La teoria dell’anello al naso

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Percing, tatuaggi…quanti se ne vedono! Sembra che oggi sia strano chi non ne ha almeno uno! Draghi, fiori e simboli tribali che emergono da schiene, piedi, caviglie ed avambracci. Segni indelebili impressi per sempre da un ago sottile che buca la pelle. Buchi con oggetti di varie forme in ogni dove, orecchie, naso, occhi, labbra, lingua… Il tatuaggio e il percing sono diventati un vero e proprio fenomeno di massa, conservando il sapore di una piccola ed eccitante trasgressione. Qual è il significato che i ragazzi a 16 anni attribuiscono al piercing e al tatuaggio? Quali sono le ragioni affettive e relazionali, che giustificano l’esplosione di questa "moda" tra gli adolescenti? Il corpo dipinto e forato, esprime una intenzione comunicativa: il piercing e il tatuaggio si fanno "per moda". Servono ad apparire; comunicano appartenenza e esprimono trasgressione e originalità. Il piercing e il tatuaggio si fanno "per sé": si dice che segnano una tappa della crescita.

Esprimono una parte di sé? Rappresentano un punto fermo? Chissà? Perché forarsi e dipingersi il corpo nei modi più singolari e originali possibili? Sono veramente un segno di appartenenza alla propria generazione?

Sicuramente sono un modo per apparire e distinguersi dagli altri, una necessità di ricerca della propria identità sociale.
Di fatto farsi tatuare può essere doloroso, soprattutto rispetto alla sensibilità della zona del corpo scelta: ciò per alcuni rappresenta una prova di coraggio che dà maggior valenza al soggetto tatuato.

Ci sono esperti che dicono che le occasioni che spingono a scegliere di farsi un tatuaggio possono essere le più disparate: la nascita di un figlio, ma anche l’inizio o la fine di un amore, il diciottesimo compleanno o la data del matrimonio.
Di solito comunque il motivo è che i giovani si sentono orgogliosi di avere un tatuaggio ed utilizzano il proprio corpo come qualcosa che serve a comunicare con gli altri. Ecco che basta un anello al naso da cui tutti vengono trainati creando un effetto “gregge”, senza sapere dove vanno e soprattutto perché.

 

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società. E' formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.