La letteratura fantasy

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Il Fantasy è un genere che in questo periodo gode di grandissima considerazione. Perchè?
Perché quella reazione che viene scatenata da ogni tipo di libro, e cioè quella di immedesimarsi nella situazione descritta, viene stimolata in misura maggiore dal fantasy.
Perché in questo genere di libri non si tratta semplicemente di immaginare come Renzo avrebbe dovuto punire Don Rodrigo, ma sei portato a creare addirittura un mondo nuovo nella tua immaginazione; un mondo che, proprio perché nuovo, non può essere costruito solo dall’autore, ma necessita di un grandissimo sforzo di fantasia, appunto, del lettore.

Quindi in pratica nel fantasy il lettore è co-autore, perché senza l’immaginazione del lettore un mondo pieno di elfi, nani ed hobbit semplicemente non potrebbe esistere.

Basta pensare che originariamente il fantasy è nato (dalla penna di J.R.R. Tolkien) come risposta nordica alla tradizione narrativa epica del Mediterraneo, appunto per tentare la creazione postuma di una mitologia britannica. Purtroppo il fantasy si è andato sempre più “sporcando”, mischiandosi con altri generi come il giallo, l’horror, la narrativa per ragazzi e addirittura il romanzo d’amore.

In ogni caso quello che è in grado di essere effettivamente “mondo nuovo” dell’immaginazione è solo e soltanto il fantasy puro, dove per puro intendo principalmente l’opera omnia di Tolkien e autori del genere, insomma il romanzo fantastico con due precise connotazioni: un forte richiamo all’epica ed un confronto bene-male rigido, statuario, importante; fra gli italiani consiglio la lettura de “L’Ultimo Elfo”, di Silvana De Mari, fantasy per ragazzi divertente e leggero.

Fra il fantasy “spurio” i migliori a mio parere sono i romanzi di Robin Hobb (la Trilogia dell’Assassino) e Licia Troisi (Le Cronache del mondo Emerso), e forse in misura minore quelli di Christopher Paolini (Eragon) e di Enzo Trugenberger (Damlo il Roscio).

 

Cogitoetvolo