La strage delle bambine innocenti

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Il fenomeno della discriminazione di genere è come un colore dalle molteplici sfumature e alcune sono talmente chiare da passare inosservate. Eppure esistono e sono anche le peggiori, in quanto le vittime sono bambine non ancora nate. Bambine che hanno un solo e unico difetto: il loro sesso. Le pratiche attuate per eliminarle variano a seconda delle disponibilità economiche: si parte da un uso massiccio dei metodi contraccettivi se la prima gravidanza ha dato vita ad un maschietto, si ricorre all’aborto selettivo non appena si scopre il sesso del nascituro o all’infanticidio, se si è in tali condizioni di povertà da non potersi permettere una visita ginecologica. Sono misure che nel corso dei secoli non hanno mai smesso di essere adottate: a detenerne il primato sono la Cina e l’India, che presentano una disparità di 120 maschi ogni 100 femmine, un divario che cresce nelle zone rurali. Una guerra che miete ogni anno 44 milioni di vittime innocenti in tutto il mondo. Solo perchè non ne troviamo i corpi, non significa che tutte queste piccole creature non siano morte.

Ma noi esseri umani siamo fatti così, non ci preoccupiamo delle disgrazie finché non ci toccano di persona. Pensiamo che fenomeni come questo interessino quelle zone che amiamo definire “in via di sviluppo”, come se non condividessimo la stessa linea evolutiva. Restiamo indifferenti finchè un palo di gigantesche proporzioni non ci dà un colpo in testa, costringendoci ad aprire gli occhi. Solo così posso spiegarmi ciò che sta succedendo in Inghilterra, dove due medici che hanno prescritto l’aborto selettivo a due donne che non volevano una figlia, dopo 19 mesi di inchieste, non sono ancora stati processati. E non perchè l’aborto selettivo non sia illegale, semplicemente perchè “il caso non incontrava l’interesse pubblico”.

Addentrarsi in una questione come quella del genericidio comporta necessariamente un dibattito su una serie di problemi etici, sapendo in partenza su che tema si finirà inevitabilmente per andare a parare: l’aborto, ovviamente. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che oggi spetta ai genitori la decisione di lasciar vivere o meno il proprio bambino. Perchè c’è crisi, perchè non era il momento giusto, perchè piuttosto che farlo convivere con un difetto genetico è meglio non farlo vivere del tutto…o perchè è una femmina. Il passo purtroppo è drammaticamente breve. Questo è il motivo per cui in Canada sono state adottate delle misure di emergenza per fermare l’uccisione di feti femminili: tenere nascosto alla madre il sesso della bambina fino a trenta settimane dall’inizio della gravidanza.

Io ritengo però che arrivare a prendere dei provvedimenti simili non sia un segnale rassicurante. Si crede che basti imporre un divieto per arginare il fenomeno, invece di cercare di capire il motivo per cui una madre dovrebbe rifiutare la propria bambina solo per il suo sesso. Proviamo a partire da quei paesi che hanno il tasso più alto di aborti selettivi. L’India occupa le prime pagine della cronaca internazionale per i continui e frequenti casi di stupro, di cui le donne sono puntualmente additate come colpevoli per aver suscitato le attenzioni dei propri carnefici. La Cina, oltre a una propaganda secolare sulla superiorità maschile e a una serie di leggi che imponevano l’aborto dei feti femminili, è anche il paese con il più alto tasso di suicidio femminile al mondo. Per una donna che nella propria vita è stata sempre fatta sentire inadeguata, è comprensibile che l’idea di far patire la stessa sorte ad un altro essere umano non le vada proprio a genio. Oltre al fatto che in moltissimi paesi l’arrivo di una bambina non è festeggiato quanto quello di un maschietto. Anzi, spesso non è proprio festeggiato.

Ma noi continuiamo a credere che il problema non sia nostro, che non ci riguardi. Non se ne parla, perciò molti non ne sospettano neanche l’esistenza. Intanto milioni di bambine mancano all’appello, vittime inermi di un retaggio culturale che a livello mondiale continua a collocare la donna su un gradino più basso rispetto all’uomo. E di cui proprio le donne, con buona pace delle femministe, sono inconsapevoli sostenitrici. Perchè ancora oggi più della metà della popolazione mondiale teme, più di tutto, tre semplici parole: “è una bambina”.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.