Ladybug

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Oggi Chantelle è una modella affermata. Ma per lei non è stato sempre facile convivere con la propria diversità.

Nel video pubblicitario di una famosa marca d’abbigliamento, una bellissima modella di origine giamaicana balla a ritmo di un allegro sottofondo musicale. “Guardami, guardami”, ripete, “Cosa vedi? Cosa vedi?” I capelli folti e neri ondeggiano insieme a lei. Gli occhi scuri ridono espressivi. “Ti piace? O non ti piace?” domanda scuotendo il capo. Ha una voce argentina che trasmette grande energia e dei lineamenti delicati, tratti così fini che sembrano usciti dal pennello di un pittore. Appena la musica si interrompe, rivolge il palmo delle mani verso la telecamera: “Fermati! Guardami!”, esclama con un sorriso appena accennato, “Non c’è nessuno come me. Sono unica. Sono insostituibile.” Una breve pausa. Fissa lo sguardo verso lo schermo e punta l’indice. Il suo è uno sguardo serio, ma affettuoso. Dolce e vivace. Da cerbiatta. “Guardati! Non c’è nessuno come te. Sei unica. Sei insostituibile.” Indica la propria tempia, esortando a riflettere. “Pensa!”, esclama, “Non lasciare che qualcuno decida quello che la bellezza significa per te.”

Poche parole, semplici, lapidarie. Eppure sprigionano una forza disarmante. E sono così speciali proprio perché è lei a pronunciarle. Appena vedi Chantelle capisci che non è una modella come le altre. Non per l’altezza, per il viso perfetto o le gambe slanciate, ma per la sua pelle, punteggiata come quella di una coccinella. E ladybug, coccinella, è proprio il suo soprannome. Chantelle, infatti, ha la vitiligine, una malattia cutanea che causa la comparsa di chiazze bianche su tutto il corpo. Queste macchie oggi sono il suo punto di forza. Il suo orgoglio. Una straordinaria opera d’arte proprio come il suo fisico e il suo sorriso. “Mia mamma mi diceva sempre che la mia pelle è come un bellissimo mappamondo, la rappresentazione di molte nazioni”, racconta con fierezza, “Penso che avesse ragione. Dio mi ha voluta originale.”

Ma per Chantelle non è stato sempre facile convivere con la propria diversità. Fin da piccola è stata oggetto di derisione da parte dei compagni di scuola, che le attribuivano soprannomi denigratori come “mucca” o “zebra” e la offendevano con ripetuti insulti. All’età di 13 anni, entrando nell’auditorium del suo istituto, venne accolta da un coro sprezzante di “muuu”. Episodi dolorosi che segnano profondamente la sua infanzia e l’accompagnano per tutta l’adolescenza, fino a costringerla a lasciare la scuola.

Una volta cresciuta, Chantelle si trova ad affrontare nuove difficoltà. Tanti sono i no e le false giustificazioni che riceve da parte delle case di moda e delle agenzie pubblicitarie. Ennesime sofferenze che si sommano alla necessità di difendersi dall’ignoranza di chi la guarda con diffidenza e non si avvicina a lei credendo che la vitiligine sia una malattia trasmissibile per contatto. Per molte culture, in particolare quelle africane, la vitiligine costituisce addirittura un segno del diavolo, una maledizione, e chi ne è affetto viene allontanato dalla comunità, segregato ed escluso. Superstizioni difficili da combattere.

Ma Chantelle non ha smesso di lottare e oggi è una modella affermata, ricercata dagli stilisti di tutto il mondo. Una regina delle passerelle. Chantelle ha scelto di non sottoporsi ad alcun trattamento dermatologico. Ha deciso di essere se stessa, di accettarsi e amarsi. Quando sfila indossa, insieme ai vestiti, tutta la sua grinta e quell’imperfezione che la rende così speciale. Ogni volta che posa per un servizio fotografico lotta contro i pregiudizi e ci dimostra che la bellezza non è un canone rigido e selettivo, ma è presente in ogni cosa. Anche e soprattutto nelle diversità. La bellezza di Chantelle, infatti, va al di là di un corpo longilineo e di un portamento elegante: essa coincide con i valori di inclusione, positività e ottimismo che riesce a trasmettere. Incarna l’entusiasmo di chi ha conquistato l’autostima, valicando anche le rigide barriere imposte dal fashion system, infonde coraggio e motivazione. Con la sua tenacia Chantelle ci ricorda che un difetto può diventare il più bello dei pregi e che “non bisogna temere ciò che è diverso perché siamo tutti diversi” e sono proprio le nostre differenze a renderci unici, speciali e bellissimi.

Il suo motto è “concentrati su ciò che tu pensi di te, e non su quello che pensano gli altri di te”. In un mondo sempre più uniformato e incline a omologare è importante saper difendere la propria individualità, avere il coraggio di essere la voce fuori dal coro. Bisogna considerare la diversità come una ricchezza, una straordinaria risorsa cui attingere senza provare disorientamento o senso di inadeguatezza. Perché è proprio questo che ci permette di costruire la nostra identità e di preservarla.

Lo slogan della pubblicità di cui Chantelle è testimonial è: “Cosa vedi?”. Quando guardo Chantelle io non vedo una modella, ma un modello per tutti noi. Di coraggio, di personalità e di bellezza.

Frequento il liceo classico in una cittadina vicino a Torino. Amo scrivere perché confido nel potere liberatorio della scrittura e sono convinta che essa sia, al tempo stesso, il più efficace mezzo di introspezione e il più diretto strumento di apertura verso il mondo. La mia speranza è di riuscire a raccontare e a raccontarmi.