Flannery O’Connor – Racconti

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Sud degli Stati Uniti, anni Sessanta. Parker è un giovane dalla vita ribelle, ha girato per il mondo in una perpetua inquietudine, e fin da quando da ragazzino vide a una fiera un uomo ricoperto di tatuaggi, ha scaricato il suo senso di insoddisfazione riempiendo la propria pelle con disegni d’ogni genere. Ormai è colorato dappertutto tranne che sulla schiena, perché lì il suo sguardo non arriva. Per un motivo che neanche lui sa spiegare ha sposato Sarah Ruth, una donna scorbutica con una religiosità bigotta, lui miscredente e bestemmiatore. Poi, un giorno ha un incidente in un campo, e si salva per un pelo mentre il trattore che guidava si schianta contro un albero, che prende fuoco. È allora che Parker decide di farsi fare un ultimo tatuaggio, sulla schiena: l’immagine di un Cristo bizantino dai grandi occhi.

È questa la trama de La schiena di Parker, uno degli ultimi racconti della scrittrice americana Flannery O’Connor, pubblicato postumo nel 1965. Il poeta Davide Rondoni, che ha curato l’edizione italiana di una scelta delle sue opere, la definisce «un pugnale di gioia nella pancia» per la personalità allegra e le sue storie forti, scioccanti, tragicomiche. I suoi racconti sono soliti spiazzare il lettore e affascinarlo, con uno stile ironico e grottesco che scopre i nervi della vicenda umana di ogni personaggio.

La vita di Mary Flannery O’Connor (1925-1964) è semplice e breve. La famiglia profondamente cattolica in cui nacque, a Savannah nel Sud protestante, la decisione fin da giovane di essere un’artista e la passione per lo scrivere, gli studi di scienze sociali e lettere, i seminari sulla scrittura seguiti a Yaddo. Il primo romanzo, Wise blood (tradotto in italiano con La saggezza nel sangue), fu pubblicato nel 1952, e avrebbe avuto una storia fortunata (accolto con interesse dalla critica, molte riedizioni, un adattamento cinematografico di John Houston nel 1979). Nel 1950 le venne una terribile malattia: il Lupus erythematosus. Il Lupus è una malattia del sistema immunitario, che genera mille problemi: infiammazioni, specie alle articolazioni, tumori (ne ebbe due, uno dei quali la portò alla morte), caduta dei capelli, dei denti e molto altro. Quello stesso morbo che le aveva tolto il padre quando lei era adolescente fu suo compagno di vita per quattordici anni, segnandola con l’esperienza di un dolore che affrontò con buonumore incrollabile.

Nelle sue lettere non c’è una lamentela, ma molti scherzi autoironici sulla vita negli ospedali e le sue peripezie mediche: «D’ora in poi sarò una struttura ad archi rampanti» scrisse a un’amica quando i medici le annunciarono che avrebbe usato le stampelle per il resto della vita. Una volta un ammiratore le scrisse di essere un aitante giovane sulla trentina con sensibilità letteraria disposto a collaborare con lei. Flannery rispose che probabilmente lui non era il suo tipo, mentre lei, con i suoi sette denti d’oro e i 120 kg di peso gli avrebbe di certo fatto perdere la testa. Negli ultimi anni visse con sua madre in una tenuta di famiglia chiamata «Andalusia» a poche miglia dalla cittadina di Milledgeville, in Georgia. Si dedicava a scrivere e ad allevare pavoni, aveva molti amici, che accoglieva volentieri e con cui intrattenne una corrispondenza ricca e divertente. Aveva una fede d’acciaio, forte e viva come i personaggi che popolano i suoi racconti.

La O’Connor era consapevole di scrivere per un lettore digiuno di dottrina, o per uno di quelli che vivono con la convinzione che Dio è morto. Per questo sapeva che i suoi racconti dovevano stare in piedi da soli, e non potevano affidarsi all’indulgenza di un lettore religiosamente ben disposto. È per questo che le sue storie sono universali, e conquistano indipendentemente dal credo di chi le legge. Ma il lettore che condivide la sua fede, troverà tra le sue pagine, in mille dettagli, una costante presenza di Dio.
Flannery non riusciva a rileggere i suoi racconti senza mettersi a ridere. Il suo punto di vista è sempre comico, anche quando le vicende sono pervase di orrore. È come se il suo occhio fosse capace di trasformare ogni tragedia in commedia, pur senza toglierne un briciolo di dolore, grazie al modo di guardarla. Una prerogativa di uno sguardo che vede fino in fondo, perché lo illumina la fede.

La schiena di Parker raccontato da Stas Gawronski:

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SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Flannery O’Connor – Racconti
Autore: Flannery O'Connor
Genere: Racconti
Editore: Bompiani
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 604
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