La politica dell’aggressione virtuale

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Il web è diventato la più grande piazza d’Italia, dove chiunque ha la possibilità di scendere per dire la sua, spesso mantenendo l’anonimato. È dai commenti agli articoli pubblicati dai siti web dei quotidiani più seguiti che emerge con prepotenza la voce degli italiani. Ultimamente con troppa prepotenza. Ne sono un perfetto esempio le ultime vicende che hanno coinvolto alcuni esponenti politici, specialmente donne, che sono state pubblicamente infamate in modo a dir poco irrispettoso. La libertà di espressione permessa dai social network sta sempre di più sfociando in un diritto naturale all’insulto e la linea di demarcazione tra scherzo e offesa è diventata quasi invisibile.

É troppo facile buttare il sasso e poi nascondere la mano, specialmente se in realtà si ha in mano un coltello affilato. Perchè anche questa è violenza, se vogliamo ancora peggiore di quella verbale. Ogni parola che noi digitiamo sulla tastiera infatti rimane per sempre da qualche parte, senza che ci sia più la possibilità di cancellarla. Verba volant dice un proverbio latino che, come tutti i proverbi, viene sempre citato a metà. Scripta manent e se ciò era valido per gli antichi romani, figuriamoci se non lo è anche per i nativi digitali. Le offese gratuite non sono giustificabili dal fatto che questo o quel politico non svolga bene il suo lavoro, come sembrano invece affermare molti italiani. Soprattutto se c’è di mezzo una donna: allora si dà liberamente il via agli insulti sessisti, tanto si sa che se una donna ricopre un ruolo di potere è una poco di buono. La libertà di espressione ha valore nella misura in cui questa non va a ledere qualcun altro.

La vera sede del dibattito politico al giorno d’oggi è il web. I temi più caldi vengono affrontati sui social network e i rappresentanti politici comunicano con i propri elettori attraverso le loro pagine su Facebook o Twitter. E non è raro che discutano con i loro avversari, taggandoli nei loro post e spesso scatenando infiniti litigi a colpi di 140 caratteri. Ma ad imperversare ultimamente tra gli utenti è la tendenza all’aggressione verbale, secondo un principio paradossale per cui ognuno deve essere libero di esprimere le sue idee e di venire insultato da chi non le condivide. La famosa netiquette è diventata un gingillo per bigotti o peggio, un oltraggio alla libertà di espressione.

Oggi la politica ci sta dimostrando che il dialogo non serve più, che per ottenere il potere è necessario coprire di infamia gli avversari, insultarli non tanto per quello che fanno, ma per quello che sono o per il partito a cui appartengono. E poi ci stupiamo se il nostro Paese non riesce ad avere un governo stabile! Come si può pensare di progredire, se ognuno vuole mettere in atto le proprie idee e non accetta neanche un confronto con le altre forze politiche? Se tutto si riduce a un mero scontro verbale, a una gara a chi colpisce più forte, a cosa serve oggi la politica?

Forse una risposta univoca non c’è, anche perchè stiamo attraversando una fase di transizione che ci porterà in un’epoca dominata dal web; magari un giorno non si andrà più a votare in un seggio elettorale ma si sceglierà il proprio rappresentante da casa, con un semplice click. Oggi però abbiamo bisogno di educarci ai social network, che sono uno strumento potente se utilizzato con coscienza e rispetto. Perciò prima di twittare, sarebbe meglio informarsi. E soprattutto prima di scrivere bisogna pensare: alle parole che usiamo, al tono che emerge e all’effetto che la combinazione di questi due elementi potrebbe produrre.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.