La piccola Down tra la folla dello shopping

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Sono alla fermata della "54". E’ una delle ultime giornate utili per l’acquisto di doni natalizi. E’ una giornata splendida, il gran freddo se n’è andato. Gli alberi nudi del viale non comunicano nessun senso di tristezza.
Non so se troverò il regalo che cerco, dicono che è andato a ruba, però sono contento perché ho trovato un bancomat che erogava ancora un po’ di soldi. L’autobus tarda ad arrivare e alla fermata c’è già un po’ di gente. Lungo il marciapiede, vedo venire avanti due persone che si tengono per mano. Sono un uomo di mezza età e una ragazzina bassa e grassa che cammina come una bambina piccola. Lei tiene in testa un berretto rosso di maglia, e una volta seduta sulla panca di metallo della fermata fa dondolare le gambe a ritmo, come se cantasse una canzone tra sé e sé. Avrà tredici o quattordici anni, ed è una ragazza down. Ha la faccia rotonda con molti brufoli tipici dell’età. Non somiglia affatto a quei bambini down fotografati su un calendario benefico in compagnia di divi della Tv o del cinema. Quelli saranno down, ma sono belli, taluni bellissimi, non disturbano nessuno. Questa ragazza invece disturba qualcuno. 

C’è per esempio quella mamma sudamericana con la sua bambina, tutt’e due povere ma belle, e nessuna delle due desidera sedere accanto alla ragazza, che nel frattempo continua a dondolare le gambe perché è contenta, più contenta di quella madre e quella figlia apparentemente più fortunate di lei, più contenta di me e di tutti gli altri presenti. Poi guardo il padre, che fischietta una canzone di Mina, Un bacio è troppo poco. Lui sì che deve intendersene, di baci. I baci che precedettero l’amore, quella notte di tredici o quattordici anni fa, e poi i baci che furono dapprima compagni del dolore, il giorno in cui si seppe la verità sulla bambina, e che poi a poco a poco vinsero il dolore.

Guardando il volto di quest’uomo, si riconoscono diversi punti di somiglianza con la ragazza, ecco perché non ho dubbi: sono padre e figlia. E’ un volto segnato da un dolore passato, ma ora non c’è più dolore, ci sono solo le tracce di un dolore vecchio, potente e incisivo ormai finito. Ora c’è solo amore, amore quotidiano, amore semplice, l’amore di chi abbraccia una cosa che non ha desiderato, ma che col tempo ha imparato a desiderare. E’ un viso serio il suo, l’unico volto veramente serio in quella piccola ressa, di fronte al quale le smorfie degli altri, tutti preoccupati per gli acquisti, tutti seccati per il ritardo cronico dei mezzi pubblici, appaiono maschere carnevalesche. Anche la mia faccia, probabilmente, è come quelle, però a differenza di loro io guardo quel padre e quella figlia e ne sono ammirato.

Finalmente la "54" arriva tra le proteste dei più, tra gli insomma e i vergogna (Dio, come siamo vuoti!). Il padre riprende per mano la ragazza, la fa salire. Dietro di loro ci sono solo io. L’autobus riparte, i brontoloni hanno occupato tutti i posti liberi, nessuno pensa alla ragazza. Solo il posto per i portatori di handicap è libero, ma un ragazzotto dall’aria truce se ne sta lì appoggiato. Forse qualcun altro si sarebbe voluto sedere a quel posto, ma temendo una rispostaccia ci ha rinunciato. Il padre, invece, tranquillamente chiede al ragazzo di spostarsi per far sedere sua figlia, e il ragazzo si sposta, domandando anche scusa (di che?). La ragazza siede guardando la bella giornata fuori dal finestrino e sorride, ed è più felice di tutti noi messi insieme. E dopo di lei il più felice è suo papà. E il terzo più felice sono io, perché non provo né pena né pietà per quei due, ma solo una sincera, stupita ammirazione e penso tra me che valeva la pena alzarsi dal letto, stamattina, anche solo per incontrare queste due persone. Uno sciocco ha definito Nicole Kidman il volto femminile di Dio. Lo perdono per la sua ignoranza, perché solo chi non ha la minima idea di Dio può dire queste cose.

Dio di belle donne ne può fare a miliardi, ma ciò che ha fatto con questo padre e questa figlia è qualcosa di unico, l’amore che ho visto – un amore semplice, laico, umanissimo – è una creazione speciale di Dio, un suo piccolo capolavoro. Un esercito di Nicole Kidman non vale un’unghia di questa bellezza. Il Natale è la festa di Dio divenuto uomo, con un volto umano, che compì opere veramente umane, disse parole umane e morì da uomo. Nessuno è stato umano come lui, per questo gli credettero, perché essere uomini è difficile. E quando, nel deserto delle nostre giornate, appare un volto veramente umano, allora possiamo credere che Dio è davvero nei paraggi. E, a dispetto di come va il mondo, questa è proprio una bella notizia.

Articolo tratto da Il Giornale