Sono fuoricorso, ma arriverò alla laurea!

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Il suicidio della studentessa dell’Università Federico II di Napoli ci porta a riflettere sui sacrifici che ognuno di noi fa per studiare all’Università.

Vedo continuamente colleghi andare fuoricorso. Vedo tante storie, tanti sacrifici.

Vedo Mario: un ragazzo semplice, educato, volenteroso ed anche molto simpatico. Il suo problema è che ha scelto un corso di laurea completamente diverso da quelli che erano stati i suoi precedenti studi. Adesso è indietro con qualche materia. Studia, va all’esame fiducioso, poi viene bocciato. Ma torna con la consapevolezza di aver dato il massimo. Torna a lezione, in compagnia di colleghi molto più piccoli di lui. Ma è umile, studia con loro e vuole imparare. Mario si ripresenta all’esame nuovamente… e fallisce: il compito era difficile. Capita. Ci riproverà.
Mario è ancora fuoricorso. Ma, passo dopo passo, Mario sta colmando delle evidenti lacune. Ma Mario è un ragazzo ostinato e otterrà quella laurea. Costi quel che costi: tempo.

Vedo Salvatore: un ragazzo molto timido. L’ho conosciuto il giorno del suo test d’accesso. Veniva da lontano e, ad accompagnarlo, c’erano i suoi genitori: gente di campagna, degli umili lavoratori della terra che fino a quel giorno lo avevano cresciuto con i sani valori del sacrificio. La scuola dell’obbligo è riuscito a terminarla brillantemente, ma mantenere gli studi lontano da casa non è semplice. Ha vinto una borsa di studio, ma non basta. Salvatore lavora per poter mettere qualcosa da parte. Si era perfino iscritto part time. Ma non ha saputo far coesistere studio e lavoro. Oggi ne piange un po’ le conseguenze. Ma Salvatore sa il significato profondo del sacrificio: lo ha visto negli occhi dei suoi genitori. Li vuole rendere orgogliosi. Forse non sa che loro sono già orgogliosi del loro figlio.

Vedo Anna: una ragazza madre. È rimasta incinta a 16 anni. Ciò che è stato di quel delinquente del padre di suo figlio non è una storia di pubblico dominio. Girano tante voci al riguardo, ma Anna è una ragazza molto riservata. Nonostante tutto, Anna ha deciso di tenere il piccolo Christian. Lo ha cresciuto con tutte le difficoltà del caso. Ha ottenuto un diploma e ha cercato un lavoro, inutilmente. Ha deciso di iscriversi all’Università. Niente di impegnativo: le basta una laurea triennale, per fare curriculum. Eppure la condizione di madre le impedisce di essere una studentessa modello. In realtà non le mancano tante materie. Ma è stata tanto sfortunata. Il piccolo Christian si è beccato la varicella qualche giorno prima di un esame importante. Peccato che Anna non aveva mai avuto la varicella. Ma sono le uniche cose che sono riuscito a sapere da questa splendida ragazza che è Anna. Non ama parlare di sé. Ma ama il suo Christian.

Vedo Giuseppe: un ragazzo intraprendete, a tratti folle. Giuseppe si definisce un inventore, un innovatore. Ama sperimentare. Qualche anno fa, si è iscritto all’Università perché, in quel periodo della sua vita, “si sentiva ispirato”. Avrebbe potuto scoprire un nuovo pianeta, almeno così dice. Trascorre un anno: in effetti i risultati arrivano, ma l’entusiasmo scema. Scopre una nuova passione: le moto. Decide di aprire un’officina. Non è esperto di motori, ma vuole imparare. Il tempo per l’Università? “Arriverà”. Ma ogni scusa è buona per non studiare. Gli anni passano, le idee cambiano, ma i crediti universitari non aumentano. Oggi Giuseppe è tornato all’Università. Dice che per essere assunto nella società dei suoi sogni deve ottenere la laurea. Sta tornando a studiare, ma è molto indietro. È difficile tenere fermo un sognatore.

Vedo Marco: è un ragazzo un po’ sbruffone. Anzi, è proprio antipatico. I genitori sono degli importanti avvocati. Per Natale, il padre gli ha comprato una piccola automobile, per non viziarlo – dice. Mentre per il compleanno gli ha regalato un viaggio europeo di qualche settimana. Lo invidio molto. Ha tutto ciò che desiderà. Ma è fin troppo capriccioso. A cosa gli serve una laurea se tutto ciò che desidera gli viene sempre concesso? Eppure sembra sofferente. Non ha dei veri amici.  C’è un po’ di gente con cui esce. Ma si tratta di ragazzi fin troppo snob. Credo voglia conquistare la simpatia di altri studenti, ma non ci riesce. Si ritrova a studiare da solo. Poi, forse, la noia lo sopraffà e decide di farsi un giro in macchina con gli “amici”. Chissà quando si renderà conto che è ora di mettere la testa a posto? Chissà quando capirà che un approccio diverso all’Università può cambiargli la vita?

Vedo tanti studenti disperati durante la sessione. Vedo gente sorridere dopo aver pianto giorni e giorni. Vedo alcuni arrendersi ed altri rialzarsi.
La vità è un continuo via vai di problemi e soluzioni. Sta a noi non porre il confronto tra i nostri problemi e le soluzioni degli altri. Ognuno è unico e ha la propria storia, le proprie priorità. Sta a noi imparare questa importante lezione di vita.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.