La liberazione del gigante

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Italia, XIII secolo. Il Paese e tutta l’Europa sono costretti a fare i conti con il violento attrito tra Impero e Papato per la nomina delle investiture e per il riconoscimento della sovranità. Tale materia sarebbe stata sufficiente per la trama di più di un romanzo; eppure, de Wohl decide di indugiare su di una figura rimasta esclusa da tali dinamiche, un frate domenicano che passerà alla storia come il serafico dottore: S. Tommaso d’Aquino. Un protagonista di romanzo un po’ sui generis che, pur apparendo di rado, amalgama e riunisce attorno a sè le aggrovigliate trame della narrazione, come un’ombra che tutto sovrasta facendo sentire la sua voce, lontana ma sempre presente.

Una vita, quella del Santo Dottore, che certamente non si prestava alle necessità del genere letterario, così esclusivamente divisa tra lo studio, l’insegnamento e la preghiera. Apparentemente, un ostacolo insormontabile che avrebbe messo a rischio la dinamicità del racconto. Ma la letteratura giunge fin dove la Storia, così irretita dalle scrupolose necessità della materia, non arriva. Può riempire il vuoto lasciato dal complesso reticolato di date, eventi e interpretazioni, edificandovi sopra una propria, piccola parte di storia, vera e falsa al contempo, in quanto realizzabile ma mai verificatasi.

Ecco quindi che uno di quei attori anonimi assume delle proprie fattezze fisiche, una propria interiorità, prende vita movendosi all’interno dell’azione. Piers Rudde, fiero e leale cavaliere inglese a seguito  di Federico II, è pregato da Rinaldo d’Aquino di liberare suo fratello Tommaso dall’abbazia di Montecassino, in fiamme per l’attacco mosso dall’esercito dell’Imperatore, il quale, gravato dalla scomunica papale, ripagava il servizio bruciando Chiese e conventi, trucidando sacerdoti e religiosi. Piers riesce nell’impresa e può così riportare il corpulento monaco sano e salvo a Rocasecca, residenza dei nobili conti d’Aquino. Ed è qui che il cavaliere fa la conoscenza di colei che gli cambierà per sempre la vita: Teodora d’Aquino, sorella di Tommaso, della cui bellezza e leggiadria rimane fatalmente colpito. Un amore che poggia su fragili fondamenta,  ostacolato dalla differenza di rango tra i due, e che spinge l’inglese a mantenerlo segreto, limitandosi a servirla con tutta la fedeltà e la devozione che aveva in corpo.

Tommaso e Piers. Un cavaliere della fede e un condottiero valoroso; due personaggi accomunati dalla ricerca della felicità piena, ma chiamati a lottare in campi di battaglia differenti. Il romanzo scende in profondità nell’intimo dei due protagonisti. Piers è in continua ricerca, non comprende, né riesce ad accettare, molti aspetti della vita ai quali il saggio Tommaso sa benissimo come rispondere. Le convinzioni di quest’ultimo invece rimangono salde dall’inizio alla fine del racconto; tutt’al più, saranno coloro che gli stanno accanto ad essere influenzati dal suo carisma e dalla sua fede, incrollabile anche nei momenti più tragici e difficoltosi della sua esistenza.

Secondo le fonti, S.Tommaso doveva essere un uomo molto corpulento e riservato (da qui il soprannome “bue muto” attribuitogli dai colleghi di università) tuttavia dotato di una strabiliante personalità e capacità persuasiva perfettamente armonizzata con una pacata flemmaticità.

Ed è così che il libro ce lo presenta, riportando alcuni degli aneddoti più noti sulla vita dell’Aquinate. Ci stupiamo nel leggere il più grande teologo della cristianità affacciarsi alla finestra dopo aver sentito i suoi confratelli gridare “Tommaso, guarda, un asino che vola!”, ma poi ci tranquillizziamo nell’ascoltare la sua lapidaria riposta “ Credevo più probabile che un asino volasse, piuttosto che un domenicano mentisse”. Le fonti ci raccontano che spesso era così concentrato nei suoi pensieri da dimenticarsi di tutto ciò che avveniva intorno a lui; a tal punto che, durante un banchetto, immerso nei suoi ragionamenti, e avendovi finalmente trovato una soluzione, batté violentemente il pugno sul tavolo, completamente dimentico di tutti i commensali che gli stavano vicino, tra i quali il re di Francia in persona.

E’ come se Tommaso fosse stato predisposto per compiere la sua impresa:  così dotato di una portentosa intelligenza che gli consentì la liberazione di quel Gigante, Aristotele, che era rimasto incatenato per più di tredici secoli, adombrato dalle distorte interpretazioni islamiche, e la cui filosofia si rivelò, grazie al Serafico Dottore, un’arma potente ed efficace per appianare l’apparente contrasto tra fede e ragione. “Noi vogliamo insegnare gli uomini a pensare, ma non abbiate troppa stima di me, poiché la nostra fede non si fonda sul pensiero umano, bensì su ciò che Dio stesso ci ha insegnato. E’ tuttavia confortante sapere che abbiamo la ragione dalla nostra e non contro di noi, come tanti falsi filosofi vorrebbero farci credere”

Fede e Ragione, Dolore e Amore, sono temi che si dispiegano nel corso del romanzo, affrontati mediante la lente d’ingrandimento della filosofia tomista. Da un certo punto di vista, si potrebbe dire che proprio il Dolore sia il filo rosso che attraversa tutto il racconto, un dolore inteso come distacco. Che cosa significa infatti soffrire? Qual è la causa del soffrire, quale la sua conseguenza? Quando le parti che dovrebbero essere unite vengono separate e ostacolate nella loro tendenza a riunirsi, abbiamo la sofferenza dalla quale deriva il dolore. E nel romanzo sono due le coppie  che si struggono nel tentativo di ritrovarsi: Piers e Teodora, Tommaso e Dio. Due tipologie d’amore differenti ma non per questo in contrasto tra loro: l’amor profano, invece di confliggere con l’amore sacro, o di porsi accanto ad esso in una dinamica autoreferenziale, ne costituisce la similitudine e la prefigurazione.

La liberazione del gigante è un romanzo poliedrico, rigoroso e appassionante, pieno di spunti di riflessione. Consigliato a tutti coloro che ad un racconto non chiedono un semplice momento di evasione, bensì attendono la proposta di temi su cui rimuginare anche molto tempo dopo la lettura. Una profondità di temi che, è bene precisare, non esclude il piacere della lettura.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La liberazione del gigante
Autore: Luis De Wohl
Genere: Avventura
Editore: BUR
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 233

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.