La solitudine dei numeri primi

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Sprofondato nella poltrona ho letto quasi tutto d’un fiato l’ultimo vincitore del prestigioso premio Strega. Vediamo chi rappresenta la nostra letteratura nel panorama editoriale europeo, mi sono detto.

La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano è scritto bene, non c’è che dire. Il ventiseienne fisico che lo ha partorito ci sa fare con le parole e ha messo a frutto ciò che ha imparato nei corsi di scrittura alla scuola Holden di Baricco, come mostra la prosa scorrevole e immediata come il pensiero, il discorso diretto non virgolettato quando riporta il pensiero dei personaggi e il frequente ricorso a piccole e delicate scene della vita quotidiana nella scelta della metafore. C’è del talento.

I protagonisti della vicenda sono Alice Della Rocca e Mattia Balossino. Nelle prime pagine scopriamo alcuni drammi che hanno segnato la loro infanzia. Alice, durante una esercitazione di sci, sport che odia e che pratica solo per fare contento suo padre, è vittima di un incidente che la lascerà zoppa per tutta la vita. Mattia ha una gemella che, a causa di un problema durante il parto, è muta e ha problemi relazionali, che i crudeli compagni di scuola non esitano a sottolineare emarginandoli entrambi. La prima volta che vengono invitati a una festa di compleanno, l’insofferente Mattia, esasperato dal mutismo e dalla stranezza della sorellina, la abbandona nel parco. Questi due episodi segnano le loro vite, che durante gli anni del liceo si incontrano per poi separarsi ancora e rincontrarsi a più riprese negli anni successivi. L’autismo di Mattia e il suo autolesionismo non ostacolano la brillante carriera di ricercatore nel campo della matematica, mentre l’anoressia di Alice, già manifesta durante l’adolescenza ma mai presa sul serio dai suoi genitori, segna l’insuccesso del suo matrimonio con Fabio, un simpatico medico che ha conosciuto mentre assisteva la madre in fin di vita. Alice e Mattia sono come due numeri primi gemelli, cioè due numeri primi separati solo da un altro numero, come 11 e 13 o come 2760889966649 e 2760889966651. Si amano e non si amano. Si cercano e si fuggono.

Sembra di intendere che c’è un marchio che segna le loro esistenze, come una tara che si portano dietro per tutta la vita e che la loro solitudine è come una condanna che subiscono senza potersi in alcun modo ribellare. E’ “il peso delle conseguenze”, come a più riprese viene chiamato nel libro, l’ineluttabilità del destino. Ma un senso di oppressione segna, in realtà, l’esistenza di tutti i personaggi del libro e non solo dei due protagonisti: sono in qualche modo ?soli’ nel loro egoismo o nella loro superficialità i genitori di Alice e Mattia, incapaci di affrontare a viso aperto i problemi dei loro figli, come se vivessero in un’altra dimensione. I compagni di classe di Mattia e della sorella alle elementari sono senza cuore, così come la maestra nella sua fugace apparizione, quando per aiutare il ragazzino a manifestare il dramma che lo ha reso taciturno e solitario lo mette al centro della classe davanti a tutti i compagni, come su un patibolo. L’unico amico che ha, durante gli anni del liceo, è l’omosessuale Denis, che in età adulta cerca in locali di malaffare una compagnia per la sua emarginazione dalla società. Teatro di solitudine è il sordido spogliatoio delle ragazze dove Alice, ancora al liceo, è vittima di un episodio di bullismo al femminile. E la sterilità causata dall’anoressia, a cui non vuole porre rimedio attraverso le cure offerte dal marito, provoca la rottura della sua vita matrimoniale, spegnendo l’ultima fiammella di speranza di una redenzione. Il finale è sospeso. E persino la domestica ecuadoriana di casa Della Rocca si chiama Soledad ?

Terminata la lettura di questo premio letterario non sono riuscito a scrollarmi di dosso l’impressione che il fatalismo che ne permea le pagine celi dentro di sé un profondo egoismo. Alice ha la passione della fotografia. Forse il libro si propone di offrirci una descrizione esatta della società in cui viviamo. Ma non c’è un barlume di speranza, non c’è spazio per la gratuità dei sinceri rapporti di amicizia, non c’è la forza d’animo di chi nel dolore vede una possibilità di maturazione personale, non ci sono le famiglie che stringendosi nei loro forti legami di amore sono più forti di ogni minaccia. Emergono i drammi, verisimili e sempre più diffusi anche nella vita reale, ma restano inesorabilmente sepolti gli slanci vitali, il coraggio e la gioia. Sembra di camminare in un bosco morto, nel quale la vita ha abbandonato le foglie secche che ricoprono il suolo e i rami degli alberi scheletrici avvolti dal cielo incolore e dal silenzio inquietante. La luce del sole non riesce a perforare la coltre grigia che soffoca ogni cosa?

Peccato. C’era del talento. Ma quando la nostra letteratura, che ha creatività e slancio, ci darà in pasto nutrienti storie imbevute di ottimismo e amore alla vita?

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La solitudine dei numeri primi
Autore: Paolo Giordano
Genere: Romanzo
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 312
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.