La voce che viene dal corpo

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Le parole spesso non bastano per riempire l’intero bagaglio comunicativo che un essere umano possiede. Occhi, bocca, pelle, naso, mani … rappresentano una miniera “linguistica” immensa che passa spesso inosservata. Si tratta della cosiddetta “comunicazione non verbale” che risulta eloquente almeno quanto la parola e può raccontare emozioni, stati d’animo, desideri, affinità.

Ognuno di noi, senza esserne consapevole, ha appreso una lingua fatta di gesti, espressioni, modi di muoversi, camminare … e questo linguaggio precede quello verbale. I gesti sono, infatti, la parte più intima di noi. Più delle parole, più di come ci vestiamo o di come ci comportiamo, più dell’identità artificiale che spesso ci imponiamo. Il linguaggio gestuale, anch’esso ricco di toni, punteggiature, significati, conferisce a tutto il corpo un’espressione sempre nuova e diversa.

Il volto, ad esempio, è dotato di un preciso linguaggio che, oltre a fornirci l’indicazione di uno stato d’animo, riproduce un riflesso incontrollato del nostro carattere. È lo scrigno che custodisce molte sfumature, dettagli forti, limpidi … per questo si dice che rappresenti “lo specchio dell’anima”.
E gli occhi? Sono gli elementi che caratterizzano immediatamente l’espressione del volto, il modo in cui direzioniamo lo sguardo rivela i nostri interessi, le nostre priorità, i nostri desideri. A seconda che sia uno sguardo mobile o sfuggente, fisso oppure basso. Possiamo rivelare insicurezza se le nostre palpebre vanno continuamente su è giù, oppure voglia di “evasione” se spostiamo lo sguardo verso un orizzonte lontano dal nostro interlocutore. Insomma, se le parole sanno farsi carico di una menzogna, gli occhi, al contrario, non riuscirebbero a reggerla.

E il naso? Sorprendentemente anche il naso è un organo attivo nella comunicazione. È in primo piano quando parliamo, se lo tocchiamo o lo arricciamo, oppure se il nostro modo di respirare si modifica. Ci sono gesti istintivi, quasi riflessi, che palesano la nostra intenzione reale che sia di ansia o di fastidio, di aggressività o di solitudine.

La bocca, poi, non è semplicemente il luogo verbale per eccellenza, questa “comunica” tanto anche quando tace. Mordersi le labbra, storcere la bocca, coprire la bocca con la mano sono solo alcuni dei movimenti involontari che, come nell’ultimo esempio, tentano di “censurare” un’espressione palesata, invece, dagli occhi.

E le mani? Sono il nostro biglietto da visita. Con la famosa “stretta” di mano ci presentiamo agli altri, diamo le nostre prime informazioni. Darsi la mano è il primo contatto con una persona che vediamo per la prima volta o che incontriamo abitualmente. Ogni stretta ha un suo specifico valore comunicativo: una stretta sicura di sé, una avvolgente oppure sfuggente, un’altra superiore …

Gli impressionisti come Renoir ritraevano le mani spesso in primo piano. Vincent Van Gogh affermava : « In questi giorni, disegnando una mano o un braccio, ho messo in pratica il precetto di Delacroix: “Non partire dalle linee di contorno, ma dal centro”. Questi soggetti offrono buone occasioni di prendere come punti di partenza delle ellissi. Ciò che cerco di imparare così non è il disegnare una mano, ma un gesto; non una testa matematicamente esatta, bensì il profondo della sua espressione. Per esempio lo zappatore che annusa il vento quando alza un attimo il capo o parla. Insomma, la vita. ».

Forse è proprio questo il significato dei nostri gesti: saperli leggere per imparare a vivere la nostra quotidianità e noi stessi in modo diverso, profondo.

 

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!