La perla è un tempio costruito dal dolore intorno a un granello di sabbia

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– Non ho mai visto una Madonnina così, mamma!

– Neppure io, tesoro.

– Piange, ma non è sotto la croce di Gesù, è seduta, come se fosse in casa sua.

– Hai ragione bambino mio.

– E ha una mano davanti agli occhi… è come se nessuno potesse consolarla. Mamma, ma se lei non la consola nessuno, a noi chi ci può consolare?

Ai piedi del cielo, il mondo steso sotto: valli e vette immerse nella bruma azzurra del mattino. Ci sono volute diverse ore per arrivare, non è più un posto molto frequentato, altri santuari godono di maggior popolarità per più recenti apparizioni della Signora.

L’aria è leggerissima e provoca vertigine, il pensiero accarezza i sassi, i fiori appena sbocciati, i tetti dell’avamposto, la chiesa al centro. L’anima è quieta, il dolore assopito, senti che c’è eppure respiri, riesci a vivere.

Un’altra statua di Maria è in piedi, triste ma non in lacrime, una pesante collana di chiodi, una corona di rose come ornamento del copricapo tipico delle donne di qui. Dolce ma determinata, lo sguardo alzato sulla valle.

Non aveva voluto essere nel numero di quelle oltre 5 mila amniocentesi di cui aveva letto sul giornale nell’articolo sul recente simposio internazionale, tenutosi proprio nella sua città, sulle nuove tecniche di diagnosi prenatale.

“E’ un esame che consente di “indagare” lo stato di salute del feto nel grembo materno per consentire alla madre, ai genitori di… decidere di conseguenza” le aveva detto leggermente scandalizzato il medico, cercando di mantenere un autocontrollo che, si vedeva, era ben lontano dal possedere.

“Non si può non considerare quello che, per la società, è un dato di legge che mette al riparo dai dubbi di coscienza…” continuava a parlare e parlare quell’uomo, ma forse era colpa nostra, che non davamo segno di insofferenza o di qualunque altro sentimento. Guardavo mio marito, immobile come una statua, senza espressione sul viso, e così mi sentivo anch’io, i muscoli immoti, come se nessun nervo arrivasse più a dare impulso.

“Una vita inadatta alla vita non ha ragione di essere, meno dolore per tutti…”

Risoluto scioglie le lunghe gambe, è in piedi ora: “Grazie dottore. Addio. Vieni tesoro, andiamo. Qui abbiamo finito” . Dolcemente mi alza dalla sedia sostenendomi, sorride leggermente, lo sguardo serio ma sereno. Lo amo. Mi fa sentire protetta e sicura, qualunque cosa sia o sarà.

Non mi dispiace vedere la faccia del famoso ginecologo, mago delle diagnosi prenatali, con l’espressione attonita dipinta sopra e non mi importa quando, negli occhi un larvato disprezzo, ci saluta freddamente e non ci accompagna neppure all’uscita.

Sia quel che ha da essere, insieme lo affronteremo: questo è il chiaro messaggio che le mie spalle indolenzite ascoltano dalla sua mano calda appoggiata sopra.

Tu, l’innocente stesa sulla croce

in cui questo mio corpo s’è plasmato

 

– Vedi piccolo mio, la tua sorellina è una piccola perla preziosa costruita a poco a poco nel mio grembo (intessuta delle lacrime del mio dolore) che con tanto amore abbiamo aspettato per poterla abbracciare.

– Per poco, mamma.

– Ma anche pochi istanti sono stati preziosi.

– Ha capito, mamma, ha capito che aveva una mamma e un papà, vero? E un fratello?

– Aveva un buon odore, mamma, e mi guardava, ho visto, io ho visto che mi guardava.

– Ancora ti guarda, piccolino, e sempre ti guarderà. Se avrai bisogno chiamala e ti aiuterà.

– Lo so. Sai mamma, quando devo addormentarmi non ho più paura perché sento la mia sorellina con me.

 

“Una famiglia fragile e fortissima che, nel silenzio dell’annuncio infausto, si era stretta in un unico abbraccio e aveva accolto la vita con tutto l’amore che il fardello terribile e inesorabile, dato in sorte alla loro piccola, non ha potuto cancellare… Nonostante tutto, nonostante il mondo. Quanti di fronte alla scelta – e perchè scelta, non è il compito di una madre dare la vita? – quanti non avranno capito, avranno scosso le spalle pensando che si sarebbe potuto eliminare il problema “accelerando” di qualche mese la scomparsa di una piccola vita che, in fondo, se non nasceva era meglio… Finché non ti trovi davanti il sorriso dolce, per nulla ingenuo, ma disarmato di una mamma, lo sguardo triste e tenero di un padre; finché non ascolti la loro richiesta: c’è qualcuno che cammina accanto al nostro dolore? E questo è stato fatto: camminare accanto e imparare l’amore più gratuito. Perché ogni vita è degna di essere vissuta: anche solo per pochi attimi, ogni bambino ha diritto di sentirsi essere accolto e amato. Madre Teresa diceva che veniamo al mondo per amare ed essere amati. Non è una questione di tempo o di qualità: la vita è la vita, diceva, accoglila! E ancora: difendila! Non è facile, lascia l’anima lacerata, ma è possibile. Dopo di loro lo sappiamo con certezza “.

L’articolo terminava con poche altre notizie sul luogo e l’ora del rito funebre. Giovanna si alzò, per fortuna non c’erano fotografie…

 

Il racconto è contenuto nel libro “L’amore cambia tutte le cose“, di Antonella Diegoli, edizioni Interlinea.

Il ricavato dei diritti d’autore del libro sono devoluti al progetto Gemma, una forma di adozione a distanza che permette a singoli o gruppi di “affiancarsi”, con un regolare contributo economico, a una madre in attesa di un bambino. Per diciotto mesi, gli ultimi sei di gravidanza e i primi dodici di vita extrauterina, madre e figlio potranno fruire dell’aiuto diretto degli adottanti e, naturamente, delle cure del CAV territorialmente interessato.

 

Link del progetto Gemma su Facebook:

http://www.facebook.com/progettogemma

 

Cogitoetvolo