La vita alla mia età

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«Io sono un istintivo: le mie paure, le mie fragilità, le mie tristezze le scrivo di getto nelle mie canzoni. E sono fortunato, perché la musica mi aiuta a superarle».
Tiziano Ferro ha la faccia molto più giovane e la testa molto più adulta dei suoi 28 anni. Si presenta con felpa e camicia a quadri, come un ragazzino qualunque e non come la star che nel mondo ha venduto oltre 5 milioni di dischi con soli tre album. Il suo ultimo cd “Alla mia età”, il quarto della sua carriera, distribuito in 42 Paesi, dimostra una raggiunta maturità artistica e al tempo stesso rivela una sincera profondità umana. I brani che il cantante di Latina scrive (suoi sono testi e musica) riescono a cogliere timori, speranze e inquietudini delle nuove generazioni. Ma a chi pensa che lui sia un tipo triste, il cantante risponde con una risata piena e contagiosa e con una raffica di battute. «Ma poi se esagero so chiedere scusa», aggiunge sorridendo.

Tiziano, nelle tue canzoni i giovani si riconoscono, vedendo rispecchiate le loro fragilità e i loro momenti bui. Sono anche i tuoi?
Nelle mie canzoni esprimo le mie necessità più intime, le mie riflessioni, i miei sentimenti. Questo nuovo disco in particolare è dedicato alle paure, ai dubbi, alla voglia di vivere, alla capacità di fare pace con se stessi, di perdonare, di comprendere. È il mio disco più esistenziale perché metto al centro i valori e gli obiettivi della vita. E ho una piccola presunzione: che la mia musica possa avere una certa utilità anche per gli altri.

Qualcuno trova che le tue canzoni siano a volte troppo tristi.
Se scrivo cose pesanti emotivamente è per arrivare poi al sorriso finale. Sono convinto che non si può attraversare questo fiume che è la vita se non ci si bagna. La tristezza e il dolore vanno affrontati per arrivare a un miglioramento: occorre avere un atteggiamento di apertura verso l’esistenza.

Non hai mai nascosto le tue difficoltà di quand’eri ragazzino, legate ai problemi di peso e alla bulimia. Vi hai anche dedicato un album, «111» come i chili che eri arrivato a pesare. Da lì a diventare una star della musica e un ragazzo in forma ed equilibrato, ne hai fatta di strada.
Sono stato fortunato. Ma ho anche tanto lavorato su di me, non mi ha mai spaventato la mia interiorità, non ho mai evitato il confronto con me stesso. È una questione di carattere: ancora adesso non lascio mai niente in sospeso. Preferisco affrontare i pensieri scomodi, piuttosto che rimandarli a dopo. Le persone dimenticano che amare, avere un buon rapporto con se stessi, con gli amici, con la famiglia, costa fatica.

E tu che rapporto hai con la tua famiglia?
Ottimo. Lo sforzo che faccio tutti i giorni è quello di mantenere un buon rapporto con mia madre e con mio padre: occorre innaffiare questo giardino sempre e farlo con amore. Nessun genitore ha i rudimenti per essere un bravo comunicatore o un maestro, se un figlio lo aiuta le cose diventano molto più semplici.

Vuoi dire che se i figli non comunicano, è un po’ anche colpa loro?
Occorre farsi un esame di coscienza con coraggio ed onestà, le colpe non sono mai da una parte sola. I genitori si ritrovano in mano una vita da gestire, hanno le loro insicurezze. Quando un figlio cresce deve guardarli come persone con tutti i diritti di avere loro fragilità.

Veniamo ai testi delle tue ultime canzoni, che sembrano dei piccoli manifesti. L’album si apre con “La tua vita non passerà”, che dice “la tua vita sarà più forte/di ciò che a volte/ ti hanno detto”.
Questo è uno dei brani centrali del disco. È basato sull’importanza di credere che il dono della vita è una delle cose più importanti in assoluto, e io l’ho capito riposizionando alcune cose. Vorrei dire a tutti di non mettere in secondo piano la propria salute mentale e fisica a favore di altro. Se tu sei una persona felice e serena riescono a stare bene anche gli altri.

C’è poi “Il sole esiste per tutti”; anche qui parli di come “insostituibile e solo tuo sia il dono della vita”.
“Il sole esiste per tutti” è un inno alla vita, un manifesto alla positività anche nei giorni grigi. Spesso ci sono momenti non facili, ma invito i giovani a non autoinfliggersi la tristezza. Occorre un atteggiamento più aggressivo nei confronti della vita, anche più ironico: sono convinto che questo spirito attiva le cose buone.

Tiziano, a soli 28 anni già scrivi “Alla mia età”?
Certamente. La mia generazione non deve compiere questo errore: non dobbiamo perdere tempo. Dobbiamo invece essere consapevoli del momento che stiamo vivendo, di quello che abbiamo dentro. Se non capisci cosa vuoi ora, non hai modo di modellare la tua vita, di viverla felicemente.

Anche in questa canzone, come nel tuo primo successo, torna il concetto di perdono. Solo che aggiungi: “Perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato/e ciò che dice lui, va ascoltato”. Lo hai scritto solo perché suonava bene o ne sei davvero convinto?
Convintissimo. Innanzitutto della necessità di prendersi la responsabilità delle proprie mancanze e anche di accettare le scuse. Ed è vero che ascolto il Suo suggerimento. Io ho sempre avuto un rapporto molto profondo col sacro e con la religione. E ci tengo a tenerlo vivo: mi piace andare in chiesa da solo, quando non c’è nessuno, è un momento così privato. E se si nota bene, tutto questo c’è nel sottofondo delle mie canzoni.

C’entra il fatto che da ragazzino cantavi in un coro gospel di Latina?
Scoprire il rapporto con Dio legato all’allegria e ringraziare il divino con il canto, il ballo, con concerti per tutta Italia e l’incontro con ragazzi di tutto il mondo mi ha cambiato la visione del canto e del rapporto con la religione. Ho cantato gospel dai 15 ai 18 anni ed è lì che il direttore del coro mi ha scoperto ed è iniziata la mia carriera da solista.

Lavora con te anche tuo fratello minore, che suona la batteria in un brano del disco. Che rapporto avete?
Flavio ha 17 anni, ci adoriamo: ho anche il suo nome tatuato sul braccio. L’ho fatto suonare a patto che passasse l’anno e recuperasse due materie. La sua è una generazione molto diversa dalla mia. Questi ragazzini mi spaventano per lucidità, capacità e destrezza nel gestire tempi, informazioni, tecnologie. Io sono stato un bambinone per tanto tempo, mio fratello e i suoi amici sono molto più svegli di me alla loro età, ma mi sembra che abbiano un senso di frustrazione in più. Mi fanno tenerezza, li vorrei vedere meno tecnologici e più in grado di scrivere un diario. Però non li rimprovero: si adattano al mondo in cui vivono e non ci possono fare niente.

Articolo tratto da Noi Genitori & Figli, inserto mensile di Avvenire, numero del 25 gennaio 2009

 

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