La divina chattedia

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così botton s’attacca/ col quotidiano “sta scrivendo”/ sequele di a e di acca/ per far capir che stai ridendo

Uomini forzuti
gente muscolosa,
lasciatevi consigliar una cosa:
uscite gli attributi!

Ché non se ne può più
di fotografi allo specchio
cappelli a testa in giù
e buchi nell’orecchio,
ma questo poco importa
se a vostra nonna non vien l’infarto
se non vi mettono alla porta
accusandovi di furto
del poco orror rimasto,
non è questo il gran danno,
non è il peggior disastro.

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Il guaio è che vi hanno
rubato ormai il coraggio
di esser cavalieri
d’intraprendere il viaggio
degli uomini di ieri;
codardi siete adesso
piegati a molla come vermi
per parlar al gentil sesso,
nascosti dietro schermi.

Così ci fate il filo
segretamente pavoneggiando
spiandoci il profilo
e perciò messaggiando;
così botton s’attacca
col quotidiano “sta scrivendo”
sequele di a e di acca
per far capir che stai ridendo,
ma non è tanto divertente
passar così le ore
senza saper niente
della pelle, dell’odore,
cadendo poi nell’imbarazzo
del “che fai?” quando sei al bagno,
“Sto leggendo sul terrazzo”,
bugie bianche per ritegno.

Risultati immagini per amore in chat
Per non parlare della vista,
dalla vitrea luce resti abbagliato,
chiedete pure all’oculista:
l’amore è cieco, lui si è pagato
una crociera alle seychelles
e cocktail con gli ombrelli,
starà grattandosi le ascelle
sfottendo quei poverelli.
Ah, caro Mark, autor di Libro-Faccia,
la tua invenzione ha un che di geniale,
ma ammetter ciò almen ti piaccia:
hai causato un danno generazionale;
okay la finestra sul mondo,
ma a quella non si può gettar un sasso
per turbar il sonno profondo
di donna che sussurra “sei pazzo?”
e non si tappa il foro al vetro
con quattro fiori colorati
col sentimento vero
e i passi poi felpati
per ritornare a casa.
Si può certo far comunque
ma non è la stessa cosa
se per venire al dunque
c’è via più breve.

Non sto qui a dir come si vive
come si può, come si deve,
come si parla, come si scrive,
se è meglio digitale o carta;
forse nostalgica dell’uomo antico
che sa che la vita è corta
dunque si tuffa nel romantico,
lo prenderanno in giro,
ma lui ha il passo costante,
e cupido al poligono da tiro
con la mano tremolante.

Ecco, bicipiti scolpiti:
abbiate un po’ di tatto,
non pretendiamo fiori assortiti,
ma al posto di “la contatto”
un “vorrei prenderla per mano”,
so che a voi gente di mondo
può sembrar ben strano
ma a noi suona più profondo
del vostro fine gergo
su bagagliai e carrozzerie,
per dignità qui mi fermo,
intendendo mille zozzerie.
Ma a guardarsi dentro, magari,
quelle scompaiono all’istante,
alla fine quattro bulbi oculari
capiscono davvero cos’è importante,
premono infine il benedetto pulsante
di spegnimento al cellulare,
ecco che muore il Visualizzato:
chissà dove vanno, al lungomare,
forse a prendersi un gelato.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.