L’amicizia. Dove si nasconde questo tesoro?

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“Sei su Facebook? Allora ti chiedo l’amicizia stasera, appena mi connetto!”.
Chi di noi non ha mai pronunciato o ascoltato queste parole almeno una volta da quando utilizza Facebook?

Ti ho chiesto l’amicizia… Mi hai accettato l’amicizia… Abbiamo 20 amici in comune…”. Mai come oggi, probabilmente, si è fatto un uso così disinvolto della parola amicizia e mai come oggi sembra che essa abbia perso quell’aura quasi di sacralità che da sempre la caratterizza.

Colpa di Facebook? Probabilmente no, anche se il social network più famoso del pianeta ci ha messo senz’altro del suo. Ma non al punto da far dimenticare ai suoi utilizzatori che l’amicizia, quella vera, è un’altra cosa. “Ho 1.500 amici su Facebook. Ma quanti di essi sono veri amici?”, potrebbe chiedersi a ragione ognuno dei milioni di utenti della community creata da Zuckerberg.

Già, i veri amici. Quelli che sono così “speciali” che si contano sulle dita di una o due mani. Quelli a cui posso dire tutto e da cui posso aspettarmi di tutto. Quelli di cui mi posso fidare ciecamente e a cui concedo l’accesso al tesoro più grande che possiedo, la mia intimità. Quelli che essi stessi sono un grande e inestimabile tesoro.
Eh sì, l’amicizia è una delle esperienze più belle che una persona possa fare. Per capire quanto sia vera questa affermazione, provate a immaginare un mondo senza amici. Se anche riusciste a raffigurarvelo, sareste in grado di vedervi felici in un mondo del genere? E’ molto probabile che la risposta a questa domanda sia un “no” deciso, a riprova che è impossibile vivere senza amici, e questo per un semplice motivo: l’amicizia risponde ad uno dei desideri più profondi del cuore umano, cioè quello di amare e di sentirsi amato. Sull’amicizia si è scritto tanto nel corso del tempo.

Lewis la considera uno dei quattro amori, assieme all’affetto, all’eros e alla carità. E Goethe paragona gli amici a ciò che riempie il giardino della nostra vita: “Il nostro mondo appare più vuoto se lo immaginiamo solo pieno di montagne, fiumi e città. Però sappiamo che da qualche parte c’è qualcuno che è in sintonia con noi, qualcuno con il quale continuiamo a vivere, sia pure in silenzio. Questo, e solo questo, fa sì che la terra sia un giardino abitabile”.

Sono parole bellissime, che richiamano alla mente quelle di Calvino, il quale nelle Città invisibili paragona la nostra vita all’inferno dei viventi che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme e che molte volte è fonte di sofferenza. “Due modi ci sono per non soffrirne – afferma lo scrittore italiano –. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Come non pensare all’amicizia come una di queste risorse preziose da riconoscere, far durare e a cui dare spazio?

Un percorso a tappe
Avere amici non è facile e ancora più difficile è esserlo; lo sappiamo per esperienza. Tempo fa una ragazza mi scriveva: “come è difficile farsi amare, soprattutto da un amico. Farsi voler bene senza se e senza ma, non avendo paura di andare in profondità. Perché ci sono aspetti del nostro essere che noi stessi odiamo e mai e poi mai vorremmo che saltassero fuori soprattutto davanti a una persona che stiamo facendo nostra amica.

Mi sembra che queste parole mettano bene in luce il primo vero obiettivo da raggiungere per divenire capaci di amicizia vera: essere amici di noi stessi. Quante amicizie finiscono perché ad un certo punto l’altro non soddisfa più i nostri desideri? Ma, c’è da chiedersi, che amicizia è quella che ci tiene uniti ad un’altra persona solo perché questa ci fa stare bene? In un rapporto del genere quanto c’è di amicizia vera e quanto invece di bisogno di colmare i nostri vuoti affettivi? Perché se non ci amiamo e non ci accettiamo con tutti i nostri limiti e lati oscuri, difficilmente riusciremo a vivere amicizie autentiche e soprattutto libere.

Il momento più nobile e autentico di un’amicizia si raggiunge infatti quando davanti all’amico posso mostrare le mie ferite e i miei limiti senza timore di essere giudicato. Fino ad allora non c’è vera amicizia, ma solo il bisogno di riconoscimento, cioè di qualcuno che mi dica “tu sei bravo”. E un’amicizia così è destinata, prima o poi, a naufragare. Il primo passo è quindi quello di imparare ad essere amici di se stessi. Ma non basta. Bisogna andare oltre e comprendere il senso di un’amicizia intesa come dono di sè, perchè solo così essa potrà durare a lungo, anche per sempre.

Probabilmente starete pensando che l’amicizia di chi si dona completamente, di chi non cerca il proprio tornaconto ed è capace di dire all’amico “sono contento che tu esista così come sei“, sia difficile da ottenere, se non addirittura impossibile da trovare. In effetti è indubbio che di amici così ce ne sono pochi e quando abbiamo la fortuna di avere un amico autentico si rafforza in noi la convinzione di avere trovato un vero e proprio tesoro. Ma è anche vero che non è poi così difficile diventare noi stessi tesoro per gli altri. Come fare allora a trasformare le nostre amicizie in relazioni solide e profonde, belle e indistruttibili?

