La società della vergogna dietro al web

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Uomini. Adulti e giovanissimi. È a voi che scrivo queste righe. A voi che siete convinti che la carne di una ragazza sia il tiro a bersaglio della vostra debolezza. A voi che pensate di poter giocare con la dignità di una ragazzina soltanto perché è una ragazzina.

Prima Amanda Todd. All’inizio di ottobre in Canada. Quindici anni. Si uccide perché un trentenne che l’ha circuita via web ha pubblicato su Facebook le foto di lei in topless. Nessuno sa chi è il colpevole e ci devono pensare gli hacker di Anonymous a scovarlo. Però uno pensa: son cose che succedono solo in America. Ma adesso è toccato a Carolina, nella italianissima Novara. Quattordici anni e un tuffo dal balcone per sfuggire alla persecuzione di un video o di una foto pubblicati sul web e sui social network, in cui lei è protagonista. Ma perché dico protagonista? In quel video era con un ragazzo, ma naturalmente lui non deve vergognarsi, perché lui è maschio, può permettersi quel che vuole. Poco importa se fosse il suo ragazzo o meno: il punto è che lui è maschio, quindi in ogni caso, non deve vergognarsi di nulla e nessuno ha nulla da dirgli. Tanto meno quelli che hanno girato quel video o scattato quelle foto per infierire su quella carne che magari poco prima avevano desiderato.

La fragilità di Carolina è terreno fertile per maschi che per sentirsi tali ne hanno fatto il facile pasto della loro inadeguatezza e frustrazione. Se al centro dell’attenzione ci fosse stato un ragazzo, gli altri, invece di trasformarsi in branco violento, gli avrebbero fatto anche i complimenti.

Servono vittime al maschilismo consumista della nostra non-cultura. E le vittime sono quelle che si portano addosso i segni della vittima: chi meglio di una ragazzina?

Carne fresca per sfogare la violenza repressa e mai riconosciuta dentro di sé, abbandonata da un dibattito culturale preoccupato più dello spread e delle vacanze della Minetti che della famiglia e della scuola, che fanno acqua da tutte le parti. A poche settimane dal voto, mi sarebbe piaciuto ascoltare un politico, uno solo, parlare dell’emergenza educativa in cui siamo piombati, a motivo della crisi di famiglia e scuola. La crisi non è solo economica: i genitori non hanno soltanto il problema di pagare le rate, ma di proteggere i figli in e fuori dalla rete. Non basta pareggiare un bilancio per costruire il bene di un Paese.

Guardando al passato, la società della vergogna era quella omerica, in cui il rapporto faccia a faccia tra i componenti non tollerava alcun errore che ledesse la dignità eroica dell’individuo: “essere” si riduceva ad apparire degni del proprio ruolo e l’occhio degli altri era giudice severissimo. Non è cambiato granché. Una nuova società della vergogna sta emergendo con i social network. Facebook e Twitter, grandi protagonisti della vicenda di Amanda e Carolina, possono essere usati come strumenti di una gogna digitale incontrollabile, scatenano il tam tam sulla vittima designata e i lapidatori si addensano attorno alla preda, in attesa che qualcuno scagli la prima pietra, perché la violenza – si sa – è piuttosto gregaria.

Non trovo molta misericordia nei social network, ma più spesso l’occhio implacabile del gossip famelico e invidioso. Insomma, Facebook e Twitter se usati male alimentano una nuova società della vergogna, in cui siamo misericordiosi con noi stessi e carnefici con gli altri. Ma il problema non è solo nei social network, strumento che si presta alla logica femminicida né più né meno di quanto un coltello ad un omicidio, il problema è una cultura che uccide la donna, prima ancora che materialmente, spiritualmente: spogliandola e paragonandola ad oggetti, soggiogandola con offese verbali e fisiche, per il solo fatto di essere donna. Con o senza sfumature di grigio.

Colgo spesso nelle mie alunne la paura di un maschio aggressivo, offensivo, violento, anche solo verbalmente. Colgo in alcuni ragazzi il virus di chi pensa che la virilità sia forza per colpire, anziché forza per proteggere.
Lo ripeto, il problema è educativo. È in crisi, da un po’ troppo tempo, il rispetto della dignità della persona. Una cultura che non riconosce la dignità della vita quando è fragile non può che fare violenza alle donne. Il vero femminicidio, e qualsiasi tipo di violenza, non si palesa all’improvviso ma comincia lì, dall’educazione ricevuta da bambini e adolescenti a scuola e soprattutto a casa. Carolina era il bersaglio perfetto: si è uccisa perché fragile, ma quanta della sua fragilità suicida non è il risultato di un mancato ascolto da parte di chi era intorno a lei?

 

www.profduepuntozero.it

 

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.

  • Federicaa

    Quando si tenta di sollevare questo problema in una classe, dalla componente maschile si levano sempre sbuffi e lamentele. Si dice -a ragione- che per affrontare un problema sia necessario innanzitutto informarsi, parlarne. Ma quando si tratta un tale argomento sono tutti santi, figurarsi se faranno mai una cosa del genere. Poi però a guardare i fatti è tutto il contrario. Insomma, se non negano se ne sbattono, per dirla in gergo giovanile. Certo, loro non sono mica cresciuti nella cultura del “non fare”: non vestirti in quel modo, non truccarti così, non stare con le gambe aperte, non andare in giro da sola di sera, non, non, non. Loro possono andare in giro con le mutande in vista, noi se lo facciamo nel 99% dei casi veniamo stuprate e in fondo “ce la siamo cercata”.
    Il problema della donna oggetto fa tanto più paura per il fatto che le donne non si ribellano, lasciano correre. Io, a 16 anni, mi sento profondamente OFFESA per l’immagine della donna che i media ci offrono (dalla televisione alla pubblicità, nessuno escluso). Una cultura femminile fatta di seni rifatti, video porno che girano su internet e sottomissione. E nessuno dice niente. Bisogna aspettare che una donna muoia perchè se ne parli.

  • Guest

    Finchè nelle famiglie non si insegna l’amore per il prossimo e che la bellezza è interiore sarà molto difficile risanare questa crisi di valori. Bisognerebbe che le famiglie e le scuole collaborino per seguire al meglio i propri figli non soltanto nei voti o nelle interrogazioni, ma nell’assistenza nei momenti di difficoltà, nel dargli una via morale che li aiutino ad apprezzare le piccole cose, che facciano apprezzare loro stessi, le loro qualità e che riescano ad avere rispetto per il prossimo a prescindere dal sesso, dall’età, dalla religione, dalla razza, ect. E questo vale anche per il ruolo della donna che sta diventando man a mano sempre più un’oggetto da usar e buttare quando non c’è più bisogno di essa, dove si fissano dei modelli (falsi e indegni) da seguire e delle “leggi morali” che soffocano la libertà stessa della donna (come ha fatto notare Fedica).

  • Finchè nelle famiglie non si insegna l’amore per il prossimo e che la bellezza è interiore sarà molto difficile risanare questa crisi di valori. Bisognerebbe che le famiglie e le scuole collaborino per seguire al meglio i propri figli non soltanto nei voti o nelle interrogazioni, ma nell’assistenza nei momenti di difficoltà, nel dargli una via morale che li aiutino ad apprezzare le piccole cose, che facciano apprezzare loro stessi, le loro qualità e che riescano ad avere rispetto per il prossimo a prescindere dal sesso, dall’età, dalla religione, dalla razza, ect. E questo vale anche per il ruolo della donna che sta diventando man a mano sempre più un’oggetto da usar e buttare quando non c’è più bisogno di essa, dove si fissano dei modelli (falsi e indegni) da seguire e delle “leggi morali” che soffocano la libertà stessa della donna (come ha fatto notare Federica).