare bellezza, ma perché molto comunicativi, perchè esprimono una ricchezza e una maturazione interiore.
Al contrario, ci sono volti considerati perfetti dai canoni estetici e di bellezza, ma statuari, poco espressivi, che perdono presto quell’interesse iniziale che suscitano al primo impatto. Sembra che queste persone, al di là della loro bella presenza, abbiano poco da offrire.

Occorre a questo punto fare una distinzione tra la cura di sé e l’eccessiva cura dell’aspetto, per un bisogno di apparire.
Una buona cura di sé, del proprio aspetto è positiva, è un’espressione della capacità di riconoscere valore alla propria persona. Anche il dedicare del tempo ad una salutare attività fisica, non necessariamente sportiva o agonistica, fa parte di un sano amore per se stessi.
Chi non bada minimamente al proprio aspetto, chi trascura l’igiene personale e non è decoroso nel vestire, ha spesso una scarsa considerazione di sé, non sa volersi bene.
La cura di sé, anche per quanto riguarda l’aspetto esteriore, è segno di una buona stima personale.
Anche chi, però, all’opposto, dà eccessivamente peso agli aspetti esteriori e non esce di casa se non si sente perfettamente in ordine, rivela sovente un’insicurezza, un bisogno di puntelli, fondati perlopiù sull’apparenza, che reggano una struttura interiore che appare piuttosto fragile.

Ci si occupa prevalentemente di avere una buona presenza quasi a compensare, attraverso di essa, una stima vacillante, che ritiene di aver poche altre qualità su cui puntare per sostenersi.
Non dimentichiamo, inoltre, che dietro la moda e la cosmesi c’è tutto un mercato che ovviamente ha grossi interessi a creare sempre nuovi prodotti di consumo (pensiamo all’abbigliamento, dove un capo di vestiario dopo un anno risulta già superato). Qualcuno direbbe che questo è un modo per far girare l’economia, per dare lavoro a chi ne ha bisogno e questo è anche vero.

A noi rimane però la possibilità di restare consumatori “critici”, con una capacità di riflettere e valutare per non diventare schiavi delle tendenze e dei bisogni che un mercato interessato ci propone con insistenza e per non accettare di ridurre il valore nostro e altrui all’aspetto esteriore.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

Cogitoetvolo
  • Ilaria T.

    La parte più brutta del must dell’apparire è che spesso sia tra ragazze che tra ragazzi diventa anche un argomento fisso di conversazione…e vengono messe sotto schiavitù anche le parole. Discorsi triti e ritriti su tipi di trucchi, creme, per non parlare delle diete e del cibo che si può e che non si può mangiare… Non potremmo semplicemente guardarci allo specchio e imparare a sorridere, anche se stamattina è spuntato un enorme brufolo in faccia?! Forse avremmo bisogno di un po’ di ironia…oltre che di “sale” in zucca! 🙂