La politica che vorremmo

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Ai miei alunni dico di non credere acriticamente a tutte le mie parole, di tenere conto di quello che faccio e, se manco in qualcosa, di farmelo notare! La sapienza biblica, che in questo caso vale per chi ha fede e per chi non ce l’ha, insegna in relazione ai propri maestri di «considerare attentamente il loro tenore di vita» prima di imitarli. Da educatore devo cercare di mettere davanti alle scelte ordinarie e straordinarie il valore della testimonianza, sì, anche quando mi trovo ad attraversare la strada! So che le azioni dicono ciò che sono molto più delle parole, dunque sono credibile nei miei discorsi nella misura in cui agisco di conseguenza.

Chi di noi, a torto o a ragione, non si è mai sentito dire o ha detto «tu che dici questo perché non lo fai?». I figli piccoli imparano dai genitori o da chi li cresce, per cui non c’è da meravigliarsi quando compiono alcune azioni non adatte all’età, poi entrano in gioco la scuola e le altre agenzie educative. Ma gli adolescenti e i giovani chi guardano? Potremmo aprire un ampio discorso sui mass media e sull’assenza quasi totale di modelli educativi veri, corretti, significativi, adeguati.

Ma occupiamoci per ora di altro, in vista delle elezioni! La politica partitica ci offre un’ampia gamma di orrori, di “sepolcri imbiancati”, di teste da galleria degli orrori. In un blog ho letto di recente: «Allora il punto è: abbiamo quello che ci meritiamo. In un’epoca amorale, colui che ci rappresenta tutti sarà amorale». Quando penso ad un politico come Giorgio La Pira e lo confronto con gli attuali, mi sembra di parlare di un alieno e, quando ne racconto a scuola, c’è qualcuno che alza la mano e chiede: «Prof., ma è esistito davvero o è uno dei suoi apologhi edificanti?». Dico io: se i modelli invece fossero il santo, il giusto, l’onesto, il volontario, chi si sacrifica per il bene altrui, l’umile, il non arrivista, donne e uomini che in queste cose si sentono pienamente realizzati?

Purtroppo queste figure sono fuori moda; se non tornano ad essere modello, se noi docenti non li facciamo diventare tali per i nostri studenti, avremo purtroppo i leader che ci meritiamo. Lo scandalo, anche etimologicamente, è trappola, molestia, impedimento, ciò che si nasconde, azione cattiva, caduta, peccato, cattivo esempio. Sì, cattivo esempio, si tratta proprio di questo e del fatto che ciò corrompe chi cresce come il vento incrina una debole pianta e, ancor di più, visto che è un’azione volontaria e consapevole. Non posso che preoccuparmi e sono indignato dinanzi a chi occupa un posto di responsabilità, pubblico, di visibilità e si dimentica che riveste un ruolo, se non da educatore, da testimone per le nuove generazioni. Non può essere una scusa dire che del politico bisogna valutare solo le risposte che dà ai problemi del territorio o del Paese, perché non ci sono azioni veramente “buone” che vengono da persone “cattive”, perché chi non sa “amministrare” se stesso nel poco, non saprà farlo per gli altri nelle grandi cose!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.

  • Pasquy

    Condivido in pieno: la “crisi” economica, politica, sociale che stiamo vivendo e di cui si parla tanto, è una crisi di modelli di onestà, capacità di sacrificio e spirito di servizio