La pericolosa situazione del Medio Oriente

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Avevamo dimenticato o quanto meno relegato nei recessi della nostra coscienza il cono d’ombra che aveva avvolto l’intera umanità in seguito all’attentato del 11 settembre del 2001.
Alcuni hanno pensato bene, in nome di una visione del tutto personale del principio della libertà d’espressione, di produrre un film come ‘’L’innocenza dei musulmani’’ dai temi volutamente provocatori e offensivi nei confronti della religione islamica e di denigrare la figura di Maometto attraverso la pubblicazione di vignette caricaturali su alcune riviste satiriche.
La reazione è stata immediata: migliaia di manifestanti del mondo arabo sono scesi in piazza per esprimere la propria indignazione per le irresponsabili parodie create da altrettanto irresponsabili registi e uomini legati al campo del giornalismo.
Tuttavia, dietro le varie manifestazioni di protesta [giustificabili solo quando non sono violente]si cela l’azione silenziosa ma terribilmente feroce di un’organizzazione che strumentalizza l’odio e i sentimenti antioccidentali: Al Qaeda.
L’assalto all’ambasciata americana nella città di Bengasi che ha provocato la morte del diplomatico Chris Stevens e di altri suoi collaboratori svela i piani dell’organizzazione terroristica più temuta del pianeta. Essa ha fomentato la protesta delle masse per colpire gli Stati Uniti e, in generale, l’intero mondo occidentale con una devastante azione militare.
E’ chiaro che la pubblicazione delle vignette satiriche e del film blasfemo sono solo dei pretesti per mettere in atto un’azione già organizzata da molto tempo che aveva soltanto la necessità di trovare una legittimazione per manifestarsi in tutta la sua ferocia.

Questi eventi complicano ulteriormente il quadro già abbastanza complesso della situazione mediorientale della quale può essere utile considerare alcuni aspetti che, seppur non necessariamente legati ai più recenti fatti di cronaca, forniscono una visione più completa delle problematiche che assillano il mondo arabo.

Alcuni mesi fa, l’Egitto ha assistito ad una svolta epocale del suo sistema politico in seguito all’elezione del presidente Mohammed Morsi, primo leader del paese ad essere eletto democraticamente, che appare come l’uomo in grado di guidare la propria nazione e l’intero mondo arabo fuori dall’interminabile tunnel dei regimi dittatoriali.Tuttavia, è chiaro che un simile progetto può essere realizzato in una nazione dotata di istituzioni in grado di assicurare alla popolazione solide garanzie costituzionali e democratiche.
In generale, il mondo arabo non sembra essere in possesso dei requisiti necessari per la realizzazione di un sistema di potere incentrato sul concetto di sovranità popolare.
I principali ostacoli al processo di democratizzazione del Medio Oriente sembrano essere sostanzialmente due:l’ideologia autoritaria e il potere militare.Due strumenti pericolosi che hanno consentito ai regimi dittatoriali di ogni epoca di ottenere il consenso e successivamente di mantenerlo reprimendo brutalmente ogni forma di opposizione.

L’importanza storica dell’elezione del presidente Mohammed Morsi sembra diminuire alla luce di alcune considerazioni:
il nuovo presidente dell’Egitto appartiene ad una corrente politica estremista denominata ‘’Fratellanza Musulmana’’ il cui obiettivo principale è quello di combattere la laicizzazione della società.
Fondata nel 1928 da Hassan al Banna, la compagine politica della fratellanza musulmana possiede una natura antidemocratica, resa ancora più pericolosa dalla simpatia manifestata da diversi leader del partito nei confronti del nazismo.Il carattere autoritario e l’ispirazione nazista della fratellanza musulmana non sono quindi le fondamenta ideali sulle quali costruire il solido edificio della democrazia.
Le precarie condizioni economiche e sociali, la situazione politica instabile e i bassi livelli di alfabetizzazione costituiscono l’humus ideale per la diffusione di ideologie e dottrine politiche estremiste.Gli indigenti, in virtù delle proprie condizioni economiche, saranno più propensi ad accettare una politica dai toni forti e autoritari piuttosto che un sistema di governo democratico basato sul dialogo e la collaborazione, ritenuto eccessivamente debole ed inefficiente.

Mentre la situazione politica egiziana sembra avviarsi verso la normalità o quanto meno verso un futuro meno minaccioso, in Siria continuano i massacri causati dallo scontro tra le forze governative e i rivoluzionari. La brutale repressione del presidente siriano Assad, volta all’eliminazione degli oppositori, non ha risparmiato donne e bambini. In uno Stato che si dichiara repubblicano non c’è posto per la pietà nei confronti del proprio popolo e per il rispetto nei riguardi di una nazione come la Turchia che è costretta a subire gli attacchi dell’artiglieria siriana sul proprio territorio ai quali potrebbe rispondere tramite un’operazione militare su vasta scala. Il potere, per ricollegarci alla questione del presidente siriano,  è una prerogativa allettante per una persona senza scrupoli che deve essere mantenuto a tutti i costi anche se esso comporta il sacrificio di moltissime vite umane.
Poi per giustificare gli eccidi perpetrati dalle forze armate governative, braccio con cui il dittatore di turno toglie di mezzo tutti gli uomini contrari alla politica del regime, basterà diffondere false notizie attraverso le radio e le televisioni di stato.Le persone più ingenue saranno così portate ad immaginare il dittatore come l’unico salvatore della patria e i rivoluzionari come la vera causa di tutti i mali della nazione.

Tuttavia, la Storia darà ragione a tutti coloro che vogliono far valere con forza i propri diritti in virtù dei principi affermatisi nel corso della primavera araba.
L’avvio di una proficua collaborazione tra Occidente e Oriente, inoltre, condurrà certamente a delle notevoli conquiste tra cui l’annientamento del terrorismo internazionale e la fine dello scontro ideologico tra culture diverse che potrebbero essere considerate, in una prospettiva futura, solo come oscuri retaggi del passato.

Studente della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania con un grande interesse per la cultura, la scrittura e lo sport.