La fede del mister. Colloquio con Fabio Capello

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Divertente, diretta, chiara. E’ l’intervista a Fabio Capello, concessa a Studi Cattolici e pubblicata nel numero di maggio 2008. Leggiamola su Cogitoetvolo… 

«Chiariamo subito che non sono un bigotto». Parte all’attacco Fabio Capello. Che notoriamente non scherza coi fanti, lascia stare i santi e mantiene le distanze da giornalisti e giocatori. Ma già essere qui a parlare di una faccenda maledettamente privata come la religione con l’allenatore italiano che siede sulla panchina (dopo avere trionfato con Milan, Juventus, Roma e Real Madrid) della Nazionale che ha addirittura inventato il gioco del calcio, l’Inghilterra, ha del miracoloso. Carattere chiuso, di poche parole dette con l’accento della sua terra, il Friuli, dove è nato a Pieris 62 anni fa, Capello è diventato il bersaglio preferito dai caricaturisti e dai comici in crisi di astinenza creativa per via del mascellone alla Ridge e la camminata frenetica con braccia alzate al cielo e imprecazioni via satellite a bordo campo. Essenziale nelle risposte come lo era in campo con i passaggi smarcanti, diventa addirittura ermetico se le domande non gli piacciono e liquida l’argomento col tono sbrigativo delle conferenze stampa quando deve annunciare la formazione o spiegare i motivi di una sconfitta che vadano al di là del fatto incontrovertibile che «gli altri hanno segnato un gol più di noi». 

Abituato a giocare in difesa quando si parla della sua vita privata (sposato giovanissimo con Laura Ghisi, ha due figli Pier Filippo, avvocato ed Edoardo, commercialista ed è nonno di due bellissimi nipotini) ha mandato tutti in fuorigioco mediatico rivelando al quotidiano inglese The Guardian di essere molto religioso, cattolico praticante in un Paese che si è ribellato all’autorità del Pontefice romano provocando lo scisma anglicano e di andare a Messa tutte le domeniche. «Ma proprio tutte?», gli chiediamo in italiano perché come diceva Villaggio «io no spik inglisc». «Se gli impegni me lo permettono, non perdo la Messa, la domenica. Mai». 

Fa anche la comunione?
Quando mi sento pronto. E dopo essermi confessato. 

Ci può confessare che cosa dicono i Suoi colleghi inglesi nel vederLa andare a Messa, la domenica?
Niente. Non ascolto mai i giudizi della gente. Faccio quello che ritengo giusto. Seguo solo la mia coscienza.

Quando allenava in Spagna, Paese ancora abbastanza cattolico, poteva santificare la domenica senza creare scalpore, come invece succede a Londra.
In Spagna andavo a Messa tranquillamente. Come faccio qui a Londra. Ho molti amici di altre religioni con cui vado d’accordo. Ciascuno professa il proprio credo. Senza condizionare gli altri o, ancora peggio, senza avere dei problemi.

Un cattolico praticante dovrebbe dare anche il buon esempio, indicare agli altri la via della verità, come raggiungere la salvezza, che non è solo quella dalla retrocessione in serie B. Parlare magari di ritiri, non solo quelli pre-partita, ma anche spirituali.
Il mio esempio è il lavoro serio. Scrupoloso. Onesto. Se poi gli altri abbinano la mia rettitudine professionale al fatto di essere cattolico, non mi riguarda. Io resto quello che sono. E cerco, a fatica, di mettere in pratica gli insegnamenti della Chiesa.

Sembra che l’insegnamento più difficile da mettere in pratica in questo periodo sia l’indissolubilità del matrimonio.
Da cattolico praticante seguo gli insegnamenti della Chiesa.

Però i Suoi due figli, Edoardo e Pier Filippo non sono sposati, ma convivono: per Lei è un calvario?
Preferirei che si sposassero. Mi hanno promesso che lo faranno presto. Soprattutto Edoardo che è papà di due bambini.

