La violenza sulle donne

0

Le raccapriccianti notizie di un numero crescente di stupri su donne, anche ragazzine e disabili, generano diverse reazioni e letture di questo tristissimo fenomeno.
C’è chi si lancia in una “caccia all’orco”, chi inasprisce le pene (potremmo meglio dire che le rende più proporzionate alla gravità dell’atto, considerati i danni enormi, più psicologici che fisici), chi se la prende con gli immigrati.

In realtà sappiamo che i fatti di cronaca, che hanno un’ampia risonanza emotiva, non sono, purtroppo, che la punta di un iceberg (il sommerso è elevatissimo, oltre il 90%). La maggior parte degli atti di violenza (in tutte le sue manifestazioni: fisica, sessuale e psicologica) sulle donne avviene in famiglia, soprattutto ad opera del partner o di un conoscente. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è perpetrata da uno sconosciuto. Come mai questo accanirsi sulle donne da parte dell’uomo che, nei casi più gravi, arriva all’omicidio? E’ sconcertante che in Italia ogni tre giorni muoia una donna uccisa, in tre casi su quattro, dal partner e che la prima causa di morte per le donne in tutto il mondo, dai 16 ai 60 anni, sia la violenza in famiglia!

Il fenomeno non si può assolutamente ricondurre solo a elementi culturali, a società in cui prevale una condizione femminile di sottomissione e inferiorità. Né tantomeno attribuire a una frustrazione degli uomini di fronte alle conquiste femminili, a una donna più determinata e autonoma che mette in crisi il loro ruolo maschile.
Anche lo studio della psicologa americana Susan Fiske, secondo cui immagini femminili sexy attivano negli uomini aree cerebrali che riguardano l’operare con oggetti e bloccano le sedi dell’empatia, rischia di favorire una lettura colpevolizzante per la donna che risulterebbe contribuire al fenomeno provocando l’uomo con il proprio abbigliamento. Un discorso a parte andrebbe fatto su come la moda e il mondo dello spettacolo propongano spesso modelli che, esaltando l’aspetto fisico lo accentuano, a discapito di altre qualità che caratterizzano e fanno onore alle donne.

La violenza sulle donne si inserisce nel contesto più ampio di aggressione contro il più debole, categoria che comprende anche bambini, anziani e disabili. E’ più facile (e anche più da vigliacchi!) colpire e scaricare la propria rabbia su chi ha meno possibilità di difendersi e reagire. Per questo il debole diventa più facilmente la vittima designata.
Questo triste fenomeno in crescita rimanda alla necessità di una maggiore formazione alla dignità e al rispetto di ogni essere umano. Occorre anche favorire una maturazione psicologica per il raggiungimento di una buona capacità sia empatica, grazie alla quale si comprende e si partecipa a ciò che prova l’altro, sia di controllo dell’impulso (aggressivo e/o sessuale).Torniamo insomma a ribadire l’importanza fondamentale di un’educazione emotiva che, unita a un buon patrimonio valoriale, permetta di arginare ogni spinta di sopraffazione verso l’altro, all’interno della quale prevale ancora purtroppo la legge del più forte, che solo negli animali è legittimata dalla sopravvivenza.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

Cogitoetvolo