La custode di mia sorella

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Anna e Kate sono una coppia di sorelle come tante altre: litigano se una prende le cose dell’altra senza chiederlo, spettegolano sui ragazzi, a volte si odiano ma il legame che le unisce è troppo forte per potersi spezzare. Un legame che non riguarda solo l’aspetto affettivo: Kate infatti è malata di una rarissima forma di leucemia e l’embrione di Anna è stato selezionato in modo che avesse un corredo genetico esattamente compatibile con quello della sorella. Nel corso dei suoi tredici anni di vita si è sottoposta a numerosi interventi per donare le sue cellule a Kate ma adesso, quando i genitori le chiedono di donare un rene alla sorella, vuole riprendere il controllo del proprio corpo. E intenta una causa contro di loro per emanciparsi dal punto di vista medico. Dietro la scelta di Anna non c’è soltanto un comprensibile desiderio egoistico, ma la storia di una famiglia devastata dalla malattia.

Quando apri un libro della Picoult, non sai mai cosa aspettarti. E neanche nel corso della lettura riesci a capire cosa succederà dopo, perché in un modo o nell’altro riesce sempre a spiazzarti. Di solito i romanzi che trattano di malattie che potrebbero essere terminali, come quella di Kate, si tende a coprire con un velo il dolore del malato. Forse perché l’autore non è andato così a fondo nelle sue ricerche, o forse perché sotto sotto abbiamo paura di scostare quel velo e guardare in faccia il dolore. Preferiamo sperare che non ci capiti mai e finiamo per non pensarci. Il che, per carità, è assolutamente umano: se passassimo la vita a preoccuparci degli “e se…”, probabilmente finiremmo per smettere di vivere. Anzi, sicuramente. Per questo il romanzo – che non a caso è il più conosciuto dell’autrice – lascia senza fiato fin dalle prime pagine. Vieni travolto da una serie infinita di emozioni che si alternano per tutto il corso della narrazione: dolore, rabbia, paura, speranza, sollievo…

Crescevamo, e sembrava che io non esistessi, se non in relazione a lei. La guardavo dormire nella nostra stanza, un’unica lunga ombra congiungeva i nostri letti, e pensavo a tutti i modi possibili. Veleno, sparso sui cereali della colazione. Un’onda anomala sulla spiaggia. Un fulmine improvviso. Ma alla fine non uccisi mia sorella. Lei fece tutto da sola. O, almeno, è quello che mi racconto.

Così inizia il romanzo, facendoti credere di aver già capito tutto. E così cominci a collocare i personaggi nella squadra dei buoni o in quella dei cattivi. I genitori hanno sicuramente torto: vogliono sacrificare una figlia per un’altra che probabilmente ha già il destino segnato. Detta così sembra una semplice equazione, ma se poi vai a studiare tutte le variabili ti rendi conto di avere per le mani un problema impossibile da risolvere. Perché quando c’è in ballo l’amore di un genitore per i suoi figli, l’amore e l’amicizia di due sorelle, non si può ragionare che con il cuore. Un’impresa difficile per l’avvocato di Anna, Campbell Alexander, che ha sempre cercato di affrontare razionalmente le questioni di cuore, pensando alla carriera e a null’altro. Questa storia cambierà anche lui e quel segreto che si porta nascosto da anni. E il processo che dovrà affrontare non sarà affatto convenzionale perchè a difendere se stessa sarà proprio la madre di Anna, Sara Fizgerald, che abbandonò la professione di avvocato per dedicarsi ai figli a tempo pieno. Perché una figlia come Kate ha sempre assorbito tutte le sue energie e le sue attenzioni, cosa che però ha determinato il fatto che Anna e il fratello Jesse si sentissero trascurati. Jesse sfoga la sua rabbia e il suo bisogno di essere tenuto in considerazione cacciandosi ripetutamente nei guai, tra furti di auto, droga, alcool e piromania. Buffo, perchè proprio suo padre Brian fa il pompiere: abituato a salvare le vite delle persone in pericolo, non riesce a capacitarsi di non poter salvare la vita a sua figlia. In questo turbine di emozioni altrui da cui il lettore viene sommerso, si perde completamente l’opinione di chi passa realmente attraverso questo inferno. Kate diventa parte dello sfondo: c’è, perché è il centro del romanzo, è colei attorno a cui ruotano le vite di tutti. Eppure allo stesso tempo non esiste, se non nelle descrizioni altrui. Quello che davvero pensa e prova Kate, non ci è dato di saperlo. Lo ignoriamo del tutto, eppure ci illudiamo di averlo capito, finché non si arriva alla fine del libro. È lì che esplodono i pensieri di Kate, che turbano i protagonisti tanto quanto i lettori. È lì che accade l’inimmaginabile, perché così è la vita. Crediamo di sapere cosa succederà dopo, pensiamo che le nostre piccole menti abbiano compreso il gioco del destino. Ma alla fine la vita riesce sempre a stupirci, in bene o in male, dimostrandoci che per quanto ci sforziamo di conoscerla, non arriveremo mai a capirla davvero.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La custode di mia sorella
Autore: Jodi Picoult
Genere: Romanzo
Editore: Corbaccio
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 428
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.