La scuola nel doposcuola (riflessioni di fine anno)

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Il resoconto finale di questo periodo scolastico, o, per meglio dire, extrascolastico, è un responso dal sapore speciale. Conquista, apprendimento, domande, interventi, giochi, lavori di gruppo.

Il progetto sulla “Bellezza della Lingua” durato due mesi, per poco più di dieci incontri, era indirizzato ad una ciurma di circa 15 adolescenti. Un gruppo esuberante, giovane, eccellente, creativo, energico.

In questi pomeriggi pianificati per completare la mattinata scolastica l’unica domanda che mi riecheggiava sempre nella mente era la seguente: “Cosa devo fare perché i ragazzi studino e non si annoino?”. Al trascorrere dei giorni capivo che i ragazzi seguivano, erano attenti alle spiegazioni, interessati, curiosi e in cerca di risposte ai loro mille perché. Quei giochi, in fondo, erano solo strumenti diversi con un unico fine: apprendere.

Così mi hanno ricordato perché fossi lì ad istruirli, a seguirli, quasi come un fratello maggiore; perché fossi lì a “giudicarli”, o ad elogiarli, stando ben attento a non offendere né ad irretire alcuno. E mi hanno rammentato, una volta per tutte, il motivo di questa scelta. Insegnare è educare ma è soprattutto appassionare: una vera e propria missione. E quando lo dimentichiamo sono loro a rimproverarci.

Così, in quel tempo concesso dalla scuola non abbiamo cercato scuse: il “doposcuola” doveva diventare la nostra seconda casa e tutto ciò che i ragazzi non riuscivano a fare in classe dovevano farlo lì.

Il pomeriggio – come dice qualcuno – è un buco nero che ci ingoia e ci assorbe tempo. I ragazzi tornano a casa e continuano a chattare, a navigare. Messaggiano, bloggano, postano, twittano e si disperdono in un etere virtuale ed ammaliante. C’è chi va a lavorare, chi è costretto a fare i compiti con la mamma addosso, chi, invece, viene spedito a lezione privata perché nessuno può dargli tempo o, addirittura, seguirlo.

Nel mio piccolo avevo immaginato lezioni corpose e dure impostate su esercitazioni, teoria e qualche lettura da fare insieme. Ma dovevo partire da qui. È incredibile come qualcosa cambi in quel momento: basta arrivare in classe con un libro, fare buio, silenzio, e mettersi lì a leggerlo ad alta voce. I ragazzi hanno bisogno di ascoltare storie, sono alla ricerca di una storia, di un filo sottile che li ricongiunga alla loro vita. Senza chiedere nulla in cambio, senza voto, interrogazioni, schede. Leggiamo un libro in classe, anche grandi libri, e restano tutti conquistati; le difficoltà, come per incanto, si dileguano. Da soli non ce la fanno perché hanno un mondo di bip e distrazioni che li devia, devono rispondere a troppi stimoli. È così che quel tempo si fa prezioso ed il pomeriggio insieme è il tassello che manca alla mattina per rendere piena la giornata. Manca quel rapporto personale, privato, un momento reso istruttivo da un lavoro di gruppo in cui è possibile correggere insieme un errore. Riscrivere una frase, ripetere un concetto, rielaborare la scena di un film o la frase di un libro.

Un’esperienza che ci fa crescere è un’esperienza che ci ha resi migliori e che si realizza con gli altri e per gli altri, negli sguardi dei ragazzi, nei consigli dei più grandi, nelle parole sagge della mia tutor. Un’esperienza come questa è fatta di persone, di incontri, di belle amicizie.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa a fare la tua rosa così bella”, queste parole, ripetute insieme qualche tempo fa, mi ricordano che insegnare equivale a donarsi, a nutrire un germoglio con pazienza, tempo, amore.

Oggi non tutti i germogli sono fioriti ma tutti, di sicuro, potranno diventare rose. Tra di voi qualcuno è rimasto tale, qualche altro, sorprendentemente, è un bellissimo fiore.

Stamattina guardavo i miei ragazzi impauriti per la loro prima maturità, in loro ho visto il mio punto d’arrivo; oggi guardo voi e vedo il mio inizio.

Vorrei solo ricordare a: Salvatore, Giada, Giuseppe, Gianluca, Carla, Oleg e Manuele il potenziale che avete e che aspetta di esplodere. Complimentarmi, infine, con: Raffaella, Jessica, Maria Teresa, Susy e Checca il cui potenziale è stato messo in atto in maniera dilagante.

La bellezza di questo progetto è finalmente esplosa.

 

 

 

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!