La mia infantile, iconica, t-shirt

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Non rinunciare mai alla tua icona, il tuo eroe personale che possa sempre ricordarti la lezione più importante…

Metto a lavare la t-shirt. Un acquisto recente, non rinuncio mai alle mie maglie eclettiche. Sono infantili, forse, ma il danno è fatto: anni e anni di ardite sperimentazioni, vuoi o non vuoi, lasciano il segno. Questione di stile.

La t-shirt del mese (non che ne usi solo una ogni trenta giorni, si intende) è la foto di un uomo nero in accappatoio bianco, che indica due parole sul cartello che gli copre parzialmente il viso: the greatest. Del suo viso, si vedono gli occhi spalancati, pieni di energia e di ironia. Occhi di chi punge come un’ape e vola come una farfalla. Gli occhi di Muhammad Ali, semplicemente il più grande.

Chissà come sta, penso. Sono trent’anni che lotta contro il Parkinson. Poi, la triste notizia. Il mondo piange un altro uomo eccezionale, protagonista di un’epoca, straordinario innovatore fuori dal coro, nello sport come nella vita.

Presto, però, potrebbe non rimanere più nessuno da ricordare. Inutile mentire, è così. Del resto, esistono tre categorie di uomini. Quelli che nessuno si filerà mai, perché si sono limitati a vivacchiare. Quelli che fanno bene il loro lavoro, e finisce lì. E poi quelli che scrivono il loro nome nel grande libro della Storia. Sono gli uomini che ci mettono la faccia; gli uomini che pensano in grande; gli uomini che combattono; gli uomini che non si accontentano di essere grandi pugili, grandi pittori, grandi avvocati o grandi passanti senza nome, ma che vogliono cambiare il mondo con una frase, con un gesto, con una canzone, con uno schizzo di colore.

Che fine faranno i nostri valori quando il mondo non darà più uomini e donne in grado di fare la differenza, in grado di rendere possibile l’impossibile? Ci saranno sempre eroi del quotidiano, direte voi. Ed è vero, perché sono (anche) gli eroi di tutti i giorni a fare la Storia. Basterà? Spesso, purtroppo, questi nomi si perdono tra le righe di una prosa troppo lunga, si ricordano solo fino all’ultima sentenza che li cita, e quando le mode passano, passano anche loro.

Il mondo ha bisogno di icone. Noi tutti ne abbiamo bisogno. Figure grandi, immortali, che traccino il confine tra ciò che è solo normale e ciò che è rivoluzionario. Tra ciò che “non fa male” e ciò che fa bene. Tra un ingrediente commestibile e quel pizzico di follia che dà vero gusto alla vita.

Che si tratti di tuo nonno, di tua madre o di uno sconosciuto ragazzone di Louisville, non rinunciare mai ad avere la tua icona, il tuo eroe personale che possa sempre ricordarti la lezione più importante: dentro un ring, o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.