La preghiera dei nonni

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La preghiera dei nonni è un rosario da stringere forte, una spinta a fare di più e meglio. A vivere.

Una preghiera all’alba recitata in silenzio, intrecciata ad un’altra che ne chiede un’altra ancora. In silenzio. Prima di un esame, sull’uscio di ogni arrivo o partenza, nel cuore degli eventi c’è un amen che si fa presenza. Tessere di lucida saggezza, misteri di un rosario che esalta la vita, che canta e non si stanca, perché ama, soffre, resiste con noi. Sono padri e madri al quadrato, ricettacolo e potenza delle comunità. Sono i nonni-fedeli che fanno della famiglia una chiesa, della preghiera una missione.

Olivier Clément diceva: “Una civiltà dove non si prega più è una civiltà dove la vecchiaia non ha più senso”. Vuole ricordarci, forse, che i nonni esistono per questo? Che abbiamo bisogno di anziani che pregano? La preghiera dei nonni è un messaggio da ascoltare sempre perché non è la sterile cantilena da ripetere quotidianamente ma qualcosa che oltrepassa la logica: è pensare per noi stando con noi. Per questo abbiamo bisogno di loro: per essere sfamati dalle loro carezze, per sentirci protetti.

La missione dei nonni diventa una vocazione al cui centro ci siamo noi: sanno che abbiamo una vita da imparare e così iniziano a raccontaci la loro, iniziano, in un certo senso, a pregare. Ci lanciano una sfida perché possiamo raccoglierla e farne tesoro. Guerre, amicizie, lavoro, aneddoti, pericoli. Quante cose! Ma siamo davvero disposti ad ascoltarle? Siamo disposti ad essere pazienti e presenti con loro? In occasione della ricorrenza del 2 ottobre, festa dei nonni, qualche riflessione appare, dunque, doverosa. Si tratterebbe di un atto di responsabilità o, se vogliamo, di gratitudine; dedicare i nostri pensieri sarebbe come non dimenticare, non spezzare mai il filo, alimentare la loro e la nostra memoria. Papa Francesco ha detto: “Un popolo che non custodisce i nonni e non li tratta bene è un popolo che non ha futuro! Perché non ha futuro? Perché perde la memoria, e si strappa dalle proprie radici”.

Si sentono tanti casi di abbandono, di ingratitudine, di figli che troncano i rapporti con i loro genitori fino a separarsene definitivamente. A me, però, viene da sorridere pensando a qualcuno che canta per noi e prega pensando a noi, è come sentirsi attaccati, avere le radici ai piedi, sentirsi ancorati alla terra, essere parte di una famiglia. E, in conclusione, a proposito di preghiere, penso che ne esistano almeno due, diverse ma complementari: le prime sono quelle che i nonni recitano per noi, le seconde sono quelle che hanno bisogno di ascoltare da noi.
C’è una preghiera che, adesso, potremmo fare per loro?

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!