La provetta distratta miete vittime

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La fecondazione artificiale è una roulette russa. Il più delle volte ci va di mezzo il figlio, altre volte anche la madre. Per il bambino concepito tramite Fivet gli ostacoli compaiono sin da subito: solo il 6% dei concepiti vedrà la luce. Ad esempio il Dipartimento della Salute inglese informa che per un bambino in braccio nato tramite Fivet vengono sacrificati 30 suoi fratellini. Dal 1991 ad oggi sono stati utilizzati 3milioni di embrioni per avere solo 100.000 nascite. Di quei tre milioni quasi la metà non è arrivato al traguardo del parto a causa delle procedure tecniche assai fallaci, l’altra metà è stata volutamente distrutta perché eccedente e circa 100.000 piccoli esseri umani sono stati invece usati per la ricerca come cavie (ovviamente anche questi non ce l’hanno fatta).

Ma anche una volta che l’embrione è uscito dalla provetta ed è stato impiantato in utero i guai per lui non sono finiti. Un articolo di “Human Reproduction Up Date” del 2002 ci informa infatti che un bambino su cinque muore o poco prima o poco dopo la nascita. Una cifra che è quattro volte superiore alle gravidanze naturali.

Scampato al rischio di morte perinatale, però la Fivet lascia in eredità ai suoi figli non pochi problemi. Uno studio belga condotto su quasi 3.000 casi rivela che il 30% dei bambini nati da provetta è prematuro e nel 25% dei casi necessita di cure intensive. I difetti genetici poi si presentano nel 21-37% dei casi: una frequenza fin a quattro volte superiore per certe patologie rispetto ai nati in modo naturale.

Se sommiamo tutti questi rischi ed altri che per brevità qui non possiamo indicare, il 56% dei bambini nati da fecondazione artificiale presenta o potrà presentare in futuro delle patologie anche molto serie (Hansen “Il rischio di maggiori difetti congeniti dopo ICSI e FIVET”, “New England Journal of Medicine” 2003).

Anche per le donne la Fivet non è una passeggiata. La stimolazione ovarica può provocare distensione addominale, ciste ovariche, ingrossamento abnorme delle ovaie, nausea, vomito e diarrea, accumulo di trasudato nel peritoneo e nella zona della pleura, alterazione della respirazione, ipercoagulazione (che può causare trombi), patologie neurotiche, cancro al seno e all’utero e persino la morte (Nygren in “Human Reproduction” 2001; Schenker-Ezra in “Fertility and Sterility” 1994). Se si scampa a tutto ciò c’è la forte frustrazione psicologica di aver affrontato un calvario fisico assai stressante e come contropartita non riuscire nemmeno a stringere a sé il bambino così tanto desiderato. Infatti, secondo l’Istituto Superiore della Sanità, solo il 15-20% delle coppie riesce ad avere un figlio tramite Fivet.

Forse è anche per questo che ad esempio in Inghilterra sono cresciuti i compensi per le “donatrici” di ovuli (che ora sarebbe meglio chiamare “venditrici di ovuli”): da 250 a 750 sterline (da 290 a 870 euro). Ovuli che serviranno a quelle coppie in cui la donna per sue patologie o perché troppo in là negli anni non riesce a concepire. L’incremento della diaria alle “donatrici” è proprio motivato dal fatto che la stimolazione ovarica è assai dannosa e quindi l’incentivo economico dovrebbe invogliare le giovani donne a farsi mungere a favore di coppie sterili o infertili.

Dunque le tecniche di Fivet sono assai fallaci perché poco efficaci, spesso letali per il nascituro o comunque dannose per la sua salute e per quella della madre. Un farmaco qualsiasi che presentasse tutti questi inconvenienti non solo sarebbe stato ritirato dal mercato da tempo, ma non sarebbe mai riuscito ad arrivare in farmacia. Ma laddove non riesce ad arrivare la scienza, arriva l’ideologia.

A tutto ciò si aggiunge quello che di recente ha comunicato la Human Fertilisation Embryology Authority (HFEA), massima autorità inglese in fatto di fecondazione artificiale. Nelle cliniche inglesi nel 2010 si sono compiuti 564 errori nelle procedure. Un numero triplo rispetto al 2007. E non errori di poco conto: inoculazione dello sperma sbagliato negli ovociti, distruzione accidentale degli embrioni e impianto di questi in uteri sbagliati.

I sostenitori della Fivet diranno che la validità delle tecniche di riproduzione in laboratorio non possono essere messe in discussione, perché in questi casi si tratta con piena evidenza del famigerato errore umano. Ma l’obiezione è infondata. Questi errori sono figli legittimi della provetta almeno per due ragioni. La prima: Dio Padre, o per gli aficionados del pensiero laico Madre Natura, ha stabilito che si nasca dall’abbraccio amoroso tra un uomo e una donna. Ora togliere il concepimento dal talamo è snaturarlo perché si affida questo momento delicatissimo e tutti gli altri momenti successivi alle rozze mani di noi uomini. Mani che al confronto delle leggi sapientissime che regolano la fertilità non possono che rimanere maldestre anche nel caso in cui fossero protette da guanti in lattice come quelle dei tecnici di laboratorio plurilaureati e iperpsecializzati.

Gli errori grossolani di cui sopra sono poi l’esito necessario ed inevitabile delle tecniche di fecondazione artificiale anche perché tali procedure reificano il concepito, trattandolo come un prodotto, come una merce. Ciò che nasce in una provetta di vetro e poi viene messo in un freezer e che è tanto piccolo che per vederlo lo devo mettere sotto un microscopio, come può essere uno di noi, un uomo? Chi opera nel settore allora è pervasivamente impregnato da questo approccio verso il bimbo in provetta. E dunque, nella testa del personale tecnico che manipola l’embrione, questi è solo materiale organico non una persona di statura minutissima. E’ chiaro allora che l’attenzione scema.

Infine a ciò si aggiunge la mole impressionante di embrioni “stoccati”, numero così rilevante che comporta una squalificazione del valore di ogni singolo nascituro. Ciò a voler dire che tra tanti embrioni manipolati e tra tanti che non ce la fanno, uno che viene distrutto per errore o che viene concepito con il seme non del suo genitore naturale ma di un terzo, non fa poi più di tanto problema.

Semmai l’inconveniente provocherà imbarazzo per una questione di forma. Cioè si condannerà la distrazione per mancanza di serietà professionale del tecnico di laboratorio, e non perchè a causa di quella distrazione una persona è stata uccisa o crescerà non con i suoi genitori biologici. Insomma varrà più la deontologia medica che l’etica umana.

 

Articolo tratto da La Bussola Quotidiana

 

Cogitoetvolo