La linea d’ombra

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3° classificato del concorso Una storia per la vita – 2012

 

C’è un tale silenzio da udire la canzone cantata una volta. Nel nostro sorriso non c’era pena, né malinconia. C’era solo tanta voglia di libertà. Eravamo – semplicemente – giovani.

Oggi quella canzone non mi restituisce nulla, allunga come una linea d’ombra ed amplifica dei ricordi già colmi di rabbia.

Oggi, c’è qualcosa che spegne il mio sorriso, qualcosa che mi abbatte, mi demolisce.

Ho mani e piedi in frantumi, e vomito a intermittenza. Sono una fontana che zampilla fiotti di dolore e rimorso. E tremo, quasi fossi quel granchio che impavido sfida le onde.

Anch’io sto tentando di scalare una roccia che s’alza dal mare. « Cambierei volentieri la mia vita con la tua – gli confido – almeno tu hai questo mare! ». Cambiare la propria vita con quella di un granchio? Ebbene sì, è l’unica strada per non morire.

Vorrei rivedere la pancia che avevo un tempo quando non sapevo nulla e vivevo spensierata, ignara, quasi incosciente. E riassaporare il frastuono ormonale che sconvolge corpo e anima.

Non c’era scelta che non avrei rifatto, tranne questa: recidere una parte di me!

« I giovani sono fiori – mi ripeteva sempre la nonna – e finiscono in fretta di profumare quando sorge un problema ».

Chi mai mi ha fatto appassire?

Chi? Voglio saperlo!

Dove sono finiti i profumi e le ali di quell’età?

Ho commesso uno sbaglio, ho accettato il bambino, poi … gli ho negato la vita.

Ma che fine aveva fatto suo padre?

A chi avrei dovuto chiedere un consiglio?

Lo so! Non sono un esempio, sono solo uno sbaglio!

La vita s’è presa gioco di me ed io c’ho messo il resto.

C’è stato un momento in cui ho capito che la moralità vive dentro ciascuno di noi, è come nascosta, eppure ha bisogno di uscir fuori. Forse era quello il profumo di cui parlava mia nonna. Ah, se ci fosse stata lei e il suo buon senso! Lei che voleva restare giovane anche su una gamba sola!

« La vecchiaia è come un abisso se la giovinezza è una cima ».

I ricordi fanno rumore, le parole fanno silenzio. Adesso, ricordi e parole danno solo dolore.

Mi sento già vecchia, nonna, altro che cima! L’abisso cobalto è a pochi passi da me e dondola poco oltre l’orizzonte. Tutto si muove … ed io … non mi muovo da qui. Non mi stupisco. Di niente. Vivo la vita di chi mi ha scaricato tra le mani una responsabilità ed io, di rimando, l’ho lasciata a qualcun altro. Proprio come avviene in una catena di montaggio: ciascuno dà ad un altro qualcosa ma nessuno tiene niente per sé.

Ecco. Non possiedo niente! Neppure le chiavi della mia vita e non so decidere perché nessuno m’ha insegnato a farlo.

Avevo sedici anni e un diario. Ricordo solo che le mie amiche parlavano dei ragazzi più grandi, amavano uscire il sabato sera e fare baldoria.

Ricordo solo che stavo in silenzio, con un groppo in gola. Non dicevo nulla. Non dicevamo nulla.

Ciò che ho fra le dita si decompone, sulla sabbia fredda si sgretola.

Oggi m’aggrappo all’aria che affatica il reflusso del mare, ad ogni espirazione butto via tossine di rancore.

Silenzio.

Onde che vanno e vengono.

La tramontana scompagina frange di capelli castani. La mano sussulta e si distende sul ventre piatto. E la speranza che il cuore mi restituisca un suo battito …

Immagini che si rincorrono. Un sibilo, due … accompagnano lacrime amare che scorrono senza nemmeno pensare.

“Mamma, perché non eri lì con me? ”.

M’avresti detto: “ Non farlo! Stai facendo uno sbaglio! ”.

Eppure, anche in quel momento, per te, sarei stata un fiore delicato e indifeso.

Il sale si sedimenta sulla pelle e scalfisce le pareti dure del cuore, mordo le labbra per farmi del male, per sentire sulla mia carne lo stesso identico sbaglio, lo stesso identico peso.

Giulio – avrei voluto chiamarlo così – ancora oggi mi parla. La sua vocina leggera ha il suono di un sogno, un terribile sogno.

Lancio un grido forte che spezza la magia del tempo. S’alzano in volo gabbiani impauriti e tumultuose garriscono le lenzuola lì sui balconi.

Levo la maschera. Non l’avevo mai fatto prima. E tremano le gambe.

Mi sento sola. Manovrata, incalzata, costretta a rimanere impreparata alla vita.

« Alla nascita d’un bimbo il mondo non è mai pronto ».

Io avrei voluto esserlo, se solo … qualcuno avesse creduto con me in questo dono …

Il cielo annebbiato è già tinto d’azzurro, la vista si distende in silenzio sull’immensità del mare.

Mi corre incontro Manuel ed è come se mai avessi pianto, mai avessi sofferto. Arrossa le gote e mi salta in braccio, allunga le sue piccole mani al mio collo e le intreccia strette, come un nodo per spezzare, poi, i solchi lasciati dalle lacrime.

Fiammeggia il suo sguardo nella bellezza della vita. Tutto d’un tratto m’assale ed è paurosamente e meravigliosamente sublime.

Il dolore resta lì, in quell’angolo di sabbia remota e vicina, in quella nicchia di errori passati d’un altrove mai troppo lontano.

A distanza di anni non posso non pensare a quella scelta che m’ha cambiato la vita.

Ma c’è un fiore profumato da accogliere, oggi, adesso, in questo preciso momento. Devo farlo crescere, amarlo, ascoltare i suoi passi sui miei, il suo odore nell’aria.

La linea d’ombra ha per me un confine leggero.

Passato e presente.

Lungo questo confine ho lasciato parlare voci e versi dei grandi. E non ho trovato più niente o nessuno che potesse salvarmi la vita così. Ho lasciato che quella parte di me non scomparisse mai del tutto; quella parte giovane, effervescente, vitale, carica di entusiasmo e di sogni. La parte migliore.

Ho sbagliato e non ho mai avuto nessuno che mi facesse rialzare. Ho negato la vita per potermi ricredere e capire che era il momento, era l’attimo giusto, per ritrovare me stessa.

Lascerò a quel granchio che ho visto da giovane l’audacia e il coraggio di rischiare, sfidare, assalire le grandi maree. E lascerò che mio figlio cresca come avrei voluto farlo io: con una pianta forte in grado di reggere il mio fragile stelo. Allora, forse, potrò dirmi “sazia” di quell’attimo di vita veramente vissuta. E dire, magari, che si sarebbe trattato di Eternità.

 

« Fin dove si stende la vista, qui regna l’attimo,

uno di quegli attimi terreni

che sono pregati di durare ».

(Wislawa Szymbroska)

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!