La vita è bella

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Un film di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Horst Buchholz, Giustino Durano, Giuliana Lojodice. Drammatico, durata 120 min, Italia 1997.

Guido Orefice, un giovanotto toscano ed ebreo pieno di allegria, incontra una maestrina di nome Dora e se innamora immediatamente. Corteggiandola in modi stravaganti, riesce dunque a conquistarla e a sposarla, e dal loro amore nasce Giosuè. Sei anni dopo, proprio il giorno del compleanno del bambino, i due vengono deportati in un campo di concentramento e Dora, che non è ebrea, li segue volontariamente. Per proteggere il figlioletto dagli orrori di questa realtà, Guido gli fa credere che la vita nel lager sia un emozionante gioco a premi con in palio un carro-armato, e i due entrano subito nel vivo della partita?

Sicuramente avrete visto o sentito parlare tutti di questo splendido film, la sesta pellicola di Benigni come regista, premiato con 3 oscar e 5 nastri d’argento. Sapendo che il film parla dell’Olocausto, penso che dovrebbe subito saltare all’occhio il titolo: “La vita è bella”. Come fa ad intitolarsi così un film che parla della più grande tragedia del ventesimo secolo? In effetti sembra un controsenso, eppure il film è tutto in questa direzione. Raramente troviamo scene di vera e propria disperazione, tipica di questo genere di film, poiché i toni vengono sempre stemperati dall’ottimismo e dall’enorme coraggio di Guido, che mostra come anche nelle peggiori situazioni si possa mantenere il proprio spirito di umanità senza lasciarsi andare.

Personalmente, credo che la genialità di questo film sta nell’aver fuso insieme due storie in modo originale. Il film è infatti composto di due parti principali: la prima è ambientata in Toscana, la seconda nel lager, ma la prima non è meno importante della seconda. Lo scopo del film non è quello di suscitare pietà per la condizione dei protagonisti nel campo di concentramento, altrimenti non sarebbe stata sviluppata così tanto la prima parte. La storia d’amore tra Guido e Dora è invece tanto importante quanto la seconda parte, poichè la seconda parte non è altro che un’altra storia d’amore: quella tra Guido e Giosuè. Il filo conduttore del film, l’anello che lega le due parti di cui è composto, è l’amore di Guido per i suoi familiari e soprattutto il suo immenso amore per la Vita e per tutto ciò che essa comporta. Questo sentimento così forte di attaccamento alla propria esistenza tiene strettamente unite le due storie, e direi anche ? senza esagerare ? che le uniforma, facendo vedere che l’amore per la Vita si può manifestare allo stesso modo sia in condizioni normali sia in condizioni di estrema indigenza.

A chiunque non l’abbia ancora visto, dico: – Non perdetevi questo capolavoro poetico, il personalissimo “Inno alla Vita” di Roberto Benigni – .

Effetti collaterali: può cambiarvi la vita?