La storia, triste, si ripete

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La prima volta che ho sentito parlare di Shoah ero solo una bambina. A scuola la maestra cercava di farci comprendere cosa significasse pulizia etnica, e ci spiegava come l’odio ingiustificato potesse accecare l’uomo, fino a fargli desiderare di annientare un suo prossimo. Da allora, anno per anno, ho visto succedersi giorni della memoria, documentari e infinite pagine dedicate a questo tema, tutti con lo stesso obbiettivo: non dimenticare, affinché stragi di tal fatta non si ripetano.

Eppure la Shoah non è solo un fatto del passato.

I giorni della memoria non stanno giovando alle migliaia di vittime della “politica” del nuovo Califfato, Isis: gli integralisti islamici stanno seminando il terrore in Iraq e  stanno perseguitando le minoranze religiose, i cristiani  e gli Yazidi primi tra tutti. Segnano le case con una N, che sta per “seguaci del nazareno, cristiani”, poi propongono tre vie ai “marchiati”: convertirsi all’Islam, pagare una tassa dissanguante, oppure diventare carne da macello. E lo fanno in nome della loro religione: in nome di Allah decapitano, crocifiggono ed espongono i cadaveri, rapiscono donne e ragazze come bottino di guerra, distruggono luoghi di culto, saccheggiano abitazioni, gettano persone vive nelle fosse comuni.

Tutto ciò avviene nello stesso momento in cui noi ascoltiamo le notizie alla tv, non è scritto sui libri di storia del liceo. Sarà scritto, un domani, su quei libri e i nostri figli studieranno questi massacri, e allora capiranno che l’uomo è così bravo a ripetere gli errori!

Che si chiami Nazismo, che si chiami Isis, che si perseguitino cristiani piuttosto che ebrei, la sostanza non cambia: l’uomo vuole annientare un suo simile. Che dire allora dei diritti civili faticosamente conquistati? Delle dichiarazioni di uguaglianza, della libertà di religione, della tutela dei diritti fondamentali della persona, del diritto alla vita brutalmente negato, del diritto alla salute dimenticato? Sulla carta esistono, abbiamo un’infinità di documenti che li attestano, e miliardi di persone che ne godono, ma ciò non basta ad evitare che in altrettanti casi siano calpestati.

Di fronte a quest’orrore si propongono soluzioni diverse: la Santa sede invoca la preghiera; l’arcivescovo di Mosul, invece, invoca la guerra perché “non si può combattere la violenza con la non-violenza quando l’interlocutore non ha l’idea che tutti gli uomini siano uguali”. La storia ci insegna che non è facile trovare una soluzione a questi conflitti; come uomini che assistono a questi eccidi possiamo solo apprezzare il tentativo della Francia, della Gran Bretagna, dell’Italia di fornire aiuti umanitari ai perseguitati, spiraglio di salvezza per migliaia di fuggiaschi che rischiano la vita in ogni istante. Possiamo criticare l’integralismo, l’estremismo in ogni sua forma, tanto rovinoso perché privo di “misura”, che è la virtù per eccellenza. Non possiamo, poi, restare indifferenti di fronte all’appello dei cristiani che vivono laggiù, e che ci arriva forte e diretto: “Ci massacrano, aiutateci”. Non possono lasciarci indifferenti le immagini di bambini stroncati alla vita senza alcuna colpa, se non quella di non chiamare Allah il proprio Dio.

Per questo, se da un lato l’opinione pubblica si divide tra i sostenitori del “porgi l’altra guancia” e coloro che contrastano l’integralismo, preoccupati dal futuro dell’intera comunità cattolica, ospitante, ad oggi, milioni di musulmani; coloro che auspicano la mediazione, e coloro che invece non vedono prospettive di collaborazione; dall’altro lato tutti siamo accomunati dall’angoscia di sapere quali tragedie si consumano al di là dei nostri confini, testimoni quali siamo di avvenimenti che sembrano svolgersi in un mondo parallelo, e che invece sono più vicini di quanto sembrano.

Un giorno spiegheremo ai nostri figli di non dover dimenticare queste stragi, affinché esse non si ripetano; starà a loro essere più bravi di noi, e imparare davvero la lezione.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.