La pazienza è la virtù dei forti

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Conoscete tutti il detto, no? La pazienza è la virtù dei forti. Ma mi sono sempre domandato: perché la pazienza è segno visibile di potenza? Ho sempre avuto come punto di riferimento questo detto, solo adesso ne emerge tutta la verità. “Virtù dei forti”, perché in effetti l’uomo che riesce a controllare i propri impulsi, le proprie pulsioni, viene considerato a tutti gli effetti homoHomo, non “fera”. Noi non siamo schiavi delle nostre passioni, schiavi del nostro ventre, come direbbe un certo Sallustio.
Chi ha controllo di sé, riesce ad essere homo e di conseguenza a sviluppare tutte quelle qualità che gli sono proprie. Qualità innate che in seguito si ripercuotono nei comportamenti, nelle azioni che tendono al bene.
Bene più homo uguale a homo bonus. Secondo la religione cristiana è considerata inoltre una delle più importanti virtù dell’essere cristiano. La temperanza – insieme alla prudenza, alla giustizia e alla fortezza – costituisce il gruppo delle virtù cardinali, qualità che riguardano nella sua essenza l’uomo e si pongono come pilastro di una vita dedicata al bene. Per questo chi è temperante, è homo bonus.

Ma inizialmente abbiamo detto che forti sono coloro che sono pazienti. E chi è forte, di solito, domina in battaglia, nelle contese.
Esempio per antonomasia è Quinto Fabio Massimo, soprannominato per questa sua virtus, il Cunctator, “Temporeggiatore”. Q.F. Massimo fu un politico e generale romano che ricoprì la carica di console mentre la società romana si trovava per la seconda volta in pieno conflitto con Cartagine. Dopo che l’esercito romano venne sconfitto in battaglia presso il lago Transimeno nel 217 a.C., Massimo venne nominato Dictator dal Senato. Annibale era ormai in pieno territorio romano ma, nonostante il suo esercito avesse la superiorità sul campo, Massimo si era reso conto che più l’esercito cartaginese si allontanava dalla patria, meno sussidi e meno appoggio poteva ottenere.
Cosi “decise di non affrontarlo faccia a faccia, ma di consumare, di logorare lentamente, con il tempo il suo vigore, col danaro la mancanza di mezzi, con l’abbondanza la scarsità di uomini in cui lui, Annibale, si trovava. Lo minacciò sempre dall’alto, accampandosi sul suo capo in località montane, per essere protetto contro la cavalleria nemica; arrestandosi quando egli si fermava, aggirandolo di vetta in vetta quando si muoveva, comparendogli innanzi a distanza tale da non essere costretto a combattere potendo però nello stesso tempo incutere all’avversario il timore che avrebbe rotto gli indugi e sarebbe passato all’attacco” (Plutarco, Vita di Fabio Massimo). Questa strategia di logoramento permise a Massimo sia di fiaccare l’avanzata dell’esercito cartaginese sia di avere tempo per l’arruolamento di nuovi soldati.

Sono pochissime, oggi, le persone che si sono create con la loro virtù temperante la strada verso il proprio successo. Esempio su tutti è il modello di gioco del Barcellona del geniale pioniere Pep Guardiola. Come tutti sappiamo, il Barcellona adesso è LA squadra che domina incontrastata nel mondo calcistico ormai da anni. Mettendo in secondo piano le grandi figure di Messi, Xavi, Iniesta (in secondo piano per così dire perché sono loro che costituiscono lo scheletro del Barcellona), più importante per la storia della squadra e per la nostra analisi è sicuramente Pep Guardiola. L’ho definito poco fa un pioniere. In effetti lui ha cambiato totalmente il modo di impostare il calcio giocato tanto che il suo modello è ormai passato alla storia: il tiqui taca. Il tiqui taca consiste in un modo di gioco basato totalmente sul possesso palla ossessivo accompagnato da cambi di ritmo improvvisi. Se si guardano le statistiche di ogni partita del Barcellona, la percentuale di possesso palla è superiore rispetto alla squadra avversaria, ma non  di qualche punto percentuale, bensì  di una ventina di punti. Praticamente significa che loro “hanno la partita”. L’avversario è stato inesistente. Fa quasi impressione. È un modo di giocare super efficace perché, più il possesso di palla è dilungato, più l’avversario deve pressare e quindi correre per poter riconquistare la palla. Ma la qualità di questa squadra è talmente alta che è impossibile conquistare anche una semplice rimessa laterale a proprio favore.
Dunque “possesso palla”  uguale “logoramento della squadra avversaria”. E di conseguenza i giocatori Blaugrana avranno più possibilità di irrompere sulle difese avversarie e quindi più possibilità di andar in goal: quattro anni di dominio incontrastato per un totale di 14 trofei internazionali ottenuti.
E poi c’è chi dice che la potenza non dipenda dalla pazienza.

Articolo scritto da Joseph Sadicon

Cogitoetvolo