La pubblicità: poesia dell’oggi e stile di vita!

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Che cos’è la poesia? “Quando metti a rovescio il tuo vecchio maglione, Arturo mio, e sembra come nuovo. La poesia rigira da cima a fondo e hop! Diventa nuovo il mondo.” (Jean-Pierre Simeon e Oliver Tallec).

Il termine “poesia” viene dal greco poiesis e significa “produrre”.

Vediamo le molteplici definizioni che ne dà lo Zingarelli. Poesia: s. f. 1) arte di rappresentare fatti, immagini, sentimenti, con parole disposte secondo un ritmo determinato;  2) estro, ispirazione poetica; 3) componimento in versi; 4) tutta l’opera poetica di un popolo, di un autore, di un periodo, di un certo genere; 5) bellezza, elevatezza spirituale; 6) con valore spreg., trama di illusioni in tutto contrarie alla realtà.

E allora mi permetto di azzardare che la pubblicità è poesia! Come si fa a negare che tutto questo viva a pieno titolo anche nel discorso pubblicitario? E oggi si fa molta poesia con la pubblicità, la poesia dell’immagine.

Mi direte: cosa c’entra la poesia con la pubblicità? La memorabilità, e quindi il successo, di un messaggio pubblicitario passa attraverso l’attento lavoro di costruzione, creazione e limatura, di parole come di immagini!

Pensiamo al pay off di una nota candeggina:”Ace. La vita che mi piace”, c’è tutto: rima, ritmo e visione della realtà circostante. E’ poesia? E che dire di “ dove c’è Barilla c’è casa!”? C’è tensione, esperienza, emozione, fantasia?

La forza della poesia di certo passa attraverso le figure retoriche  che la costituiscono. Il loro dosaggio nel discorso ne caratterizza la capacità evocativa, la musicalità, il ritmo e l’emozione!

E? la pubblicità non è, sotto ogni suo aspetto e in ogni sua forma, espressione metaforica di qualcos’altro? Una marca di pasta è sinonimo di casa. Una bevanda, un orologio, un detersivo, un paio di jeans, lungi dall’essere semplici e scarni prodotti d’uso, sono oramai metafora di uno stile di vita!

Il pubblicitario è un poetà?

Ovviamente no! La pubblicità è poesia, ma il pubblicitario non è un poeta! Sembra una contraddizione, ma voi cosa ne pensate? 

In pubblicità siamo ciò che compriamo e consumiamo! Prendiamo l’esempio di questa pubblicità che vi propongo; piena dimostrazione di ciò scritto. Il prodotto che vale per quello che lascia e non per quello che è, la pubblicità dei valori?

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fa venire la pelle d’oca… riflettete su quello che dice!

 

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società.
E’ formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.