La moda passa, lo stile resta

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Così sentenziava Madame Coco Chanel, icona della moda femminile del Novecento, che si incarnava nei vestiti per donne eleganti e moderne.

Non si sa di preciso quando sia nata la moda. Però, si sa come, e anche perché: in una società, c’è sempre qualcuno che, per il proprio gusto e la propria eleganza, fa moda.

Per esempio, nella Roma d’età augustea, a dettare legge erano le Giuliae, moglie, figlie e zie dell’imperatore Ottaviano; nel Medioevo, invece, solo ai nobili era consentito indossare abiti dai colori sgargianti ed erano, comunque, sempre le mogli dei ricchi feudatari a imporre il proprio modo di vestire alle altre. Ma è nel corso dell’Umanesimo e del Rinascimento che la moda raggiunge il proprio culmine: le donne si sbizzarrivano tra diverse stoffe, innumerevoli colori, a seconda non solo del ceto sociale, ma anche e soprattutto della provenienza: famosi gli abiti veneziani, per le loro preziose stoffe e complicate architetture, ancora oggi ammirati in occasione del carnevali di Venezia; celeberrimi i tessuti delle Fiandre, prodotti con il filo di Fiandra; diffusissime le gonne scozzesi, molto diverse dal kilt che immaginiamo come emblema del vestiario scozzese, indossate dalle regine e dalle dame di corte, molto costose, perché prodotte con l’ancora molto ricercata lana Cashmire.

Nel corso di Sette, Otto e primo Novecento, invece, non è più l’abito che si modella sul corpo, ma è il corpo che si modella sull’abito: nascono strettissimi e scomodissimi corsetti che assottigliano la vita e allargano i fianchi, e viceversa; vengono creati cerchi e gabbie per far apparire più floride le cosce.
Per parte maschile, invece, avviene il processo inverso: dalle scomode calzamaglie medioevali e rinascimentali, naturale evoluzione delle braghe, introdotte dai barbari in Occidente alla caduta dell’impero romano, si passò poi ai pantaloni, nei tessuti più svariati: raso, seta, lana, sperimentali tessuti ricavati dalle piante. La tunica romana si accorciò sempre di più, divenendo casacca, camicia, giacca, panciotto, gilet.
È ottocentesca la nascita del frac, primo vestito elegante maschile moderno.

Le donne sembravano destinate all’eterna scomodità dei corsetti, quando Mademoiselle Chanel, all’epoca semplice sarta in un emporio parigino, non ebbe la geniale idea di utilizzare pantaloni dal taglio maschile, gilet, camicie per i suoi primi modelli. Accorciò le gonne e le rese più frivole, adatte ad una donna già padrona dei primi diritti.

E oggi, chi fa moda?
Bisogna distinguere, come distingueva anche madame Chanel, in “moda” e “stile”.
Lo stile non è moda.

La moda è quella delle star, quella che vediamo sfilare sul tappeto rosso in occasione dei Grammy Awards, degli Oscar, o dei BAFTA: dettami generali, che poi ogni casa di moda e ognuno personalizza, a seconda del proprio personale gusto.
Per esempio, una moda recentemente tornata in auge è quella della minigonna: semplice e sartoriale per Hilfiger, torchiata e di pelle per Dolce&Gabbana, tutta rouches e volant per Meschino, leggera e impalpabile per Chanel.
Di jeans per la ragazza in motorino, scozzese per quella con il cane, di velluto per l’altra dentro il bar.

Da quando l’uomo si è costituito in società civili, accanto alla storiografia, ai poemi, alla politica, alle guerre, c’è la moda.
La moda è per tutti, lo stile per ognuno.

 

Cogitoetvolo