L’amicizia non cresce da sola
Il segreto sta nell’impegno a farla crescere andando oltre la semplice spontaneità: l’amicizia come dono richiede un costante esercizio di generosità, lealtà, stima, comprensione, prudenza, fortezza, umiltà, fiducia. In altri termini richiede che crescano in noi quelle che Aristotele chiama virtù umane.

D’altra parte, se ci pensiamo bene, è anche logico che sia così. Abbiamo detto che l’amicizia autentica, come ogni forma di amore, esige il dono di sè all’altro. Ma come possiamo pensare di donare noi stessi senza fare i conti con la nostra tendenza innata a voler ricevere le attenzioni degli altri piuttosto che essere noi a darne? Sarebbe un’impresa difficilissima. Per questo ci vengono in aiuto le virtù, come gli esercizi atletici senza i quali nessuno sportivo sarebbe capace di migliorarsi costantemente. Basti pensare che questo dono si esprime, per esempio:

  1. nell’offerta della propria interiorità, sapendo dare qualcosa di sé all’amico; e questo richiede umiltà, senza la quale diventa molto difficile permettere ad un’altra persona di entrare nella nostra intimità;
  2. nell’accoglienza dell’altro così come egli è, il che presuppone una notevole capacità di comprensione;
  3. nella benevolenza rivolta a cercare innanzitutto il bene dell’amico; e sappiamo per esperienza quanto sia difficile pensare al bene altrui prima di ogni tornaconto personale. Una volta mi diceva una persona che l’amore vero non esiste, perchè in ogni relazione che intessiamo con gli altri c’è sempre la ricerca di una forma di soddisfazione egoistica che vogliamo prima di ogni altra cosa. Non è forse questa una visione troppo cinica che dimentica quanto il cuore umano sia capace di dilatarsi, se opportunamente allenato dall’esercizio delle virtù?
  4. nel non voltare le spalle all’amico quando scopro i suoi limiti, i suoi difetti, quando mi accorgo che nella nostra amicizia è comparso un ostacolo che prima non c’era. E questo richiede la fedeltà che mantiene l’amicizia nel tempo; e richiede anche la fortezza che mi fa dire di no alla tentazione, oggi così diffusa, di mandare tutto all’aria quando non sento più nulla per l’altro;
  5. nella solidarietà quando l’amico si trova in difficoltà. Si dice sempre che i veri amici si vedono al momento del bisogno. E’ vero, ma non è altrettanto vero che un amico viene fuori al momento della tempesta solo se ha vissuto bene la sua amicizia anche in tempi di bonaccia? Impresa ardua da ottenere senza una buona dose di generosità.

Fidarsi è bene, e tra amici è ancora meglio!
Abbiamo visto alcuni dei diversi modi in cui si puó manifestare il dono dell’amicizia. Ma ce n’è ancora uno che, probabilmente, è quello che più di ogni altro caratterizza un autentico rapporto di amicizia: la fiducia. Qualche tempo fa ho raccolto alcune definizioni dell’amicizia durante un incontro fatto con un gruppo di ragazzi proprio su questo tema. Amicizia è condividere sogni, futuro, passioni, lotte, confidenze. Accettarsi reciprocamente e migliorarsi a vicenda. E ancora: L’amicizia è un rapporto sincero e fedele tra due persone. Due persone che si vogliono bene e sono pronte ad aiutarsi sempre. L’amicizia rende felici.

Potrei continuare con altre definizioni simili, ma le esigenze di spazio me lo impediscono. Eppure se lo facessi, vi accorgereste che sempre, nelle definizioni che i ragazzi hanno dato, compare la fiducia. Un elemento fondamentale, imprescindibile, senza il quale non può esserci amicizia. Di un amico mi devo fidare. Sempre. Se non mi fido fino in fondo allora non siamo veri amici.

Certo, c’è sempre il rischio che l’amico tradisca questa fiducia. Ma non posso rimanere immobile per questo motivo, così come sarebbe assurdo smettere di respirare per paura dell’aria inquinata. E poi il cuore umano è fatto per amare, e se non ama qualcuno finisce per rinchiudersi in se stesso. Insomma, l’amicizia è una esperienza vitale per la nostra felicità. Certo, non è facile difenderla e mantenerla intatta nel corso degli anni. E’ un tesoro e, come tutti i tesori, va custodito dagli attacchi dei ladri che vogliono rubarlo. Può darsi che sia un tesoro difficile da individuare e proteggere, perchè l’amicizia non è visibile come può esserlo uno scrigno che contiene diamanti: è un tesoro che, come ha scritto uno dei partecipanti all’incontro di cui vi parlavo prima, si trova nell’invisibile legame che congiunge le anime degli amici.

O, se vogliamo utilizzare le parole di uno dei libri più belli che la storia ci ha lasciato, l’essenziale è invisibile agli occhi; e l’amicizia fa parte di ciò che nella vita di una persona è essenziale. Per questo è impossibile farne a meno. Peggio: sarebbe inumano.

Articolo pubblicato su Dimensioni Nuove

 

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)