La nuova Barbie cambia corpo

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Dopo 57 anni dalla sua creazione, Barbie abbandona il fisico perfetto. La Mattel lancia una nuova linea di bambole con un corpo più simile a quello delle donne e meno stereotipato

Per più di 50 anni, Barbie è stata così: alta, bionda, con gambe snelle e chilometriche, un vitino decisamente troppo stretto per essere compatibile con i parametri vitali e un seno prosperoso. È la bambola che in assoluto ha riscosso più successo nel mercato globale, diventata un’icona di stile e un giocattolo che non si poteva non possedere. Per alcune è stata il simbolo di un’infanzia: quale bimba non si immaginava le più disparate avventure delle sue Barbie, vestendole con cura e attenzione per ogni occasione? Ken poteva indossare anche la prima cosa che trovava -in fondo lui era un maschio- ma Barbie no, doveva poter scegliere tra tutti i vestiti possibili e immaginabili e doveva essere assolutamente perfetta. Da quando andava a trovare un’amica per fare shopping, a quando si preparava per una gita in montagna o doveva partecipare ad una serata al castello, sia come ospite sia come principessa: nessun dettaglio si poteva trascurare. Non negate di aver cercato anche voi di mettere insieme letti e divani giocattolo per crearle la casa perfetta o di essere riuscite a guardare gli scaffali dei negozi di giocattoli senza che i vostri occhi luccicassero alla vista delle tante Barbie che vi osservavano dalle loro scatole.

Sostenere che ogni bambina avrebbe voluto essere come Barbie mi è sempre parso esagerato, ma bisogna riconoscerle il merito di averci fatto volare con la fantasia. In fondo mentre immaginavamo i più svariati episodi della sua vita, ci sentivamo protagoniste anche noi, realizzando nel gioco i nostri sogni infantili. Barbie era un’adulta con cui potevamo giocare, proiettando le fantasie che avevamo rispetto alla vita futura e al contempo facendoci sentire “un po’ più grandi”. Ma questa bambola è anche stata oggetto di numerose contestazioni, in particolare riguardo alle sue fattezze fisiche. Accusata più volte di contribuire ad alimentare un ideale di bellezza fittizio e artefatto e di insegnare alle bambine che per avere successo si debbano avere delle forme plastiche, è stata considerata come un modello negativo e irrispettoso dell’immagine della donna. Critiche a mio avviso eccessive ed opinabili: non credo che le tante mie coetanee che, come me, hanno trascorso l’infanzia giocando con le Barbie siano cresciute con l’ossessione della sua immagine fisica. Se alcune l’hanno fatto, probabilmente ci sono motivazioni ben più profonde e radicate, che esulano dal gioco in sé. Barbie è solo un giocattolo, le donne che le case di moda e i media propongono come ideali di bellezza e successo lo sono un po’ meno. Quindi se si vuole parlare di canoni di bellezza e di condizionamento delle giovani menti femminili, forse il problema va ricercato altrove.

“Now can we stop talking about my body?”: ora possiamo smetterla di discutere del mio corpo? Questa è la domanda che campeggia sulla copertina del Time, titolo di un articolo in cui la Mattel annuncia quella che è una vera rivoluzione nella produzione delle bambole. Barbie non avrà più un unico fisico stereotipato, ma cercherà di avvicinarsi di più alla varietà e alla diversità dei corpi femminili, introducendo forme meno pronunciate, qualche chilo in più e anche una buona dose di centimetri in meno. Questi gli ingredienti per i nuovi modelli “petite” e “curvy”, che non appena entrati nel mercato hanno già suscitato polemiche, secondo cui questa decisione sia unicamente una strategia di marketing della Mattel, da un po’ in crisi. Effettivamente vi sfido a chiedere oggi ad una bambina se conosce le Barbie: probabilmente vi chiederà se sono in qualche cartone animato. La Mattel sarà anche in crisi e basta farsi un giro tra i prodotti che offrono per rendersi conto che gran parte delle nuove linee di giocattoli riproducono personaggi dei film per bambini. Ma se un giocattolo, per poter avere successo, ha bisogno di un film a cui ispirarsi, forse la crisi non è soltanto dell’economia di un’azienda, ma in generale in un mercato sottomesso a ciò che la televisione propone. E trasposto all’infanzia questo è indice che le nuove generazioni passano sempre più tempo davanti ad uno schermo (forse troppo?).

La scelta di investire sulla realtà e sulla diversità è rivoluzionaria per un marchio che ha sempre avuto lo stesso volto. Con il tempo abbiamo visto Barbie cambiare un sacco di lavori e ora uscire finalmente dalla sua dieta ferrea per essere “una di noi”. Anche lei è cresciuta e ora più che mai rappresenta pienamente l’idea della sua creatrice: essere una bambola adulta, una donna. Chissà che questa idea non porti le bambine di oggi a giocare ancora con lei. Io mi ricordo com’era: con mia sorella ci divertivamo un sacco.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.