La realtà in trasparenza

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Sono passati ormai alcuni anni dall’uscita della versione cinematografica di un’opera che ormai si può giustamente definire un “classico”: Il Signore degli anelli, che aveva fatto scoppiare una vera e propria “tolkiemania”  e, come spesso succede in questi casi, aveva da una parte contribuito a far meglio conoscere le opere del grande filologo inglese John Ronald Reuel Tolkien, ma, dall’altra, aveva banalizzato e commercializzato la sua immagine e confuso il suo pensiero, a dire il vero da sempre mal interpretato.

Si è portati a pensare che da un’opera si possa in qualche modo riuscire a capire l’autore, le sue idee, la sua visione del mondo e forse potrebbe essere così, tuttavia a volte questo non accade.

E’ il caso di Ronald Tolkien, la cui immagine è stata sin da subito, dalla pubblicazione della sua più famosa opera, Il Signore degli anelli, ideologizzata : il suo pensiero era stato interpretato come un’esaltazione dell’irrazionalità, della fuga dalla realtà, tipica degli anni della contestazione; negli U.S.A. Il Signore degli anelli era considerato “la bibbia degli hippy”, portatrice di tesi neopagane e new age e di un buonismo ecologista; il nostro professore di Oxford era diventato addirittura il paladino dei contestatori della guerra in Vietnam, i quali indossavano magliette con scritte del tipo “Frodo lives” o scrivevano sui muri delle caserme “anotherbrick in Mordor”; in Italia, al contrario, Tolkien era invece ritenuto un autore “di destra”, fu bollato come “fascista e reazionario, borghese”, perché si occupava di mondi immaginari e trascurava la realtà e le questioni e lotte politiche quotidiane, considerati i più importanti impegni a cui tutti avrebbero dovuto rivolgere l’attenzione, nessuno doveva sfuggire all’analisi del materialismo dialettico.

Tolkien però non era nulla di tutto ciò, non è possibile attribuire particolari ideologie a lui che diffidava di qualunque governo dell’uomo sull’uomo e pensava che “l’occupazione più inadatta per qualsiasi uomo […] e` governare altri uomini” (lettera 52) e nemmeno si possono dare definizioni precise su di lui che a proposito scriveva: “appiccicare etichette agli scrittori (…) è una procedura inopportuna (…); un divertimento infantile per persone limitate; e molto fuorviante (…)” (lettera 329).
Anche se “una delle sue più radicate convinzioni era quella che investigare sulla biografia di un autore (…) sia un modo inutile e sbagliato di accostarsi alle sue opere”(lett. 329), leggere la selezione del suo epistolario, pubblicata grazie alla collaborazione tra il terzo figlio Christopher e il  suo biografo Humphrey Carpenter, ci aiuta a comprendere meglio il senso ed il contesto dei racconti della Terra di Mezzo, la visione del mondo, la poetica del professor J.R.R. Tolkien senza ulteriori fraintendimenti, “la realtà in trasparenza” direttamente dalle sue lettere.

La realtà in trasparenza, traduzione italiana di The Letters of J. R. R. Tolkien (354 lettere, dall’ottobre 1914 al 29 agosto 1973, quattro giorni prima della morte dello scrittore), non può mancare nella libreria di chi è rimasto affascinato dalle storie di Arda, della Terra di Mezzo, di chi si è commosso leggendo le tristi avventure degli elfi e dei primi Uomini, l’amore eterno di Beren e Luthien; di chi si è divertito ad immaginare un mondo in cui si parlasse la “lingua delle fate”, la lingua preferita del ventiquattrenne fuciliere Tolkien che, in una lettera del 1916 , informa con entusiasmo la sua amata “Luthien”  (Edith Bratt) di aver migliorato quella dolce lingua di sua invenzione e le dice che “anche se mi piace tanto, mi sembra un’occupazione così pazza!”.

