La Freccia del Sud

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Un film di Ricky Tognazzi. Con Michele Riondino, Lunetta Savino, Luca Barbareschi, Elena Radonicich Coproduzione: Rai Fiction e Casanova Multimedia. Prodotto da Luca Barbareschi per Casanova Multimedia. Target:11+. Uscita: Rai Uno 29 e 30/03/2015.

Le imprese leggendarie di Pietro Mennea sono raccolte in un ritratto che ne racconta la straordinarietà, come atleta e come uomo …

Più i sogni sono grandi, più grande è la fatica. Così parlava Pietro Mennea.

Medaglia d’oro nei duecento metri piani alle Olimpiadi di Mosca, unico duecentista nella storia dell’atletica mondiale a qualificarsi per quattro finali olimpiche, detentore fino ad oggi del record europeo sui 200 metri. Quel 19” 72 che è rimasto scolpito tra le stelle e che riflette la vicenda umana di un atleta che ha sempre tagliato il traguardo di ogni sfida con grande coraggio, fatica e determinazione.

Un uomo straordinario che per tutti era la freccia del sud. La leggenda racconta che da piccolo Mennea si fosse guadagnato la fama in città sfidando in corsa le macchine dei ragazzi più ricchi. Non c’era nessuna in grado di batterlo, lui le bruciava tutte in velocità.

Pietro Mennea non ha mai amato i riflettori e la sua personalità è stata forgiata dal sole rovente della Puglia, terra aspra, piena di luce e di silenzi come lui. A ricordare la sua storia è stata la fiction Freccia del Sud, andata in onda su Rai Uno il 29 e il 30 Marzo.

Michele Riondino ha interpretato questo piccolo grande uomo nato a Barletta senza mai risparmiarsi, prestando muscoli, smorfie e sudore ad un campione che non aveva le misure perfette per diventare un atleta e che invece è riuscito a portare sul podio una nazione intera che lo ricorda ancora con grande affetto.

La fiction firmata da Ricky Tognazzi – nonostante alcune licenze (l’incontro con la moglie Manuela avvenne in realtà nel 1996 quando Mennea aveva già smesso di gareggiare) – ha raccontato molto bene i gesti di Pietro e il suo mondo condiviso soltanto con le persone a lui più care.

Un mondo fatto di passione per la corsa, di ammirazione per l’atleta Tommie Smith “The Jet”, di allenamenti faticosi e solitari, interrotti soltanto dalle competizioni. E ancore le incomprensioni con la madre (Lunetta Savino) che sognava un figlio commercialista, l’incontro con l’allenatore Carlo Vittori (Luca barbareschi) che l’ha sempre sostenuto, la sfida storica con il russo Borzov e l’amore per la moglie (Elena Radonicich). Per non parlare della laurea in Scienze Politiche conseguita di nascosto per non deludere i genitori (la prima di quattro lauree), le incomprensioni con una parte della stampa e l’amicizia con Gianni Minà. Per arrivare alle Universiadi del 1979 e alle Olimpiadi del 1980.

Insomma un ritratto a tutto tondo di un atleta e di un uomo straordinario che credeva che la fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni amava ripetere.  Di questo ne era convinto lo stesso Tommie Smith al quale Mennea ha sottratto il record del mondo. “Non ho mai visto” diceva “una persona così ostinata e concentrata come Pietro”.

Appesi gli scarpini al chiodo Mennea è diventato avvocato, docente universitario e commercialista, scrittore ed è stato a lungo impegnato in politica. Senza mai dimenticare il prossimo. Nel 2006 ha dato vita insieme alla moglie alla Fondazione Pietro Mennea Onlus per la Ricerca e lo Sport con uno scopo primario di carattere filantropico.

Un esempio per tutti coloro che rincorrono un sogno. Una vita da raccontare, appunto, che è stata spenta troppo presto da una malattia inguaribile anche se il suo ricordo – si legge nel sito Face book a lui dedicato – continua a vivere nella mente e nel cuore di chi ha conosciuto l’uomo e le sue imprese.

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia