La sofferenza del feto

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È appena uscito un libro dal titolo “Neonatal Pain: Suffering, Pain and the Risk of Brain Damage in the Fetus and Unborn” (ed. Springer), curato da Giuseppe Buonocore e Carlo Bellieni, entrambi membri del dipartimento di Pediatria, Ostetricia e Medicina Riproduttiva dell’Università di Siena. Raccoglie contributi di numerosi esperti sulla possibilità del feto di provare dolore prima della nascita. Queste alcune delle realtà scientificamente provate:  

  • Alla 10ª settimana di gravidanza, il bambino è già in grado di portare le mani alla testa, aprire e chiudere la bocca e deglutire.
  • I neonati ricordano il gusto e gli odori percepiti quando erano nell’utero e queste sensazioni possono avere un’influenza sulle loro future preferenze.
  • Anche i suoni, tra cui la voce della madre, sono percepiti dai feti. I neonati hanno persino dimostrato di riconoscere la musica che la madre ascoltava durante la gravidanza.
  • I bambini nati da madri sottoposte a stress durante la gravidanza dimostrano un minore peso alla nascita, una minore circonferenza cranica e una più breve età gestazionale alla nascita.
  • Il feto è sensibile ad una serie stimoli: suono, luce, tatto e pressione, cambiamenti di equilibrio.
  • In casi di intervento sui feti, si registra una reazione allo stimolo invasivo sin dall’età di 16 settimane di gestazione. Persino a 12 settimane si può vedere come il feto si ritragga se viene toccato.

Tutti queste scoperte scientifiche ci aiutano a dimostrare anche sperimentalmente una verità nota all’uomo da sempre: l’aborto è un vero e proprio delitto. Verità nota a qualunque uomo usi rettamente – e per il bene – la sua intelligenza. Infatti, già nel V secolo a. C. Ippocrate, medico e scienziato greco, imponeva ai medici il giuramento di non ledere la vita umana, a cominciare da quella prenatale; lo stesso facevano i Pitagorici. Questo è il brano del giuramento di Ippocrate: “A nessuna donna io darò un medicinale abortivo“. E gli ebrei cristiani, appena entrati in contatto con il mondo pagano, dove la società romana, in fase già di decadenza morale, praticava l’aborto, insegnano nella Didaché, scritto cristiano del I secolo: “non farai morire il figlio per aborto né lo ucciderai appena nato“. Contributi come questo, non sono ovviamente risolutivi ma sono fondamentali per continuare a cogitare su come stanno realmente le cose…  

Cogitoetvolo