La persecuzione in Iran

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Il regime clericale è al potere in Iran da 28 anni. Difficilmente ha passato un solo giorno senza reprimere la popolazione.
Questa dittatura teocratica è sopravvissuta grazie a questa repressione diffusa.
La verità è che il regime del velayate-faghih, cioè l’assoluta dittatura religiosa fu imposta alla popolazione iraniana in una congiuntura molto particolare della sua storia. A causa del suo carattere medievale e arretrato, questo regime non può e non risponderà ai desideri e ai bisogni della popolazione iraniana.
Per questo motivo da un lato ha iniziato a reprimere la popolazione e le forze politiche democratiche che sostenevano la libertà, la democrazia e il benessere economico. E dall’altra parte con la politica di istigare la rivoluzione islamica, le crisi e la guerra e il terrore negli altri paesi hanno impedito all’insieme delle forze sociali di esprimersi liberamente. In questa maniera, l’esportazione della crisi e del terrorismo è da un lato la forza motrice della repressione interna e dall’altro lato una parte essenziale della diffusissima repressione della popolazione.

La repressione del regime clericale si applica genericamente a tutti, come la repressione delle donne e di particolari gruppi dissidenti. Una panoramica statistica della repressione in Iran può descrivere in qualche modo la vera natura del regime.
– 120,000 esecuzioni politiche
– 500,000 casi di prigionieri politici e di torture
– il massacro di 30.000 prigionieri politici solo in pochi mesi dell’estate del 1988
– l’utilizzo di 174 tipi di tortura contro i prigionieri politici
– 450 casi di terrorismo al di fuori dell’Iran dove 220 obiettivi erano dissidenti iraniani e il resto erano stranieri
– l’arresto di più di 700.000 persone all’anno in anni recenti e l’arresto per un totale di otto milioni di persone durante il
governo di questo regime
– migliaia di casi di esecuzioni per impiccagione pubblica
– l’uso pubblico di torture fisiche di stampo medievale come la lapidazione, l’amputazione di braccia e gambe, l’estrazione
di occhi, la decapitazione, le frustate
– la discriminazione contro le donne in tutti i campi
– la repressione delle minoranze religiose e etniche
– la chiusura di 133 giornali e riviste durante Khatami, il cosiddetto moderato. Centinaia di nuovi media sono stati chiusi
o sospesi dall’inizio di questo regime.
– l’istituzione di 25 organi direttamente coinvolti nella repressione della popolazione.
– l’aumento del numero dei suicidi e di casi di persone che si sono date fuoco specialmente tra le donne che sono
sottoposte ad enormi pressioni sociali e politiche che sconfinano spesso nella depressione.

Le seguenti statistiche rivelano altri danni a lungo termine con effetti indiretti durante il regno di un regime brutale in Iran:
– morte o menomazione di due milioni di persone nella guerra Iran-Iraq.
– più di un miliardo di dollari di danni economici durante la guerra Iran-Iraq
– il 70% delle persone iraniane vivono al di sotto della soglia di povertà. Come esempio durante la recente dimostrazione
degli insegnanti che ha interessato tutto il paese, è stato dichiarato che 700.000 insegnanti iraniani vivono al di sotto la soglia della povertà
– 7 milioni di drogati
– importazione e distribuzione di 12 miliardi di dollari di beni di contrabbando.

Questo è solo l’ammontare di beni importati nel paese in un anno dalle guardie rivoluzionarie tramite l’utilizzo di porti non governativi.
Il regime clericale mantiene il record per le esecuzioni politiche nella seconda metà del 20 secolo.
In effetti, in confronto con la sua popolazione l’Iran è al primo posto nelle esecuzioni annuali.
Tenendo presenti queste statistiche, per capire meglio la persecuzione politica nel regime dei mullah, lasciatemi fare alcuni esempi specifici. Un migliaio di persone furono arrestate dopo una manifestazione pacifica il 20 giugno del 1981 che si trasformò in un bagno di sangue per ordine diretto di Khomeini. Due giorni dopo il giornale Etela’at pubblicò 12 foto di giovani ragazze annunciando la loro esecuzione e il fatto che avevano rifiutato di rivelare la loro identità prima dell’esecuzione. Il giornale esortava i genitori a presentarsi alla prigione di Evin e a identificare i corpi delle figlie.