Un po’ “pazza” forse, ma non così tanto quanto le due guerre mondiali che ha vissuto (“la guerra moltiplica per tre la stupidità” lett. 61), la prima direttamente, la seconda indirettamente attraverso i figli al fronte verso i quali si è dimostrato un padre amorevole. E’ al figlio Christopher, con cui ha un rapporto particolare, essendo molto simile a lui,che sono rivolte molte delle lettere. Con lui discute un po’ di tutto, sulla sua vita accademica, sul senso della vita, sulla guerra, sull’attualità, sull’essere cristiani e ovviamente sulla sua principale opera (Isda) che, passo dopo passo, lo fa leggere al figlio, il parere del quale ritiene molto importante. Tolkien informa il figlio Christopher  anche delle attività come membro del club letterario oxfordiano degli “Inklings” (“gli scarabocchiatori”), ai membri del quale era solito leggere i suoi componimenti e di volta in volta anche Il Signore degli anelli, in fase di scrittura, al suo grandissimo amico Clive Staples Lewis (l’autore de Le cronache di Narnia): “Mercoledì mattina ho letto il mio secondo capitolo (…) a Lewis. Ha ricevuto la sua approvazione.” (lett. 69) . Era legato da profonda amicizia a Lewis, ma, da quanto trapela da alcune lettere, pare che avessero delle idee divergenti su certi aspetti del cristianesimo, essendo Tolkien cattolico, mentre Lewis anglicano; inoltre, nonostante l’amicizia e il rispetto reciproco, non sempre apprezzavano  le loro rispettive opere.

Interessanti le lettere ai lettori in cui il nostro scrittore dà spiegazioni circa alcuni personaggi della Terra di Mezzo o sul significato de “Il Signore degli anelli”. Egli tiene a precisare che “è stato scritto per divertire (…) Non c’è nessuna allegoria nell’opera (…) E’ una storia fantastica, ma scritta apposta per gli adulti (…)”e, naturalmente, questi si aspettano qualcosa di più, che si dia rilevanza alla situazione umana di qualsiasi periodo, ecco allora che “una parte delle riflessioni e dei valori del narratore dovranno esservi inseriti”(lettera 181). Secondo Tolkien le storie fantastiche hanno un loro modo di rispecchiare la verità, forse anche meglio dell’allegoria, verità universali che riguardano l’uomo di ogni epoca.

E, se qualcuno avesse ancora qualche perplessità e pensasse a Ronald Tolkien come un portatore di tesi neopagane o new age o altro ancora, basta leggere la lettera 142 all’amico Padre Murray per chiarire finalmente ogni dubbio : “Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; (…) l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo.”

Leggendo le lettere inoltre si riesce a dare uno “sguardo” alla vita famigliare dello scrittore, la vita accademica di professore; si viene a conoscenza delle difficoltà nella stesura dei suoi libri e poi della loro pubblicazione, soprattutto del Silmarillion e de Il Signore degli anelli, a causa della loro lunghezza.

Insomma La realtà in trasparenza ci fa conoscere più “in trasparenza” J. Ronald R. Tolkien, un grande scrittore ma soprattutto un grande uomo, un professore, un amico, un padre e un marito innamoratissimo fino alla fine della sua Luthien Tinuviel, la moglie Edith, ispiratrice della storia di Beren e Luthien del Silmarillion, con la quale aveva condiviso tutte le gioie e i dolori, “ma ora se n’è andata prima di Beren, lasciandolo monco” (lettera 332). Il nostro Beren ha raggiunto la sua Luthien due anni dopo all’età di 81 anni; la sua ultima lettera, scritta quattro giorni prima di morire,  è rivolta alla figlia Priscilla:

“Con tutto il mio affetto
Papà
Per il momento c’è afa e piove – ma le previsioni sono buone”

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La realtà in trasparenza
Autore: John Ronald Reul Tolkien
Genere: Epistolare
Editore: Bompiani
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 517
Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"

  • Emanuele Petrilli

    Bell’articolo Rossella. Mi piacerebbe molto poter sfogliare questo libro. Avessi tempo addirittura leggerlo!

  • Contessa Adelasia

    Lo leggerai! E’ una minac… un augurio 😉