Lei è molto legato a Sua moglie, che l’ha sempre seguita ovunque, anche nei lunghi trasferimenti all’estero.
Credo che la buona riuscita di un matrimonio si basi sulla vicinanza, spirituale e fisica, tra moglie e marito. A me, piace sentire l’atmosfera di casa anche all’estero. Mia moglie la sa ricreare. Perfettamente. E mi tranquillizza.

Chi è più religioso, Lei o Sua moglie?
Mia moglie Laura.

Lei che ama sempre primeggiare, in questo caso ammette senza problemi di essere secondo a qualcuno.
Non si tratta di «qualcuno» ma di mia moglie. E nei suoi confronti, nella vita privata, sono contento di essere al secondo posto. Anche se, nella fede, non ci sono graduatorie.

Chi Le ha insegnato a pregare, ad andare a Messa la domenica, a rispettare il prossimo?
Sono cresciuto in una famiglia molto religiosa. Mia madre mi ha insegnato le prime preghiere.

La stampa inglese l’ha presa un po’ in giro scrivendo che Mister Fab chiama la mamma ogni giorno: è vero?
Mia madre ha 85 anni e vive nel mio paese natale Pieris. Le fa piacere sentirmi tutti i giorni.

Ha chiesto aiuto alla fede nei momenti difficili?
Quando ho avuto, come succede a tutti, delle crisi ho pregato. E le ho superate.

Crisi religiose, private o di lavoro?
Con la preghiera si risolve ogni tipo di crisi.

Lei prega molto?
Ho un buon rapporto con il Padreterno.

Ha mai chiesto aiuto lassù per vincere una partita decisiva?
La fede è un fatto serio.

cassano_capello.pngMa anche il calcio, per Lei, è un fatto serio: dicono che non si faccia dare del tu dai calciatori per mantenere le distanze.
Vero. Altrimenti si perde il rispetto. E in campo non obbediscono, specialmente al momento delle sostituzioni.

Un’eccezione l’ha fatta: con Antonio Cassano, il figliol prodigo che non rispetta mai l’epilogo della parabola, Lei è stato molto più di un Mister, ha fatto il buon samaritano, quasi un padre spirituale.
È un fuoriclasse che ha bisogno di una guida. Ho tentato.

Quando giocava nel Milan avrà incontrato il capostipite dei padri spirituali, il famoso Padre Eligio, fondatore di Mondo X, confessore di Gianni Rivera e di altri vip dello spettacolo?
L’avevo incontrato, Ma non siamo entrati in confidenza.

Lei era amico di Gianni Rivera, altro calciatore cattolico praticante: è rimasto ancora fedele alla Chiesa?
Sono ancora amico di Rivera. Se sia tutt’ora praticante, dovete chiederlo a lui.

In questo momento sono tutti pazzi per Padre Pio: anche Lei tifa per il santo delle stigmate?
Non ho santi a cui mi rivolgo particolarmente. Anche nella vita professionale, sono andato avanti senza avere santi in Paradiso. Ho una devozione particolare, come tutti gli abitanti del mio paese, per la Madonna di Barbana. È un santuario che si trova sull’isola di Barbana di fronte a Grado, in provincia di Gorizia, dove la prima domenica di luglio si festeggia il «pardon di Barbana» con una processione di barche. Una tradizione che risale al 1327.

Parliamo di Papi: ha incontrato Benedetto XVI?
Non sono riuscito finora a incontrarlo. Ma spero di avere udienza al più presto. Ne ho incontrati quattro, l’ultimo è stato Giovanni Paolo II.

Anche Lei è stato conquistato dalla personalità magnetica e carismatica del Papa-santo-subito?
Non ho preferenze. Sono un cattolico. E per me il Santo Padre è il Vicario di Cristo sulla terra. Chiunque sia.

I Papi difendono la vita, sotto ogni forma: Lei che cosa ne pensa?
Sono perfettamente in linea con i Pontefici.

Lei ha detto di avere un buon rapporto con il Padreterno: per questo va molto d’accordo con Silvio Berlusconi?
Tempo scaduto.

Neanche un minuto di recupero?
Neanche.

La prego.
Le preghiere vanno rivolte molto in alto.

Appunto.

 

Articolo tratto da Studi Cattolici n° 567, maggio 2008, a firma di Claudio Pollastri.

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.