La Storia Segreta di lady D

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Per la prima volta sul grande schermo la storia della donna più amata d’Inghilterra: Lady D, la Principessa del Popolo…

Un film di: Oliver Hirschbiegel. Con Naomi Watts, Naveen Andrews, Cas Anvar. Paese di produzione: UK. Durata: 114’. Uscita: 03/11/2013. Target: 14+.

Il 31 agosto 1997 è una data che gli inglesi ed il mondo intero ricorderanno per sempre. A seguito di un incidente stradale, perdeva la vita la Principessa Diana, la donna più famosa del pianeta. Si spegneva non solo una vita, ma anche un sogno d’amore. Il film di Hirschinbiegel narra le ultime vicissitudini amorose di Lady D, combattuta tra il desiderio spasmodico di fama e il bisogno infinito di sentirsi amata ed apprezzata. Sarà il medico pakistano Hasnat Kahan a riempire gli ultimi due anni della vita frenetica della principessa fino alla brusca rottura, voluta dalla famiglia di lui, e giunta poco prima del fatale incidente.

Il film rimane fedele ai fatti riportati nelle più autorevoli biografie di Diana Spencer e, nonostante manchi una somiglianza fisica tra Naomi Watts e Lady D, l’attrice compensa con una prova magistrale di doti recitative. L’angoscia che si percepisce in più scene  della pellicola, come un martellante ed oscuro suono proveniente dall’al di là, crea un forte phatos nello spettatore che riesce ad immedesimarsi pienamente nell’atmosfera drammatica. La regia è accurata anche nella ricerca dell’atmosfera degli anni ’90, nel mostrare una Londra in piena espansione con le inquadrature in campo lungo ed è altrettanto attenta alla mimica facciale con un dosaggio equilibrato di primi piano, usati soprattutto nei momenti più intensi e forti. Con delicatezza e rispetto per il personaggio divenuto un’icona contemporanea di stile e di eleganza, alla stregua di Grace Kelly, il film si sofferma lievemente anche sulle incoerenze caratteriali della principessa: la sua voglia di essere amata è contrapposta alla sua inguaribile ricerca del principe azzurro; la sua narcisistica necessità di riempire le copertine di tabloid e quotidiani si scontra con le sue numerose battaglie umanitarie, in particolare per l’abolizione delle mine antiuomo. Eppure l’amore per la donna Diana è un fatto assolutamente accertato dalle grandiose manifestazioni d’affetto che in vita ed anche dopo la morte, il suo popolo le ha riservato. Mazzi di fiori, omaggi, messaggi d’affetto.

Dal film si trae anche uno spunto per poter fare un’approfondita riflessione sul rapporto tra fama e successo, celebrità e amore verso il prossimo perché di Diana spopola con prepotenza  un’immagine mitizzata, lontanissima dalla realtà. Il culto della celebrità è un fatto assolutamente contemporaneo, le iniziative di beneficenza intraprese dalla Principessa del Galles (nonostante alla base vi fosse un vero bisogno di sentirsi utili e di sperimentare la gratuità verso i più bisognosi) erano sempre circondate da un indispensabile tornaconto personale di ricerca costante di elogi, acclamazioni, esultanze pubbliche. Il tutto è molto lontano dalla più comune carità, quella spontanea, nascosta agli occhi indiscreti dei paparazzi.

Diana, quindi, incarna il prototipo della donna contemporanea alla ricerca dell’affermazione di sè nel lavoro come in amore, inguaribile romantica emancipata, ma profondamente infelice.

L’addio di Hasnat Khan a Diana è sicuramente emblematico e sigilla, con una profonda citazione, il significato più travolgente dell’amore: “L’amore è un giardino. Se non senti il profumo, non entrare in giardino. Al di là delle idee, al di là del giusto e dello sbagliato, c’è un giardino. E’ là che ti aspetterò”  (Mevlana Rumi)

Valentina Ragaglia

Classe '91. Dottoressa in lettere moderne. Scrivo su diversi siti e portali online di informazione occupandomi di politica, cultura, attualità. Amo la mia terra, la Sicilia, perfetta sintesi poetica di assonanze ed ossimori. Adoro i gatti, il gelato, acquistare e leggere libri. Il mio motto è: «La bellezza nasce dai limiti, sempre.»