Montazeri che era stato scelto come successore di Khomeini, scrisse molte lettere a Khomeini nel 1988 e si oppose al gran numero di prigionieri politici dei Mujahedin. Khomeini lo rinnegò come successore a causa della sua opposizione.
Montazeri nella sua lettera aveva lanciato il seguente avvertimento : “l’esecuzione di migliaia di persone in pochi giorni” non arrecherà alcun vantaggio al regime. Egli richiedeva anche che smettessero di condannare a morte le donne in cinta.
In un decreto, Khomeini ha chiaramente ordinato di prelevare il sangue dei prigionieri politici alla vigilia della loro esecuzione e di usarlo per le Guardie Rivoluzionarie.
In seguito Khomeini emise un decreto, nel 1988, con il quale ordinava l’uccisione di tutti i prigionieri Mujahedin; suo figlio Ahmad gli pose una serie di domande alle quali egli rispose : “il mio obiettivo quando ho emanato il decreto di condannare tutti i prigionieri politici era “l’eliminazione immediata di tutti i nemici dell’Islam”.

Questo trend continua ancora. Lo scorso mese la Corte Suprema del regime ha assolto 5 miliziani basij che avevano brutalmente seppellito vive cinque persone a Kerman. La ragione per l’assoluzione è stata che le persone uccise erano corrotte dal punto di vista morale.
A Shiraz quattro anni fa la Corte Rivoluzionaria emanò il verdetto di amputare il braccio destro e la gamba sinistra di 4 persone.
Precisamente a causa dei questi documenti e le testimonianze dei funzionari della Resistenza Iraniana questo regime è stato condannato 53 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e della Commissione di Diritti Umani. Uno dei documenti è un libro che contiene i nomi di 20.000 condannati a morte in Iran per accuse politiche.

La repressione delle donne è diffusa. La discriminazione sessuale è il pilastro della repressione nella dittatura teocratica al potere in Iran. Oltre all’esecuzione di decine di migliaia di donne, incluse donne incinta e adolescenti per motivi politici, questa repressione si applica anche al pubblico in generale. Questo è quello a cui stiamo assistendo in questi giorni per le strade delle città iraniane.
Il Mullah Eje’ei il ministro dell’informazione del regime iraniano ha ufficialmente annunciato che il fenomeno delle donne “mal velate” porterà alla caduta del regime. Hanno mobilitato tutti gli organi di repressione, le forze di polizia e le Guardie Rivoluzionarie per reprimere le donne nel nostro paese.
Il regime ha esportato la repressione al vicino Iraq. Le guardie rivoluzionarie del regime e i suoi mercenari hanno brutalmente assassinato decine di centinaia di personalità iraniane, donne, ingegneri, professori universitari e funzionari.

Questa è la ragione per cui noi, in quanto Resistenza Iraniana, ci appelliamo a tutte le organizzazioni umanitarie internazionali perché si oppongano a questi atti criminali così diffusi. Il fatto è che il regime non appartiene al ventunesimo secolo. Per anni la popolazione iraniana e la sua resistenza sono stati pronti a ripulire la loro storia da questa macchia scura e a favorire un Iran democratico e libero che si fondi sulla dichiarazione dei diritti umani.
Purtroppo invece di assistere la popolazione iraniana per stabilire la democrazia nel suo paese, i paesi europei per meri interessi finanziari hanno frenato le attività della Resistenza Iraniana inserendola nella lista terroristica. Hanno praticamente aperto la strada perché il regime aumentasse la repressione della popolazione e ha bloccato la via di un cambiamento democratico in Iran.
Per far finire queste catastrofi la sentenza della Corte Europea che rimuove il MEK dalla lista terroristica deve essere rispettata e la Resistenza del Popolo Iraniano deve essere sostenuta nella sua lotta per l’instaurazione della democrazia nella sua terra madre».

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

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