La musica del diavolo

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Siamo costretti ogni giorno, nostro malgrado, a scontrarci con migliaia di luoghi comuni e notizie false che provano ad attanagliare le nostre vite, come acari della polvere che approfittano di questa enorme polveriera che è il mondo. Per fortuna che c’è Cogitoetvolo, direte voi. E avete ragione, perché crescere vuol dire innanzitutto far emergere gradualmente il proprio spirito critico senza accettare passivamente e dogmaticamente le false verità che ci vengono proposte. Costringere un popolo all’ignoranza è il modo migliore per schiacciarlo, dominarlo, condurlo alla rovina.

Perdonate il mio proemio, ma a volte non resisto alla tentazione di esordire con toni epici e pomposi. Di luoghi comuni ce ne sono tanti, ma pochi hanno attirato la mia attenzione con la stessa intensità di questo: il rock è la musica del diavolo, della droga, del sesso e della perdizione. Vi capiterà spesso di sentire parlare dei Led Zeppelin, dei Beatles, dei Deep Purple, dei Black Sabbath o addirittura dei Queen, come scatenati devoti del demonio, dediti alle più varie attività esoteriche. I messaggi subliminali, i rapporti di Jimmy Page con la dottrina di Aleister Crowley (noto mistico e occultista britannico), lo stesso Crowley nella copertina di Sgt. Pepper, le canzoni allo stesso personaggio dedicate da vari artisti (la bellissima “Mr. Crowley” di Ozzy ad esempio, in cui il giovanissimo Rhandy Rhodes fa sfoggio della sua grande bravura alla chitarra), eventi tragici (come la morte di John Bonham) connessi, da qualche pettegolo, a circostanze e coincidenze misteriose e oscure.

Andando via via indietro nel tempo si arriva poi a Niccolò Paganini, che tanti definivano indemoniato e che non era di certo un rockettaro; da questo è facile capire che il connubio musica-demonio ha sempre affascinato il popolino.

Negare che molte band degli anni ’70 avessero un certo gusto per l’esoterico, sarebbe senz’altro sbagliato. Per capire però il fenomeno in questione occorre innanzitutto capire la cultura di allora: tra gli hippie (quelli non cristiani si intende), si andava diffondendo il mito della cultura new age che, proprio a causa di personaggi come Crowley, ha lasciato un’impronta indelebile nella vita artistica di questi grandi della musica. Il messaggio del famoso occultista (che per altro soggiornò per un bel po’ nei pressi di Cefalù prima di essere cacciato dal regime fascista) era sostanzialmente quello di fare “tutto ciò che si vuole, purchè non dannoso per gli altri”, motto che non poteva lasciare indifferenti certi artisti completamente dediti al culto di sé stessi. Ergo, contemporaneamente all’esplosione del fenomeno, tutto sessantottino, del collettivismo esasperato, si tentava anche la ricerca individuale ed egocentrica del piacere, inteso in tutte le sue forme, senza limiti. La figura di Satana fu quindi proposta, più o meno direttamente, come figura carica di narcisismo e totalmente libera da ogni sorta di giudizio morale.

Nella sostanza, quindi, il rock veniva usato come canale per provocare, stupire, spaventare, ma senza intenti propriamente religiosi. Satana era solo l’espressione romantica, terribilmente alla moda (la sua tipizzazione risaliva addirittura a Milton, nel suo “Paradiso Perduto”, o a certi scritti dei poeti “maledetti”), di un certo modo di concepire la vita nel momento del distacco definitivo dall’ancient regime pre-sessantottino. Se partiamo da un’analisi del genere, non possiamo ovviamente concludere che sia necessaria, come propone qualcuno, una vera e propria crociata contro il rock. Io addirittura non la proporrei neanche per le band che si spingono ben oltre (Death SS, Cannibal Corps, Dimmu Borgir, Cradle Of Filth, Slayer), trattando frontalmente il discorso satanismo, perché si tratta evidentemente di fenomeni da baraccone, circensi in cerca di notorietà.

Niente crociate quindi contro Stairway To Heaven, secondo alcuni un vero e proprio inno al Male per via di alcuni PRESUNTI messaggi subliminali; niente crociate contro i Black Sabbath, perché non basta un nome un po’ inquietante per concludere che siamo di fronte a dei pazzi satanisti; niente crociate, perché, al contrario di quanto sostengono certi curiosi personaggi, l’ascolto del rock non nuoce gravemente alla salute (c’è chi, in giro per la rete, dichiara di sentirsi meglio da quando ha smesso di ascoltare i Led Zeppelin).

Il luogo comune riguardo la musica rock, assume poi dei connotati ridicoli, quando una band come gli Iron Maiden viene indicata a furor di popolo come band che istiga al satanismo, al consumo di droga e via dicendo. Qui non c’è nessun discorso culturale da fare, basterebbe piuttosto un po’ di cultura personale: Nicko McBrain, batterista e fondatore della band, è un fervente cristiano con un lieto trascorso da catechista; la canzone spesso incriminata “The Number of The Beast” (stupenda) parla in realtà di un incubo del bassista Steve Harris; diverse sono le canzoni in cui si citano autori cristiani (Revelations è sicuramente la più bella e la più famosa), anche perché Bruce Dickinson, una delle ugole migliori del secolo trascorso, non è di certo un teppistello di provincia, ma un appassionato di storia e letteratura (con due lauree); smentita anche la questione droga, perché Paul Di Anno, che aveva sostituito per un po’ Dickinson alla voce, fu cacciato dalla band proprio per il suo atteggiamento “droga, sesso e rock ‘n roll”.

Indicare una band come “corruttrice di giovani” non è certo carino, specie se i testi sono interamente dedicati alla letteratura di ogni origine ed epoca (in questo contesto, Moonchild, canzone che parla di un’opera di Crowley, non ha nessun intento celebrativo nei suoi confronti). Da segnalare infine, la conversione al cristianesimo di Alice Cooper, artista da sempre indicato come satanista e censurato per le sue esibizioni horror al limite del grottesco…non mi sono meravigliato: già da anni sapevo che donava una buona parte dei suoi guadagni alla parrocchia vicino casa sua.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.