La mafia uccide solo d’estate

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Un film di Pierfrancesco Diliberto. Con Pierfrancesco Diliberto, Cristiana Capotondi, Ginevra Antona, Alex Bisconti, Claudio Gioè. Produzione: Mario Gianani e Lorenzo Mieli per WildSide con Rai Cinema. Genere: Commedia. Durata: 90 min. Italia, 2013. Data di uscita: 28/11/13. Target: 14+

Arturo è un simpatico bambino palermitano, da sempre innamorato della sua compagna di classe Flora. Ma la storia del suo amore sembra essere, in ogni sua parte, intrecciata con le azioni della mafia, con le autobombe, gli omicidi e le stragi …

“A Palermo” racconta fin dall’inizio la voce nasale e inconfondibile di Pif “la mafia ha sempre influenzato la vita di tutti”. Intanto  scorrono veloci davanti agli occhi dello spettatore le immagini del golfo di Mondello, piccolo gioiello caraibico incastonato tra una città chiassosa e una natura  arida e incontaminata. E’ proprio camminando tra la sabbia bianca e sottilissima di Mondello, è proprio  chiacchierando con i palermitani riuniti lì d’estate (sempre loquaci e socievoli) che ci si rende conto che la realtà è leggermente più complessa di quella che Pierfrancesco Diliberto (qui alla sua opera prima come regista e sceneggiatore) ha voluto raccontare a partire dalla  sua prima frase programmatica. La mafia è parte della storia di una città e di un’isola che è alla periferia d’Europa e dove lo Stato ha per molto tempo faticato ad imporre le sue leggi e il diritto. In questa isola in mezzo al mare e bruciata dal sole la nascita e lo sviluppo della criminalità sono stati troppo a lungo  percepiti come un dato fisiologico e naturale così come gli omicidi e le stragi continue. La storia raccontata dal regista in fondo vuole essere il racconto della lenta presa di coscienza del popolo palermitano nei confronti della mafia che, secondo il regista, per troppo tempo è stata negata e presentata dagli stessi siciliani come un fatto puramente giornalistico.

La costruzione di una coscienza civile da parte di una Palermo finalmente libera  dalla violenza stragista e da qualsiasi forma di oppressione coincide nel film con la crescita e la presa di coscienza dello stesso protagonista Arturo (interpretato dal bravissimo Alex Bisconti ) che viene concepito dai suoi genitori nello stesso anno dell’uccisione del capo mafioso Michele Cavataio. Il piccolo Arturo cresce, va a scuola, impara le tabelline e si innamora di Flora, cercando perennemente un senso nella passività che pervade le strade della sua città attraverso la testimonianza di alcuni eroi, buoni e gentili, che vedrà morire nell’adempimento del loro dovere e qui ritratti anche nella loro anonima quotidianità: il commissario Boris Giuliano che con i baffi imbrattati di zucchero a velo offre al piccolo protagonista un iris alla ricotta o il generale Dalla Chiesa che gli concede un’intervista. Ma il vero eroe del piccolo Arturo in realtà non si fa mai vedere a Palermo, ma soltanto sui giornali e in tv. Si tratta di Giulio Andreotti che Pierfrancesco Diliberto presenta, pur non attaccandolo mai direttamente, come un uomo attorniato da un fascino un po’ sinistro e  quasi come un  complice senza macchia di una criminalità che sembra inarrestabile.

Ma Arturo, con i suoi sogni e le sue speranze, sembra sottrarsi lentamente al circolo vizioso per cui tutti sanno che la mafia esiste, ma nessuno è autorizzato a parlarne al di fuori di una cerchia strettamente personale. E crescendo questa consapevolezza sembra essere ogni giorno più forte e coincide con il risveglio, improvviso e quasi catartico, della città in cui ha sempre vissuto.  Un risveglio che si consuma sull’autostrada di Capaci prima e in via d’Amelio pochi mesi dopo, come ben dimostrano le immagini di repertorio che suscitano nello spettatore una grande emozione. E mentre il protagonista si accalca insieme alla folla che preme per entrare in Cattedrale dove si stanno celebrando i funerali del giudice Borsellino anche il suo amore sembra giungere a piena maturazione. Il bacio con Flora è, infatti, inaspettato e liberatorio, simbolo di uno strappo con un passato che non si vuole dimenticare, ma che si vuole definitivamente lasciare alle spalle.

Pierfrancesco Diliberto  ci presenta, quindi, un ottimo film d’esordio che sta perfettamente in equilibrio tra la commedia e il dramma anche se a volte risente di un certo didascalismo. Un film scritto e diretto da un uomo che ama profondamente la sua città e la presenta senza filtri. Un film, verrebbe da dire,necessario per ricordarci che la mafia e, in genere, la mentalità mafiosa non sono ancora del tutto sconfitte come dimostrano le recenti minacce al pm Di Matteo e la cui visione è consigliabile soprattutto alle nuove generazioni affinché possano ricordare  sempre un recente e doloroso passato che speriamo non debba tornare più.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.